Una storia di amicizia e di solidarietà

La Fondazione “Carlo Ferri”-Onlus- di Monterotondo  è ormai un punto  di riferimento per la prevenzione oncologica  e cardiologica. I suoi medici e il suo personale sono guidati da un prezioso spirito solidaristico.
E il paziente dà quello che può per le prestazioni di cui usufruisce. Il Presidente Ilario Moscatelli, racconta la storia di una realtà che merita sostegno  e attenzione.

Presidente Moscatelli, come nasce la Fondazione e con quali obiettivi?

Nasce nel 1975, poco dopo la morte di un caro amico, Carlo Ferri, colpito l’anno precedente da una forma acuta di leucemia. Carlo era una persona benvoluta e io facevo parte del gruppo dei suoi amici più stretti. Insieme decidemmo di fare qualcosa di concreto che ricordasse il nome di Carlo e creammo un’associazione che venisse incontro alle persone di Monterotondo colpite da malattia tumorale. All’inizio ciascuno di noi metteva a disposizione 100mila lire l’anno. Questo, in poche parole, lo spirito che ci guidava all’inizio.

L’iniziativa non si esaurì, ma cominciaste a crescere. In che modo?

Sì, crescemmo perché riuscimmo a trovare fondi che ci permisero di acquistare le prime strumentazioni. Le usavamo in alcuni locali che il Comune di Monterotondo ci aveva messo nel frattempo a disposizione. Nel 1986 poi incontrammo il prof. Silvio Rea, chirurgo oncologo dell’Università dell’Aquila. Rea ha generosamente dedicato a noi tempo e professionalità, permettendoci di fare notevoli passi in avanti. E difatti siamo l’unica struttura privata che vanta una convenzione con una Università, e cioè proprio la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi de L’Aquila. Nel 2000 cambiammo sede, perché i locali dove operavamo erano divenuti insufficienti. Approfittammo della disponibilità del Comune di Mentana, e ci trasferimmo per alcuni anni lì. Nel 2005 abbiamo avuto il riconoscimento come Fondazione e siamo stati iscritti nel registro Regionale delle ONLUS. Lo scorso anno un nuovo trasloco, con ritorno a Monterotondo. Non è stato semplice, perché abbiamo avuto bisogno di fondi consistenti per la costruzione della nuova sede, quella in cui ci troviamo.

In questo la nostra Banca ha avuto un ruolo concreto…

Sì, e voglio approfittare di questa intervista per ringraziare la BCC di Roma, che ha capito il valore sociale della nostra attività e ci ha concesso un mutuo che nessun’altra banca ci avrebbe mai accordato. Il nostro rapporto peraltro non è finito lì, ma è proseguito poiché abbiamo potuto approfittare della tradizionale azione solidaristica della Banca verso le realtà sociali virtuose del territorio.

Veniamo all’azione della Fondazione. Quali sono gli obiettivi che vi ponete?

Sono due. Il primo è far capire l’importanza della prevenzione. Nel campo delle malattie oncologiche la prevenzione è fondamentale. Se un tumore viene preso nella sua fase iniziale ci sono ottime possibilità di poterne venir fuori. È una prevenzione che mettiamo in campo non solo tramite le nostre strutture ma anche con iniziative sul territorio. Quest’anno abbiamo offerto agli studenti liceali di Monterotondo una visita finalizzata alla mappatura gratuita dei nei, le cui malattie sono in aumento spesso a causa della errata esposizione al sole. Il nostro secondo obiettivo è la pratica concreta della solidarietà nei confronti delle persone che si trovano in difficoltà. In questo senso abbiamo avviato delle convenzioni con alcuni comuni del territorio per far sì che le persone iscritte nell’elenco dei servizi sociali possano usufruire della Fondazione in maniera del tutto gratuita.

Cosa deve aspettarsi un paziente che bussa alla porta della Fondazione?

Si inizia con una visita preventiva generale. Poi, sulla base di linee guida internazionali, il paziente viene guidato per mano verso quegli esami che si ritiene si debbano fare. La Fondazione offre quindi un concreto percorso di accertamenti, al termine del quale il paziente dà, liberamente, quello che vuole o quello che può. Consideri anche che, normalmente, se a un paziente viene diagnosticato il tumore, deve organizzare, nelle difficili condizioni psicologiche in cui si trova, un impegnativo ciclo di cure e di operazioni. Tramite la Fondazione invece possiamo, anche qui, guidare il paziente, non lasciandolo mai solo.

Come?

Per l’operazione abbiamo alcuni posti letto presso una clinica convenzionata, la Fabia Mater di Roma. Dopo l’intervento affianchiamo al paziente la competenza di un nostro oncologo. Ma anche per la radio-terapia possiamo contare su alcune strutture convenzionate. Tutto questo serve ad eliminare preoccupazioni e incertezze, tanto più pesanti da affrontare quando si è colpiti dalla malattia.

Che tipo di prestazioni offre la Fondazione?

Possiamo svolgere una grade quantità di visite specialistiche, dalla senologia alla pneumologia, dalla cardiologia alla ginecologia. Recentemente abbiamo avviato un ambulatorio di Genetica medica, diretto dal prof. Pizzuti dell’Università La Sapienza di Roma, relativamente alla ereditarietà e familiarità delle malattie tumorali. E poi possiamo offrire una serie di importanti indagini strumentali (ecocardiogramma, mammografia, ecografia, tac, uroflussometria, ecc.). Consideri che Il rapporto con l’Università dell’Aquila ci ha permesso di dotarci di validi professionisti. Oltre al prof. Rea, che cura il settore oncologico, ci aiuta anche la professoressa Penco, che è la titolare della cattedra di cardiologia presso l’Università dell’Aquila e che sovra intende la nostra attività di prevenzione cardiologica, a cui annettiamo una grande importanza.

Quante sono ad oggi le persone che si rivolgono a voi?

Attualmente facciamo 24mila visite l’anno. Dovremmo incrementarle per coprire i costi notevoli che dobbiamo affrontare, e vorremmo che la Fondazione diventasse sempre più un realtà di riferimento per il nostro territorio, magari arrivando a farsi conoscere in maniera più approfondita anche a Roma. Sarebbe molto importante anche che chi ha maggiori mezzi (le aziende ad esempio) volesse contribuire economicamente alla nostra attività. È un invito che faccio, sperando che chi ci legge voglia avvicinarsi alla Fondazione e alla sua missione solidaristica. Anche perché bisogna tenere conto del fatto che i medici vengono pagati – anche se con tariffe bassissime, quasi un rimborso spese. Lo fanno con uno spirito di volontariato importante, quello che guida la nostra storia da più di 40 anni.

Mi lasci aggiungere l’auspicio che tutti i soci bcc Roma che ci leggono vogliano usufruire dei nostri servizi in un ottica , sempre preziosa, di prevenzione.