Un maestro di stile

Nel 2020 ricorrono i 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, pittore e architetto italiano tra i più celebri del Rinascimento. La sua opera rappresentò un modello imprescindibile per tutti i pittori successivi e fu di vitale importanza per lo sviluppo del linguaggio artistico dei secoli a venire. Ne tracciamo qui una breve biografia

Raffaello – lo riporta Giorgio Vasari – nasce a Urbino “l’anno 1483, un venerdì santo, alle tre di notte”. La data esatta sarebbe dunque quella del 28 marzo. Tuttavia esiste un’altra versione secondo la quale il giorno di nascita del maestro urbinate dovrebbe essere il 6 aprile. Nella sua formazione fu determinante il fatto di essere nato e di aver trascorso la giovinezza a Urbino, che in quel periodo era un centro artistico di primaria importanza, uno dei più decisivi del Rinascimento. Raffaello apprese probabilmente i primi insegnamenti di disegno e pittura dal padre, che almeno dagli anni ottanta del Quattrocento era a capo di una fiorente bottega.

Raffaelo Sanzio

Non è noto attraverso quali vie il giovanissimo urbinate arrivò a far parte della bottega del Perugino, a Perugia, ma è proprio in quegli anni che strinse amicizia con il Pinturicchio, all’epoca già un artista affermato.

Nel 1499 Raffaello, sedicenne, si trasferì con gli aiuti della bottega paterna a Città di Castello, dove lasciò diverse tracce del suo precoce talento, tracce che testimoniano la piena conoscenza degli studi di matrice urbinate, dove l’ottica e la prospettiva erano materia di studio comune fin dai tempi di Piero della Francesca. Nel frattempo la fama di Raffaello cominciava ad allargarsi a tutta l’Umbria, facendone uno dei più richiesti pittori attivi in regione.

L’opera che conclude la fase giovanile, segnando un distacco ormai incolmabile con i modi del maestro Perugino, è lo Sposalizio della Vergine, datato 1504. L’opera si ispira a una pala analoga che il Perugino stava dipingendo in quegli stessi anni per il Duomo di Perugia, ma il confronto tra le due opere mette già in risalto profonde differenze.

Autoritratto con un amico

A ventuno anni Raffaello decise di trasferirsi a Firenze. Qui approfondì lo studio dei modelli quattrocenteschi (Masaccio, Donatello) nonché delle ultime conquiste di Leonardo e di Michelangelo. Dal primo apprese i principi compositivi per creare gruppi di figure strutturati plasticamente nello spazio,. Da Michelangelo invece assimilò il chiaroscuro plastico, la ricchezza cromatica, il senso dinamico delle figure. A Firenze Raffaello soggiornò per quattro anni, pur facendo viaggi e brevi soggiorni altrove, e senza recidere i contatti con l’Umbria, dove continuò a spedire pale d’altare per le copiose commissioni che continuavano a giungergli.

Risale a questo periodo la serie delle Madonne col Bambino, uno dei soggetti al quale Raffaello pare fosse particolarmente legato (secondo alcuni, per via della tragica scomparsa della madre quando era ancora bambino). Ne citiamo tre, per dovere di sintesi: la Madonna del Belvedere (1506), la Madonna Esterhazy (1508) e la Madonna del Cardellino (1506).

 

Altra opera cruciale di questa fase è la Pala Baglioni (1507), commissionata da Atalanta Baglioni, in commemorazione dei fatti di sangue che avevano portato alla morte di suo figlio Grifonetto, e destinata a un altare nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia, anche se dipinta interamente a Firenze.

Verso la fine del 1508 per Raffaello arrivò la chiamata a Roma, che cambiò la sua vita. In quel periodo infatti papa Giulio II aveva messo in atto una straordinaria opera di rinnovo urbanistico e artistico della città in generale e del Vaticano in particolare, chiamando a sé i migliori artisti sulla piazza, tra cui Michelangelo e Donato Bramante. Fu proprio Bramante, secondo la testimonianza di Vasari, a suggerire al papa il nome del conterraneo Raffaello. E Raffaello, appena venticinquenne, trovò la sua consacrazione affrescando le Stanze papali.

Qui affiancò una squadra di pittori provenienti da tutta Italia (il Sodoma, Bramantino, Baldassarre Peruzzi, Lorenzo Lotto e altri). Le sue prove nella volta della prima, poi detta Stanza della Segnatura, piacquero così tanto al papa che decise di affidargli, fin dal 1509, tutta la decorazione dell’appartamento, a costo anche di distruggere quanto già era stato fatto.

Nella celebre Scuola di Atene sembra che Raffaello abbia dato ad alcuni sapienti del mondo classico le fattezze dei più grandi artisti del suo tempo: Eraclito (aggiunto in un secondo momento) pare somigliare moltissimo a Michelangelo, Platone a Leonardo da Vinci e Euclide a Bramante.

Accanto all’attività di frescante, un’altra delle fondamentali occupazioni di quegli anni è legata ai ritratti, dove apportò molteplici innovazioni sul tema. Fu soprattutto con il Ritratto di Giulio II che le innovazioni si fecero più evidenti, con un punto di vista diagonale e leggermente dall’alto, studiato come se lo spettatore si trovasse in piedi accanto al pontefice. L’atteggiamento di malinconica pensosità, così indicatore della situazione politica dell’epoca (il 1512), introduce un elemento psicologico fino ad allora estraneo dalla ritrattistica ufficiale. Sempre agli stessi anni (1518-19) risale il celeberrimo ritratto di donna noto come La Fornarina, opera di dolce e immediata sensualità unita a vivida luminosità.

Oltre ad essere un grande artista, Raffaello si dimostrò anche un attento imprenditore. La sua bottega a Roma lavorava come una vera e propria “squadra” formata non solo da giovani apprendisti ma anche da artisti affermati, così da poter portare avanti diversi progetti contemporaneamente. Nonostante questa perfetta organizzazione, le opere di Raffaello erano così richieste che spesso i committenti dovevano attendere a lungo per venire soddisfatti.

Raffaello fu anche un importante architetto: dal 1514 lavorò al progetto della Basilica di San Pietro in Vaticano (cantiere al quale si dedicò anche Michelangelo dal 1546). Sebbene i lavori procedessero con lentezza (Leone X era infatti molto meno interessato del suo predecessore Giulio II al nuovo edificio), suo fu il fondamentale contributo di ripristinare il corpo longitudinale della basilica, da innestare sulla crociera avviata da Bramante.

Mentre la fama di Raffaello si andava espandendo, nuovi committenti desideravano avvalersi dei suoi servigi, ma solo quelli più influenti alla corte papale poterono riuscire a distoglierlo dai lavori in Vaticano. Tra questi spiccò sicuramente Agostino Chigi, ricchissimo banchiere di origine senese, che si era fatto costruire in quegli anni la prima e imitatissima villa urbana da Baldassarre Peruzzi, quella poi detta Villa Farnesina. Raffaello vi fu chiamato a lavorare a più riprese, prima con l’affresco del Trionfo di Galatea (1511), di straordinaria rievocazione classica, poi alla Loggia di Psiche (1518-1519).

Raffaello morì la notte del venerdì santo del 1520, il 6 aprile, a soli 37 anni. I contemporanei affermarono che al momento della morte una crepa scosse i palazzi vaticani e il cielo si riempì di nuvole scure, come se il mondo avesse perduto una divinità. Secondo lo storico Vasari, più prosaicamente, Raffaello morì per una febbre causata da “eccessi amorosi”. Il suo corpo oggi è conservato nel Pantheon.