Sviluppo sostenibile una sfida per il futuro

Il recente Rapporto ASviS ci avverte che il mondo è in ritardo sugli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Alimentazione e agricoltura sostenibile, salute, educazione, innovazione, lotta al cambiamento climatico, cooperazione internazionale, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze: sono solo alcuni dei temi su bisogna accelerare

di Maurizio Aletti

Si registra qualche miglioramento ma ancora non ci siamo. È quanto emerge, in estrema sintesi, dal Rapporto 2018 dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, presentato lo scorso ottobre alla Camera dei Deputati con occhio rivolto agli impegni assunti nel 2015 da 193 Paesi a seguito della sottoscrizione dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Il Portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, già Presidente Istat, ha spiegato che non si è ancora determinata una discontinuità culturale e di scelte strategiche.

Al 2030 mancano soltanto 12 anni e, accanto a significativi avanzamenti, come sul piano degli investimenti nelle energie rinnovabili o della lotta all’uso indiscriminato della plastica, si osservano preoccupanti inversioni di tendenza su temi come la fame e l’insicurezza alimentare, le disuguaglianze e la qualità degli ecosistemi. Per non parlare dei danni crescenti dovuti ai cambiamenti climatici e dell’aumento dei flussi migratori causati dagli eventi atmosferici estremi.

Se questa è la situazione globale, l’Italia non sta messa meglio. Per il terzo anno, l’ASviS mostra, sulla base di concreti dati statistici, la distanza del nostro Paese rispetto ai 17 ambiziosi obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 che inciderebbero assai positivamente sulla vita della popolazione.

Il messaggio che emerge dal Rapporto è dunque di preoccupazione. Ma anche di speranza. Preoccupazione per i ritardi che abbiamo accumulato in questi tre anni nella scelta a favore dello sviluppo sostenibile come prospettiva comune. Speranza perché molti soggetti economici e sociali, oltre che tantissimi individui, hanno compiuto la transizione, cambiando i modelli di business, di produzione, di consumo, di comportamento, con evidenti benefici, anche economici.

In particolare, spiega il Rapporto, l’Italia mostra qualche segno di miglioramento in otto aree: alimentazione e agricoltura sostenibile, salute, educazione, uguaglianza di genere, innovazione, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico, cooperazione internazionale. Per cinque aree, invece, la situazione peggiora sensibilmente: povertà, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze sociali, condizioni delle città ed ecosistema terrestre.

L’ASviS ha spiegato che è necessario fare di più e meglio, mettendo in campo anche proposte concrete, alcune delle quali (consumo di suolo, diritto all’acqua, tutela degli ecosistemi, ecc.) sono volte a recuperare il lavoro già svolto sul piano legislativo.

Il fattore tempo è cruciale, insomma, così come la scelta culturale per lo sviluppo sostenibile che la politica, al di là delle diverse opinioni su temi specifici, deve proporre al Paese.

Noi cooperatori siamo per missione legati ai destini dei territori, e di certo BCC Roma non mancherà neanche in futuro di sostenere tutte le realtà che si impegnano per la preservazione della storia e delle ricchezze paesaggistiche e ambientali dei nostri borghi e delle nostre città. Il tutto con una sensibilità verso le tematiche “verdi” che la Banca sta già portando avanti da anni, a partire dalla realizzazione delle nuove filiali a ridotto impatto ambientale.