Un ultimo saluto a Don Checco

È scomparso lo scorso 17 dicembre Monsignor Francesco Rosso, vicino  per tanti anni alla nostra Banca e vero riferimento morale e spirituale per tutto il mondo della cooperazione. Il ricordo del Presidente Francesco Liberati

Monsignor Francesco Rosso, per tutti Don Checco, è stato un punto di riferimento morale e spirituale per la nostra Banca e, in generale, per tutto il Credito Cooperativo. Instancabile nel ricordare l’importanza del nucleo dei valori fondanti che devono guidare la nostra attività, quel nucleo che trova la sua origine nella Dottrina sociale della Chiesa Cattolica, ci ha sempre indicato la via maestra, quella cristiana. L’ultima volta che intervenne all’Assemblea dei soci BCC Roma – era il 19 aprile 2015 – ricordò dal palco come la riforma imminente (quella che ci avrebbe portato al Gruppo unico) ponesse ancora una  volta il sistema del Credito Cooperativo sotto la lente di ingrandimento. “Ma non dobbiamo avere paura – disse –, i nostri valori solidaristici sono forti e non potranno essere messi in discussione. I risultati economici della BCC di Roma, i suoi numeri virtuosi, rendono da soli credibile la mission cooperativa del nostro modello creditizio”.

Don Checco è stato vicino alla nostra Banca per oltre 40 anni. Di Enzo Badioli, Presidente dell’allora Cassa Rurale ed Artigiana di Roma e protagonista del Credito Cooperativo italiano, fu grande amico e confidente spirituale, e lo accompagnò in una fase cruciale della sua esperienza umana e lavorativa, dagli anni ’70 in avanti. In occasione del quindicennale della scomparsa di Badioli (avvenuta il 20 aprile del 1995, all’indomani di una sofferta assemblea della Cassa chiamata a deliberare il recepimento delle novità contenute nel Testo Unico Bancario e a cambiare la denominazione in BCC Roma), rilasciò un’intervista che venne pubblicata sulla nostra rivista. 

Ricordò che il Presidente lo aveva chiamato, molti anni prima, a insegnare la Dottrina sociale della Chiesa presso la scuola dei nuovi assunti della CRA di Roma. Nelle sue parole di allora si percepisce tutt’oggi la passione per i valori cristiani e mutualistici che accomunava Don Checco e Badioli. L’obiettivo era che i giovani capissero che lavoravano sì in una banca, ma in una banca di credito cooperativo: “Dovevano comprendere che il loro posto era al di qua del bancone, che dovevano preoccuparsi dei problemi dell’anziano che ritirava la pensione, della casalinga che chiedeva come si fa a far fruttare i soldi. Quei giovani sono oggi parte della classe dirigente del Movimento Cooperativo”.

Don Checco tornava spesso sulla necessità imprescindibile di dare attenzione all’uomo e ai suoi bisogni, che è la ragione per cui è nato il Credito Cooperativo. L’idea che condivideva con Badioli si fondava sulla necessità, talvolta, di sacrificare il guadagno economico per un diverso tipo di guadagno, quello sociale. Non bisogna mai dimenticare, diceva inoltre, i problemi delle nuove generazioni che si affacciano sul mondo del lavoro e delle periferie delle nostre grandi città. BCC Roma in quelle periferie era presente e dava risposte, e questo, ricordava, era un grande merito, una delle ragioni per cui è importante che le banche cooperative esistano e prosperino.

Francesco Liberati