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sabato, Ottobre 1, 2022

Transizione climatica: le dieci proposte delle Banche Cooperative Europee

Transizione climatica: le dieci proposte delle Banche Cooperative Europee

In occasione del summit di Glasgow sul clima le Banche cooperative europee si sono riunite per formulare alcune proposte concrete per contrastare il cambiamento climatico. Ribadito come in molte parti remote d’Europa le banche cooperative rappresentino un punto esclusivo di accesso al credito per famiglie e PMI

Dieci proposte concrete per contrastare il cambiamento climatico. Sono il nucleo dell’appello rivolto ai decisori politici nazionali e internazionali dall’EACB, Associazione Europea delle Banche Cooperative, e da Federcasse. Un appello lanciato in occasione del seminario, organizzato in collaborazione con SMEunited, Associazione europea delle PMI, “COOP26: A Client-Centred Green Transition driven by Co-operative Banks”. L’evento si è tenuto il 9 novembre in concomitanza con la COP26, la ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Glasgow.

Le dieci proposte delle banche cooperative europee per contrastare il cambiamento climatico

1. Accelerare gli sforzi per assicurare una transizione climatica inclusiva. la transizione non deve essere una rivoluzione delle élite Tutte le aziende dell’intero spettro economico e le famiglie, dalle regioni urbane a quelle più interne, devono essere coinvolte e accompagnate. Per fare ciò, hanno bisogno di: i) un supporto pubblico di consulenza per identificare le misure di mitigazione e adattamento al clima appropriate, ii) fondi pubblici di transizione per finanziarle e iii) incentivi fiscali.

2. Minimizzare la perdita di posti di lavoro nel corso del processo di decarbonizzazione I decisori politici devono dare la priorità alla riduzione dei gas serra nel modo più efficace possibile sotto il profilo dei costi e integrare strategie di sostegno alla formazione e all’occupazione. È importante che nessun settore e nessuna comunità sostengano in modo sproporzionato i costi della transizione.

3.Fornire incentivi attribuendo un costo appropriato alle emissioni del carbonio Aumentare il “prezzo” della non-azione per ridurre l’esternalità negativa dell’emissione di gas climalteranti. Il costo sociale del carbonio (SCC) dovrebbe essere integrato nei piani economici e finanziari. Altri strumenti su cui puntare sono i sussidi, lo scambio di diritti di emissione attraverso meccanismi di mercato e le aste.

4.Fornire alle aziende strumenti per definire i loro piani di transizione C’è bisogno di metodologie coerenti, settoriali e basate su dati scientifici per assicurare l’impegno delle aziende. Le imprese più piccole hanno inoltre bisogno della guida delle autorità pubbliche: i) per misurare le proprie prestazioni rispetto al settore economico in cui operano, ii) per identificare obiettivi intermedi di riduzione della propria impronta di carbonio (l’obiettivo finale è il rispetto della tassonomia climatica dell’UE); iii) per monitorare e verificare i progressi, il reporting deve rimanere proporzionato per ridurre i costi e gli oneri amministrativi.

5.Fornire un quadro politico dinamico e trasparente che promuova percorsi di transizione per tutti i settori economici È necessario un quadro di tassonomia che riconosca gli sforzi di transizione delle imprese verso l’obiettivo dell’Accordo di Parigi. L’attuale approccio definisce solo ciò che è attualmente già sostenibile. Raccomandiamo un approccio lungimirante che definisca “diversi livelli di transizione”. Dai livelli più bassi a quelli più alti, tutte le imprese di tutti i settori dovrebbero avere la possibilità di adattare il proprio business attraverso piani di transizione credibili, seguendo un approccio dinamico e graduale.

6.Creare un registro pubblico dei dati climatici È necessario un Registro dei dati pubblici che integri la grande quantità di informazioni già esistenti (come le cifre delle emissioni di gas serra settoriali e i dati di monitoraggio delle aree vulnerabili con mappe di calore, aree a rischio di inondazione o erosione geologica). Questo permetterebbe al settore finanziario, alle imprese, alle città o ai cittadini di ottenere dati univoci sul clima e di aumentare la capacità di resilienza al cambiamento climatico.

7.Affrontare il problema della mancanza di dati ESG da parte delle imprese È necessario che i Regolatori assicurino la standardizzazione delle metodologie di reporting per aumentare la disponibilità e la comparabilità dei dati ESG delle imprese, a partire dal clima. Proponiamo la creazione di un Registro dei dati ESG dell’UE che archivi in una piattaforma i dati climatici e di sostenibilità riportati dalle imprese. A livello internazionale è necessario evitare requisiti di reporting divergenti tra le varie giurisdizioni. Per le PMI, sono necessari strumenti semplificati ma comunque standardizzati.

8.Costruire capacità di modellazione del rischio climatico e di analisi degli scenari Per quanto riguarda i rischi climatici fisici, è necessario che le Autorità pubbliche forniscano alle aziende finanziarie e non finanziarie scenari di rischio per le diverse situazioni nazionali e regionali come “standard di rischio generalmente accettati”. Vi è anche bisogno di una mappatura dei rischi fisici a livello europeo, con la possibilità di condurre dei focus a livello nazionale, regionale, locale. Inoltre, nello sviluppo di esercizi di stress test climatici (e specialmente quelli bottom-up), ci sarà un chiaro bisogno di metodologie che possano essere facilmente comprese e implementate dalle istituzioni in modo proporzionato.

