Villa Farnesina i fasti del Rinascimento nella pittura di Raffaello

La Villa di Agostino Chigi alla Lungara fu costruita agli inizi del XVI secolo da Baldassarre Peruzzi. Agostino poté assicurarsi l’operato dei più grandi pittori del periodo: una delle opere più celebri della Villa è infatti la Galatea che Raffaello affrescò nel 1511

di Francesco Rotatori

La Villa di Agostino Chigi alla Lungara, oggi nota come Farnesina, fu costruita agli inizi del XVI secolo da Baldassarre Peruzzi. Questi era un pittore, poi anche architetto e scenografo di origini senesi – come d’altronde era senese il committente, il ricco banchiere dei pontefici – e fu invitato dal Chigi a trasferirsi a Roma. La costruzione è costituita da un corpo centrale con due ali laterali ed è scandita esternamente da un duplice ordine di lesene doriche e un cornicione.

Baldassarre Peruzzi, Sala delle Prospettive

Per la sua decorazione, Agostino poté assicurarsi l’operato dei più grandi pittori del periodo.

Una delle opere più celebri della Villa è infatti la Galatea che Raffaello affrescò nel 1511, soggetto che dà il nome all’omonima Loggia al pianterreno, una volta aperta sul giardino e solo in un secondo momento chiusa. La ninfa marina cavalca trionfalmente le acque sul suo cocchio trainato da delfini, mentre un concitato gruppo di nereidi e tritoni le si dispiega attorno. Nella leggera brezza dell’aere marino si librano dei putti che puntano i loro dardi verso la protagonista, in un sensuale tripudio che rimanda agli Idilli di Teocrito, alle Metamorfosi di Ovidio o ancora ai testi di Filostrato e dell’umanista Poliziano. Accanto a Galatea, il pittore veneziano Sebastiano Luciani, poi detto del Piombo, allievo del rivoluzionario Giorgione e quindi collega di Tiziano, affrescò il ciclope Polifemo che, abbandonato il flauto, osserva ardentemente la ninfa, di cui è pazzamente innamorato, immerso in un paesaggio di marca veneta. Le due scene non sono completamente allineate: avendo presumibilmente lavorato qualche mese dopo Sebastiano, Raffaello modificò la linea dell’orizzonte del mare, annullando la continuità con la scena precedente, in una sorta di competizione pittorica. A completare la loggia concorrono l’oroscopo astrale del committente affrescato sulla volta dal Peruzzi e le otto lunette dipinte dal Luciani con scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio: i soggetti, alcuni dei quali anche di natura drammatica, alludono all’elemento dell’aria, sede dei venti, simbolo delle passioni umane. Gli scomparti inferiori rimanderebbero quindi agli elementi della terra e dell’acqua. La chiave di lettura è forse neoplatonica: spinti dall’amore e se sono in grado di domare le loro passioni, anche gli uomini rozzi, come Polifemo, possono aspirare a raggiungere il Sommo Bene.

Sebastiano del Piombino, Polifemo

Qualche anno dopo, il Sanzio fu richiamato per affrescare la loggia adiacente, che prese il nome di Loggia di Amore e Psiche. La volta è concepita come un groviglio di festoni arborei che si apre illusionisticamente sull’azzurro del cielo di un’assolata giornata estiva, tanto che al centro, quasi per ripararsi dal sole, sono stati stesi due finti arazzi- in realtà dipinti-, che raffigurano i momenti terminali della lunga vicenda, narrata da Apuleio, che ruota attorno alla bella Psiche. La mortale, odiata da Venere, dopo una lunga serie di disavventure, viene alla fine ammessa all’Olimpo, dove può celebrare le proprie nozze con Amore e diventare ella stessa una divinità. Tutt’intorno, gli episodi della favola si intersecano a putti e animali che recano i simboli dei vari dei del pantheon antico all’interno di una struttura floreale con una varietà straordinaria di fiori e frutti, alcuni dei quali appena giunti dal Nuovo Mondo. L’intera decorazione fu progettata dal Santi, che delegò l’esecuzione pittorica ai suoi maggiori collaboratori e allievi, Giulio Romano, Giovan Francesco Penni e Giovanni da Udine.

Sodoma, Nozze di Alessandro e Rossane

Al piano superiore Peruzzi affrescò la celebre Sala delle Prospettive, la stanza dove nel 1519 Agostino tenne il banchetto del suo secondo matrimonio. Il nome deriva dagli affreschi, che rappresentano vedute prospettiche della Roma dell’epoca aperte sui due lati, come se idealmente le pareti della villa sparissero e ci si trovasse a osservare la campagna romana del Cinquecento. Una curiosità: tra le colonne è presente anche un’iscrizione lasciata dai Lanzichenecchi durante il Sacco della città.

Raffaello, Trionfo di Galatea

Infine, nella Sala delle Nozze o camera da letto di Agostino, il vercellese Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma rappresentò le Nozze di Alessandro e Rossane ispirandosi a un disegno del Sanzio tratto da un testo di Luciano di Samosata. Nella scena, il condottiero offre alla principessa la sua corona mentre una serie di giocosi amorini, che affollano la stanza in varie pose e attitudini, è colta nell’atto di denudare i due sposi e di introdurli all’alcova.

Raffaello e bottega, Loggia di Amore e Psiche

Nel 1579 la Villa fu acquisita nelle proprietà Farnese e da allora porta il nome di Farnesina, in contrapposizione al Palazzo Farnese che si trova dalla parte opposta del fiume Tevere. Dopo una serie di passaggi di mano, dal 1944 la Villa è di proprietà dell’Accademia dei Lincei.

I perduti fasti di un tempo sono ancora intatti all’interno di queste meravigliose mura.