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sabato, Dicembre 3, 2022

Una nuova prospettiva sul mondo

Una nuova prospettiva sul mondo

G. Klimt, Le tre età della vita

La Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Roma possiede una delle più importanti collezioni d’Italia se non del mondo, potendo offrire con le sue circa 20.000 opere una visuale sull’arte dall’Ottocento sino ai nostri tempi

Aperta per la prima volta al pubblico nel marzo del 1885 al Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale e successivamente ricollocata nel neonato Palazzo delle Belle Arti, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma sorge in un elegante quartiere adiacente al grande parco di Villa Borghese e a due passi dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
Essa possiede non solo una delle più importanti collezioni d’Italia se non del mondo, potendo offrire con le sue circa 20.000 opere una visuale sull’arte dall’Ottocento sino ai nostri tempi, ma costituisce anche l’unico museo nazionale interamente dedicato all’arte moderna e contemporanea.


A seguito della riorganizzazione dell’intero museo nel corso degli scorsi anni, nel 2016 la Galleria ha potuto presentarsi al pubblico con un allestimento del tutto innovativo dal titolo Time is Out of Joint: svincolate dalle leggi della linearità e dell’esposizione cronologiche, opere di epoche, autori e momenti diversi si confrontano e si completano al di là delle distanze geografiche e temporali.
Diventa così un momento fondamentale di incontro-scontro l’immagine simbolo che ha circolato su numerose riviste d’arte e non: il celeberrimo gruppo neoclassico del Canova con Ercole e Lica (fine Settecento- inizio Ottocento) che si erge, come una vera e propria montagna bianca di marmo e muscoli, su 32 mq di mare circa, scultura-installazione a pavimento di Pino Pascali (1967), e di fronte a Spoglia d’oro su spine di acacia, grande tela del 2002 di Giuseppe Penone sulla quale centinaia e centinaia di spine di acacia sono state incollate a ridisegnare l’impronta ingigantita delle labbra dell’artista.

A. Canova, Ercole e Lica


La connessione, visivamente d’impatto, tra queste tre opere la si ritrova nel mito del forzuto eroe: il mare di Pascali è quello in cui Ercole sta per lanciare come un sassolino il malcapitato Lica. Il figlio di Giove ha appena ottenuto in dono dalla sua amata, Deianira, una veste intrisa del sangue del centauro Nesso. Egli aveva convinto la donna a imbrattarne i vestiti di Eracle in caso questi avesse perso la testa per un’altra. Dapprima sospettosa poi sempre più convinta che il muscoloso abbia effettivamente messo gli occhi su qualcuno, Deianira corre a prendere un panno, a intingerlo nel sangue di Nesso e a ordinare al povero messo Lica di portarlo immediatamente all’amato. Ma indossato il regalo, ecco Ercole contorcersi per il dolore: la veste gli si è attaccata la pelle, brucia e non si stacca, se non togliendo via brani della propria epidermide. E per il dolore e la furia l’eroe lancia in mare il messaggero. Li vediamo entrambi nel gruppo canoviano: il primo furente, coi muscoli tesi nello spasmo del lancio e del dolore, ricoperti da una sottile veste, il secondo visibilmente sconvolto. Al tormento di Eracle alludono, dunque, le spine di Penone. E perciò le tre opere, pur se realizzate con fini diversi e in momenti divergenti e indipendenti, possono completarsi e richiamarsi l’una l’altra. D’altronde il mare di Pascali non solo rimanda al racconto mitologico, ma anche duplica il gruppo come in uno specchio, finendo per depotenziare le capacità uniche del vigoroso personaggio.

F. Hayez, Vespri Siciliani


Spetterà ora all’incuriosito osservatore cogliere i nessi con gli altri capolavori presenti in sala e i rimandi stupefacenti che si colgono nei vari ambienti della Galleria.
A chi scrive solamente la lode di ricordare alcuni dei molti nomi che si possono incontrare.
Per gli amanti della pittura romantica, di Francesco Hayez è possibile visionare Vespri Siciliani, tela che rientra nel gruppo di soggetto storico in cui gli episodi del passato (in questo caso la rivolta della Sicilia nei confronti degli Angioini nel 1282) costituiscono dei carmi d’incitamento per la sollevazione nazionale contro gli invasori.
Se si è appassionati di Gustav Klimt, si potrà godere de Le tre età della vita, allegoria in cui tre figure femminili (una bambina in braccio a una bella ragazza e una donna anziana vista di profilo) si dispongono al centro di una tela decorata con tecniche e motivi tipici del miglior rappresentante della Secessione viennese.

G. Fattori, La battaglia di Custoza


Nella Sala della Guerra grandi tele ottocentesche (una è La battaglia di Custoza di Giovanni Fattori, ai più noto come membro dei Macchiaioli) si confrontano con opere recenti, firmate, tra gli altri, anche da Burri e Guttuso. A indicare che la parola “guerra” in ogni tempo ha sempre significato disordine, distruzione, disfacimento e morte.
Se per molti l’arte moderna e contemporanea costituiscono spesso un rebus o qualcosa da guardare con dubbi e perplessità, perché non approfittare di una visita, se non lo si è già fatto, e provare a guardare la questione da un altro punto di vista? Chissà che poi, tra un salto e un altro, non si possa trovare anche la propria strada in quel meraviglioso fil rouge che è la storia dell’arte.

Francesco Rotatori

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