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domenica, Giugno 26, 2022

L’indispensabile funzione localistica del Credito Cooperativo

L’indispensabile funzione localistica del Credito Cooperativo

Il 22 febbraio si è tenuta l’audizione di Federcasse davanti alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Tema: la valutazione degli effetti prodotti dalla Riforma del 2016 sull’operatività delle BCC. Ribadita la fondamentale opera localistica del Credito Cooperativo: i dati a fine 2021 evidenziano che per ogni 100 euro di depositi raccolti dalle BCC, 73 euro vengono reinvestiti nel finanziamento dell’economia, in grandissima parte nell’economia dell’area in cui tale risparmio è stato generato

È necessario superare alcune criticità della normativa bancaria europea per migliorare l’operatività delle BCC, Casse Rurali e Casse Raiffeisen e consentire alle banche cooperative una piena ed efficace azione a sostegno dell’economia reale. Lo ha detto Augusto dell’Erba, Presidente di Federcasse, il 22 febbraio scorso in apertura dell’audizione davanti alla Commissione Parlamentare sul sistema bancario.
In particolare, l’obiettivo più importante da conseguire – migliorando l’attuale disegno normativo che ha visto la nascita e l’operatività dei due Gruppi Bancari Cooperativi Iccrea e Cassa Centrale – per Federcasse è il superamento dell’equazione secondo cui le banche less significant (con un attivo inferiore ai 30 miliardi) che fanno parte di un Gruppo bancario significant (come accade per le singole BCC aderenti ai due Gruppi Bancari Cooperativi) vengono classificate a loro volta significant, con tutte le pesanti conseguenze di natura regolamentare e di supervisione.
“Ciò consentirebbe alle BCC – ha precisato dell’Erba – di vedersi applicate – sotto il profilo di vigilanza – prassi e condotte comunque rigorose, ma meno onerose e più adeguate rispetto ai profili di rischiosità e alle norme di derivazione costituzionale previste dall’ordinamento italiano in materia di mutualità”.

L’andamento delle BCC nell’ultimo triennio


I numeri presentati in Commissione vedono le 238 BCC operanti sul territorio nazionale a dicembre 2021 articolate in una rete di 4.155 filiali, in leggera diminuzione negli ultimi tre anni (-1,8%) se paragonata a quella registrata nel resto dell’industria bancaria (-17,4%). A fine 2021 le BCC erano presenti con propri sportelli in 2.571 Comuni italiani. In 698 Comuni costituiscono l’unica presenza bancaria. Nel 2018 i Comuni in cui le BCC costituivano l’unica presenza bancaria erano 633.
Nell’ultimo triennio gli impieghi lordi complessivamente erogati dalle BCC sono cresciuti dell’8,1% a fronte della sostanziale stazionarietà registrata nel resto dell’industria bancaria. La quota di mercato media complessiva degli impieghi BCC è cresciuta dal 7,2% di dicembre 2018 al 7,8% di fine 2021. Particolarmente significativa nel periodo 2018-2021 la crescita dei finanziamenti erogati alle famiglie: + 14,7% contro il + 6,8% dell’industria bancaria complessiva. Per quanto riguarda la raccolta da clientela, supera a fine 2021 i 190 miliardi di euro e presenta una crescita del 20,1% nel triennio.
La quota BCC nel mercato dei finanziamenti alle imprese è cresciuta sensibilmente, dal 10,1% di dicembre 2018 al 10,7% di fine 2021. Tra i comparti maggiormente sostenuti dalle banche della Categoria ci sono quelli più fortemente colpiti dalla crisi: turismo, manifattura, commercio, agricoltura.
I crediti deteriorati totali, poi, sono scesi a fine 2021 abbondantemente sotto quota 10 miliardi di euro, dai 17,5 miliardi di dicembre 2018 ed incidono per il 7% sugli impieghi lordi (erano quasi il doppio, il 13,7%, a dicembre 2018).
Da segnalare che, in un contesto di progressiva concentrazione che ha portato il numero delle BCC a dimezzarsi negli ultimi venti anni e a diminuire di 30 unità negli ultimi tre anni, il numero dei soci, che supera a fine 2021 quota 1 milione e 360mila, è cresciuto considerevolmente, in misura superiore al 6% nel triennio 2018-2021.
Un dato assai significativo, infine, è rappresentato dal rapporto tra finanziamenti erogati e depositi raccolti, il cosiddetto “indice effettivo di servizio al territorio. Ebbene, esso è pari mediamente al 73% e supera abbondantemente l’80% in alcune regioni. Per ogni 100 euro di depositi raccolti dalle BCC, insomma, 73 euro vengono reinvestiti nel finanziamento dell’economia, in grandissima parte nell’economia dell’area in cui tale risparmio è stato generato, stante la norma che impone loro di destinare almeno il 95% degli impieghi a chi vive e opera nel territorio di competenza.

Le funzioni caratteristiche e gli “effetti sociali” delle BCC


In Commissione è stato inoltre ribadito come le BCC siano cooperative a mutualità prevalente (erogano cioè credito prevalentemente ai soci) con caratteristiche normative, statutarie e operative del tutto tipiche. Queste specificità, che rappresentano un unicum nel panorama bancario italiano ed europeo, contribuiscono ad ampliare l’impatto positivo generato dall’intermediazione creditizia delle BCC nei territori.
Analisi e studi recenti dimostrano che il Credito Cooperativo contribuisce infatti:

  • alla creazione e al mantenimento di occupazione, reddito e opportunità produttive mediante l’erogazione di credito a imprese ad alta intensità di lavoro e dei settori tipici del made in Italy, sia tradizionale sia identitario-competitivo, ovvero l’agricoltura, la piccola manifattura e l’artigianato, l’industria del turismo, il commercio e le Istituzioni del non profit. Nei primi tre settori indicati le BCC-CR sono leader di mercato;

  • all’inclusione economica e finanziaria nei confronti sia delle persone e delle famiglie sia delle imprese, provando a non abbandonare le imprese meritevoli anche se meno “assetate di futuro” o meno ambiziose o meno dotate di capitale umano qualificato;

  • alla riduzione delle disuguaglianze dei redditi accrescendo le opportunità anche per chi parte meno avvantaggiato come ormai emerge sempre più frequentemente da ricerche internazionali svolte sulle BCC-CR italiane e in genere sulle banche cooperative nel mondo;

  • alla funzione anticiclica come evidenziato dalle quote di mercato nei finanziamenti alle imprese e alle famiglie, cresciute proprio negli anni più duri della crisi finanziaria, quelli dal 2008 al 2014, e come rilevato da studiosi e autorità;

  • al supporto alla competitività delle aziende industriali più dinamiche, e dei servizi resi a queste ultime, tramite il finanziamento della “triade” del dinamismo imprenditoriale ovvero l’innovazione, la ricerca, la presenza sui mercati internazionali soprattutto attraverso le esportazioni, come evidenziato di recente da un’importante indagine su oltre 24 mila imprese.

  • alla vicinanza fattiva alle nuove imprese e a quelle innovative. I dati 2020 del MISE sul finanziamento delle start-up e delle imprese innovative offrono oggettive conferme in questa direzione;

  • al rafforzamento di un clima di fiducia con la clientela tramite l’utilizzo di pratiche ispirate alla correttezza e alla prevenzione della conflittualità.

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