9.Aumentare la trasparenza attraverso marchi e standard È utile la creazione di marchi per i prestiti retail green e i prestiti immobiliari green che possano incentivare l’adozione da parte dei clienti retail e delle PMI di comportamenti coerenti. I marchi per i prestiti immobiliari efficienti dal punto di vista energetico potrebbero essere accompagnati da un costo del capitale differenziato basato sul rischio. Sono auspicabili nuovi standard per prodotti emergenti come le obbligazioni di transizione e le “obbligazioni legate alla sostenibilità”. Ciò consentirebbe una maggiore certezza e trasparenza del mercato e aiuterebbe le imprese a identificare i progetti ammissibili da finanziare.

10.Promuovere la convergenza e allineare gli sforzi a livello internazionale Il cambiamento climatico è una sfida globale che richiede sforzi allineati a livello internazionale. Mentre i Forum internazionali stanno fornendo un quadro importante per affrontare la lotta al cambiamento climatico, è necessaria un’ulteriore convergenza. Chiediamo dunque progressi sull’equivalenza globale delle tassonomie verdi, sui prossimi standard di reporting della sostenibilità (compresa la doppia materialità) e sulle metodologie di rischio climatico.

DARE VOCE AI TERRITORI

In molte parti remote d’Europa le banche cooperative rappresentano un punto esclusivo di accesso al credito per famiglie e PMI e sono quindi l’unico attore che supporta i clienti nel percorso di transizione. “Non lasciare nessuno indietro”, il sottotitolo dell’incontro e lo “slogan” delle banche cooperative europee, assume dunque particolare rilevanza anche nel contesto della lotta al cambiamento climatico. Durante il dibattito, l’EACB e i suoi associati hanno infatti evidenziato l’importante ruolo delle banche cooperative nel raggiungimento di una transizione verde che risponda alle esigenze dei clienti, in particolare famiglie e piccole e medie imprese, e dunque dell’economia reale. “La transizione green – è stato sottolineato – non deve essere una rivoluzione di élite”. L’incontro è stato inoltre un’occasione per presentare i risultati di un sondaggio in cui i membri dell’EACB hanno raccolto informazioni dalle PMI clienti per capire di cosa hanno realmente bisogno per accelerare la transizione verso modelli economici più sostenibili: come stanno agendo; quali sono le sfide; quali le opportunità e aspettative. Proprio per dare voce ai clienti delle banche cooperative, l’EACB ha diffuso un video con alcune testimonianze delle aspettative che nutrono in tutta l’Europa cittadini e piccoli imprenditori nei confronti delle banche, per accelerare la transizione dell’economia reale verso un sistema sostenibile. Federcasse, in collaborazione con la BCC Colli Albani, ha dato il proprio contributo all’ascolto e alla diffusione delle richieste che provengono dai territori.

IL RUOLO DECISIVO DELLE BANCHE COOPERATIVE EUROPEE

Le riflessioni contenute nelle video interviste sono state poi al centro della tavola rotonda che ha visto partecipare due esponenti del Credito Cooperativo europeo: Johannes Koch, DZ Bank, e Thierry Lebrun, Caisse régionale Nord de France, Crédit Agricole. Sono intervenuti anche: Jacob Gyntelberg, Direttore Analisi Economiche e Rischi dell’Autorità Bancaria Europea-EBA; Gerhard Huemer, Direttore Servizio Affari Economici di SMEunited, associazione europea delle PMI; Elisabetta Siracusa, Consigliere Speciale sulla finanza sostenibile presso DG FISMA, Commissione Europea.
Commentando le idee e le esigenze espresse dai clienti delle banche di credito cooperativo, Nina Schindler, amministratore delegato dell’EACB, ha sottolineato in particolare che le aspettative sulla sostenibilità stanno andando ben oltre i finanziamenti. I clienti delle banche di credito cooperativo – specialmente le PMI – attribuiscono un’importanza decisiva al ruolo degli istituti, soprattutto in termini di consulenza. Chiedono alle loro banche di essere un partner esperto – ha poi evidenziato – che guidi le aziende nel loro percorso di sostenibilità.
“Affrontare il cambiamento climatico è un dovere, semplicemente non c’è alternativa. Ma è anche un’opportunità per le nostre economie di crescere in modo sostenibile”. A dichiararlo, Berry Marttin, presidente dell’EACB. “I governi fanno le leggi e i regolamenti – ha aggiunto -, con i quali aprono la strada alla transizione energetica e alimentare, ma anche le banche hanno un ruolo. Credo che, come banche cooperative, possiamo stimolare la sostenibilità tra i nostri clienti usando incentivi finanziari e offrendo l’accesso alle nostre reti e alla conoscenza del settore. Mi impegno a garantire una transizione inclusiva”.

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