Tre laghi sconosciuti a Roma

Dopo i tanti luoghi segreti a due passi da Roma che abbiamo visitato nei numeri precedenti, questa volta entriamo nella Capitale alla scoperta di tre affascinanti laghi sconosciuti ai più

di Luigi Plos

Il lago del Pineto

Esistono, all’interno della cinta urbana, oasi di verde così selvagge che si stenta a credere possano trovarsi dentro Roma.

Per esempio la Valle dell’Aniene fra Ponte Mammolo e Monte Sacro, la Valle dei Casali, l’Insugherata e tante altre.

C’è, poi, un’area verde, il Parco del Pineto, stretta fra i palazzi di Balduina e quelli che si dipanano lungo via di Pineta Sacchetti, che si trova così vicino al centro di Roma che nel suo punto più alto tocca quasi la cupola di S. Pietro, distante meno di duemila metri.

Nonostante ciò si tratta di un pezzo di campagna romana rimasto praticamente intatto.

Esso racchiude al suo interno almeno sei straordinarie bellezze, da me godute in venticinque anni di frequentazione e che vado a enumerare:

1. una sughereta degna della Sardegna. Con gli alberi che si abbarbicano ad un terreno intensamente eroso, dal quale le radici fuoriescono come dita adunche di un scheletro;

2. le colline di sabbia, residuo del mare qui presente circa un milione di anni fa;

3. i numerosi ruscelli e gli stagni mai asciutti, neanche in piena estate, grazie a risorgive perenni che sbucano perfino tra le radici degli alberi;

4. i ruderi, praticamente invisibili, della lussuosa, seicentesca, villa dei Sacchetti;

5. i regolari incontri con ricci e volpi al tramonto;

6. la visione garantita delle lucciole e l’ascolto delle rane nelle sere estive.

E non è finita.

Nel perimetro del parco del Pineto è racchiusa una settima meraviglia, che nemmeno i frequentatori abituali del parco conoscono, anche perché eccentrica rispetto ai tracciati principali.

Il lago del Pineto

Si comincia a scendere lungo il versante di una ripida e scivolosa collina boscata, che sembra uguale alle tante che si susseguono nel parco, si buca una serie di fastidiose macchie di rovi in sequenza e ci si trova davanti un laghetto di risorgiva che, grazie alla folta vegetazione che lo circonda, è rimasto intatto e invisibile, a poca distanza dalle case della Balduina e dal centro della metropoli.

Il lago del pratone Viale Ionio con skyline palazzi di piazza Ischia

Il lago effimero di Viale Ionio

Questo secondo lago è potenzialmente sotto gli occhi, tutti i giorni, di migliaia di automobilisti che percorrono Viale Ionio, venendo da via dei Prati Fiscali e in direzione di via Oietti.

Lago del pratone, viale Ionio

Per pochi giorni in primavera, e non tutti gli anni, un anonimo prato in mezzo ai palazzi del quartiere Talenti diventa un pezzo di Camargue, o di Molentargius cagliaritano, trapiantato a Roma.

Centinaia di uccelli lo scelgono infatti come luogo di sosta; segno che le sue acque sono ricche di cibo.

Splendido è poi, sulla collina più alta, lo skyline del suggestivo comprensorio fra piazza Ischia e via Isola Bella che si specchia nelle sue acque (si tratta di una Garbatella di lusso, costruita nel 1926, estrema appendice della poco distante, e onirica, Città Giardino).

Il lago effimero della valle dei Cani

Ebbene sì. A Roma esiste un altro lago effimero di grande fascino.

Lo troviamo, con le stesse modalità di quello di Viale Ionio, nella Valle dei Cani a Villa Borghese, alle porte del centro storico.

In un luogo già romantico di per sé come Villa Borghese, con i suoi boschetti, i suoi lunghi viali alberati, il lago con gita in barca d’ordinanza, spicca questo “stagnone”, che si forma sul fondo della sempre verde Valle dei Cani, dominata dagli edifici liberty del giardino zoologico.

Con i riflessi delle querce nello specchio d’acqua il tasso di romanticismo sale, poi, alle stelle. Dalla primavera del 2015 il fenomeno dei laghi effimeri di Viale Ionio e della Valle dei Cani non si ripete, data la drammatica siccità degli anni successivi.

Ma siamo fiduciosi. Se continuerà a piovere in modo regolare, come ha iniziato a fare a ottobre 2017, potremo godere nuovamente, anche se per pochi giorni, di questi spettacoli, magari già dalla primavera del 2019.

Altrimenti dovremo più che mai preoccuparci del cambiamento climatico in atto, nella vana attesa qualcuno se ne occupi.

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