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sabato, Giugno 25, 2022

I tumuli di Monteroni

I tumuli di Monteroni

Due singolari colline all’altezza di Ladispoli dalle quali si ammira un panorama grandioso. Un altro percorso avventuroso a due passi da Roma

Stiamo per scoprire un luogo segreto, visibile ogni giorno alle migliaia di automobilisti che percorrono l’autostrada Roma-Civitavecchia (come le Cave di Salone, rammentate?). In realtà è invisibile, perché nessun automobilista (me compreso, che pure percorro da decenni quest’autostrada) si mette ad osservare le colline che lo circondano.
Nessuno, pertanto, nota due singolari colline (i tumuli di Monteroni) all’altezza di Ladispoli, di cui una somigliante a un faraglione. Mi ci voleva l’amico Pier Paolo, per individuarle.
Insomma, usciamo da Roma, imbocchiamo l’Aurelia in direzione Ventimiglia, lambiamo i pittoreschi casali agricoli di Torrimpietra e, a seguire, quelli altrettanto pittoreschi di Palidoro, simboli di un non lontano passato di attività legate alla terra. Dopo qualche chilometro svoltiamo verso l’interno. Facciamo alcune centinaia di metri, parcheggiamo e ci appare uno stupendo casale fortificato di origine medievale (il castellaccio dei Monteroni), edificato lungo l’antico percorso dell’Aurelia e utilizzato come stazione di posta.


A proposito, le stazioni di posta mi affascinano terribilmente. Presenti fin dal tempo dell’impero, esse si trovavano lungo ogni via consolare che conduceva a Roma (e tutte le vie, si sa, portano a Roma). Erano siti adibiti a sosta temporanea dei corrieri, delle diligenze, vi si cambiavano i cavalli e vi era prevista la salita e la discesa dei passeggeri. Vi si poteva mangiare e, all’occorrenza, pernottare. Peccato che i romani che percorrono le vie consolari, non si avvedano dei casali un tempo stazioni di posta, scambiandoli per comuni casali di campagna. E che non realizzino, quindi, l’importanza che ebbero nel passato.
Spesso vi passò, potente, il respiro della storia: il casale della Bottaccia sull’antico percorso dell’Aurelia, Osteria Nuova sulla Braccianese, Il Postiglione e La Storta sulla Cassia, Malborghetto sulla Flaminia, Osteria Nuova sulla Salaria, Malpasso sulla Pontina sono solo alcuni di questi edifici, regolarmente fascinosi, spesso abbandonati, come il castellaccio dei Monteroni, anch’esso sull’antico percorso dell’Aurelia (per quanto, sembra, sarà oggetto di riqualificazione).
Ma torniamo a noi. Dopo aver parcheggiato, ci incamminiamo lungo uno stradello di campagna e in pochi minuti giungiamo al cospetto della prima collinetta, ovvero il primo dei due tumuli di Monteroni: un cono dalla base larga, perfettamente geometrico, sede di una necropoli utilizzata fino in epoca imperiale.


Saliamo sulla cima e scorgiamo la seconda collinetta, distante alcune centinaia di metri. Ci dirigiamo verso questa, arrampichiamo brevemente dal versante ovest, ci lasciamo di lato una grotta artificiale, giungiamo sulla sommità e… Sorpresa!
Dal versante est, dal quale ci sporgiamo con prudenza, il dirupo è vertiginoso e il panorama grandioso: la striscia di asfalto dell’autostrada è mimetizzata fra i campi variopinti e a stento si sentono i rombi dei motori.
La distesa di campi coltivati si stende idealmente fino ai primi contrafforti degli Appennini da una parte e dei monti della Tolfa dall’altra. Volgiamo quindi lo sguardo a ovest e appare il mare, più vicino di quanto pensassimo: iridescente sotto il sole autunnale.
Scendiamo con un po’ di prudenza, torniamo alla base del tumulo e lo aggiriamo. Dalla parte opposta la parete è ancora più impressionante che dall’alto: venti e passa metri di roccia a precipizio sui coltivi.


Torniamo alla macchina, ma le perlustrazioni non terminano qui. Imbocchiamo infatti una strada senza traffico alcuno, che taglia i campi in linea retta, con ai lati belle case coloniche e giungiamo in via del Cecio, nel comune di Cerveteri.
Lasciamo l’auto, sottopassiamo il cancello di un recinto e penetriamo dopo poco all’interno di un’immensa via cava, di certo etrusca. Proseguendo e superando un fosso, si arriva al Castellaccio di Castel Campanile, in una tenuta privata. Ma questa è un’altra storia.

Luigi Plos
www.luigiplos.it

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