Una pellicola salverà il nostro passato

Come fare a proteggere la quantità enorme di dati digitali che produciamo? Come rispondere all’allarme di questi ultimi anni sulla inevitabile obsolescenza dei bit? Siamo davvero destinati ad un nuovo medioevo, quando tutto ciò che abbiamo immagazzinato scomparirà? No, la cultura mondiale verrà salvata dalla celluloide. È questa la paradossale risposta che ha messo in campo la multinazionale norvegese Piql, che ha inventato una pellicola speciale, custodita in pieno circolo polare artico, in grado di contenere e proteggere la nostra memoria. Ne abbiamo parlato con Maurizio Tuccio, socio della nostra Banca e amministratore unico di Piql Italia

Piql ha un obiettivo ambizioso, ci può spiegare quale?

Il nostro obiettivo è quello di conservare la memoria del pianeta, di costruire uno scrigno in cui la nostra storia sia al riparo da tutte le minacce. Possiamo farlo grazie alla nostra tecnologia, o meglio nanotecnologia, che è stata lanciata alla fine del 2014. È costata anni di studi e ha ricevuto anche il sostegno della Comunità Europea.

Perché Piql ha deciso di puntare su questa novità che ha dei tratti apparentemente paradossali, e cioè trasferire i dati digitali su pellicola, quasi facendo all’inverso il tragitto compiuto in questi ultimi decenni?

Il fatto è che si è capito che il digitale non è affatto sicuro. E’ al contrario altamente vulnerabile e non ci dà alcuna sicurezza che l’immensa mole di dati che oggi immagazziniamo tramite i nostri computer resisterà a lungo. È stato lo stesso attuale vice presidente di Google, Vint Cerf, che in una recente intervista ci ha messo in guardia: i bit (che sono la base della struttura digitale) sono soggetti a “putrefazione” – queste le sue parole – e richiedono manutenzione continua e adeguamento all’incessante evoluzione tecnologica. Nel futuro potremmo trovarci dunque di fronte a un nuovo medioevo, dove i dati su cui è inciso il sapere dell’umanità scompariranno.

E quindi?

Premetto che Piql è una multinazionale norvegese leader in cyber security e long time preservation di qualsiasi tipo di dato digitale. Nel 2002 aveva già inventato una macchina capace di rivoluzionare l’industria cinematografica mondiale, il Cinevator, capace di convertire in formato analogico i film girati originariamente in digitale, in modo da renderli fruibili ai cinema che non erano ancora aggiornati dal punto di vista tecnologico. Il passo successivo è stato uno studio uscito nel 2007 negli USA, dal titolo The digital dilemma. Il dilemma a cui si riferiva questo studio è semplice: come conservare in futuro i contenuti digitali che l’industria cinematografica ormai produce in grande quantità dopo aver abbandonato la tradizionale pellicola in celluloide? La riposta messa a punto da Piql ai più potrà sembrare sconcertante: tornare alla pellicola, una pellicola speciale in grado di contenere enormi quantità di dati digitali. La pellicola è infatti uno dei supporti più sicuri al mondo. Protetta adeguatamente, come è in grado di fare Piql con le sue ben rodate tecniche, può durare tantissimo. Inserita nel suo box protettivo, è stata testata da studi universitari ed esperimenti di laboratorio, e si è visto che è in grado di resistere anche alle radiazioni nucleari.

Ma dove sono conservate queste pellicole?

Alle isole Svalbard, in pieno circolo polare artico, all’interno dell’Artic World Archive. In una miniera di carbone dismessa, sotto il permafrost, abbiamo creato questa vera e propria Arca di Noè che ambisce a conservare tutta la produzione della conoscenza attuale e passata. Nessuna alimentazione elettrica o altro intervento umano è necessario dal momento che le condizioni climatiche dell’Artico sono ideali per la archiviazione a lungo termine della pellicola.

E quanto durano?

La longevità è di almeno 1000 anni. In altre parole, una volta trasferiti su film, i dati – di qualsiasi tipo – non possono più essere modificati, sono al sicuro da incursioni da remoto e resistono anche ai più violenti sbalzi di temperatura. Passeranno i secoli ma, nel caso non auspicabile che sia nel frattempo avvenuta una apocalisse climatica o nucleare, chi si imbatterà nel nostro archivio scoprirà un mondo. Mi lasci aggiungere che le pellicole possono essere custodite anche, ad esempio, nella casa di un potenziale cliente, ad una temperatura di 25° e con il 50% di umidità, e cioè le condizioni di un normale data center. In questo caso la longevità assicurata è di 500 anni.

È possibile chiarire in termini essenziali qual è la tecnica usata?

Sulla pellicola riversiamo dei semplici codici QR digitali, come quelli che leggiamo con un normale SmartPhone, ed è come scolpire i dati su pietra. Ma, dove necessario, accanto a questi codici vi sono anche le immagini digitali del materiale, che sono visibili anche ad occhio nudo. È così che abbiamo trasferito su pellicola alcuni inestimabili manoscritti vaticani, ma anche il prezioso archivio fotografico dei fratelli Alinari. Le pellicole contengono all’inizio anche le informazioni per leggere il codice QR, per cui se tra mille anni qualcuno dovesse ritrovare questo materiale, bastano nozioni matematiche di medio livello per costruire il software necessario. Si tratta, insomma, di una sorta di Stele di Rosetta dell’informatica a disposizione delle generazioni future. Tra l’altro alle Svalbard, accanto alla nostra struttura, dal 2008 è in funzione il Global Seed Vault, una banca dati a prova di bomba atomica nata per raccogliere i semi di tutte le specie botaniche presenti al mondo. Si tratta quindi di un posto davvero speciale.

Ha fatto cenno ad alcuni manoscritti vaticani…

Sì, abbiamo collaborato con la Santa Sede e lo scorso anno sulla nostra pellicola speciale sono finiti i 60 manoscritti più preziosi conservati presso il Biblioteca Apostolica Vaticana, fra cui le lettere autografe di Galileo Galilei e il Convivio di Dante Alighieri. Tra gli altri lavori che abbiamo portato a termine, quello relativo alle registrazioni della leggendaria soprano Renata Tebaldi, grazie alla Fondazione che porta il suo nome. Ma non vorrei dimenticare la nostra importante collaborazione con l’Ente Spaziale Europeo.

Quanti dati può contenere, diciamo, un metro di pellicola?

Posso dire, per dare grosso modo un’idea, che 500 manoscritti del tipo di quelli preziosissimi della Biblioteca Apostolica Vaticana, entrano in circa 4 metri quadri di pellicola, per un peso digitale di circa un petabyte, cioè mille terabyte (ricordiamo che un terabyte corrisponde a 1000 giga, NdR). Si pensi a una cosa: gli esperti informatici ragionano ormai in exabyte, cioè un milione di miliardi di bit. Le stime più recenti ci dicono che l’umanità entro il 2020 avrà prodotto la mole enorme di 45mila exabyte di dati. Se non saremo capaci di proteggerli il nostro passaggio sul pianeta potrebbe essere inghiottito in un buco nero. È per scongiurare questa eventualità catastrofica che Piql sta lavorando alacremente e con successo.