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sabato, Ottobre 1, 2022

Il Torraccio del GRA

Il Torraccio del GRA

In un luogo di grande suggestione (siamo sul Grande Raccordo Anulare, in zona V Municipio) sorge una Torre che rappresenta un pezzo della nostra storia

di LUIGI PLOS

Stavolta come vicinanza a Roma abbiamo esagerato: siamo sul Grande Raccordo Anulare (V Municipio). Si tratta di una torre – detta Torraccio di S. Eusebio o Torre del Gallicano – che gli automobilisti meno distratti che percorrono la corsia esterna del GRA vedono sul lato destro all’altezza della Rustica.
Il luogo è di grande suggestione, specialmente se osservato dalla parte che affaccia sul GRA, dove la vista abbraccia la torre e la sottostante gigantesca cavità. Lascio ora la parola all’amico Simone de Fraja, un valente avvocato penalista aretino, che ha, come hobby, quello di scoprire tutte le fortificazioni medievali possibili, fra cui questa, che mi ha fatto conoscere.


Ogni volta che mi inoltravo lungo la Circonvallazione Orientale, inerpicandomi sugli intricati nodi delle sopraelevate circolari del tronco urbano della A24, che interrompono il serpeggiare dell’Aniene, appariva e spariva il profilo di una torre. Questa, a volte, mi appariva diruta ed isolata, altre volte ben tenuta e ristrutturata. Uscii dalla A24 e mi spinsi nel labirinto di strade fra Via della Rustica e Via Galatea, dove l’eco di un vicolo rimanda all’incrocio dissestato, fino a giungere ad un tratto di sopraelevata dismessa che svelava l’arcano: si trattava di due torri. La prima detta “il Torraccio” con parte del recinto invaso dai rovi e in gravi condizioni di abbandono. La seconda ristrutturata, dal basamento in blocchi marmorei di reimpiego e appartenente al bel complesso rifinito, e privato, di Sant’Eusebio.


Il Torraccio, come la Torre di Albuccione, fu edificato attingendo al banco di tufo sul quale si decise di edificare il casale, elemento fondante dell’azienda agricola medievale fortificata. Una torre, dunque, le cui finalità militari passarono in secondo piano, pur rimanendo intrinseca la funzione difensiva. Il Torraccio e la Torre di Albuccione furono edificati in posizione idonea al controllo e alla gestione di ampie tenute agricole e non lontano da un’arteria di scorrimento, la Via Tiburtina, della quale si sfruttava l’indotto, come quasi sempre avveniva nell’Agro romano.
Il Torraccio sorge su un rilievo caratterizzato dalla presenza di una ampia grotta, da un circuito murario, da due ambienti ipogei nonché da una terza grotta, o cava, posta poco più a nord sul fronte tufaceo rivolto ad ovest. Oltre alla torre il casale prevedeva il palazzo. Come per Albuccione anche sotto il Torraccio, troviamo ciarpame e macerie. Sul lato opposto un’ampia e profonda grotta prende luce e aria da occhi praticati sulla volta pianeggiante che appaiono, in superficie, pericolose caditoie.

Un pinnacolo, parzialmente in muratura, sostiene la lunga campata della volta. Qualche nicchia, talune solo accennate e con tracce di croci incise, si apre lungo le pareti. Dunque, l’edificio sovrastante venne realizzato in modo tale che una parete dello stesso fosse sostanzialmente sulla verticale e parallelo ad una parete della grotta sottostante. Gli ambienti ottenuti dalla sottrazione di roccia non sono in asse, ovviamente, con la torre poiché ciò avrebbe sottoposto la costruzione oltreché a rischio statico a vulnerabilità militare o sicurezza.
Grazie, Simone. Per concludere, cari avventurosi, la prossima volta che percorrerete il GRA in macchina, rammentate, allorché sarete nei pressi della Rustica, di voltarvi verso oriente.
Vedrete allora spuntare la Torre del Gallicano, purtroppo in terreno privato, con alle spalle la slanciata sagoma della Torre S. Eusebio che protegge l’omonimo casale, a rappresentare la nostra storia.

www.luigiplos.it
Tutte le foto sono di Giulio Giuliani

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