“Se avessi uno zecchino d’oro lo spenderei viaggiando…”

Intervista a Francesca Fialdini, uno dei volti più amati della televisione italiana. La conduzione della Vita in diretta e dello Zecchino d’oro le ha procurato una schiera crescente di fan, conquistati dalla sua elegante bellezza telegenica e da una serena compostezza che è perla rara nel mondo sempre più urlante e litigioso del piccolo schermo

di Annalisa Bucchieri

Piace a tutti Francesca Fialdini, al pubblico adulto di La vita in diretta su Rai 1 come ai piccoli spettatori de Lo Zecchino d’oro. E’ uno dei volti più amati della televisione italiana. Tanto che su Facebook esistono ben tre fanpage per raccogliere le migliaia dei suoi estimatori. Un successo da icona pop non solo perché è intrisa di elegante bellezza telegenica ma perché esprime serenità e quell’equilibrio interiore che risultano perle rare nel mondo sempre più urlante e litigioso del piccolo schermo. Eppure dietro questo suo aspetto delicato e dolce, nonché estremamente fashion, si scorge una donna determinata e con forti valori religiosi. Insomma, oltre le gambe c’è molto di più, come ci racconta in questa intervista.

Francesca, avevi le idee chiare fin da ragazza su quello che volevi fare da grande?

Non solo da ragazza, ma già da bambina avevo un’idea ben precisa. Lo avevo messo anche per iscritto nel tema di terza elementare. Sognavo di poter raccontare il mondo. E in questi anni ne ho avuto la possibilità, prima alla radio e ora in televisione.

A che età hai iniziato a lavorare e quale lavoro facevi?

Ho iniziato lavorando in radio come collaboratrice per la redazione esteri e come conduttrice del notiziario di Radio Vaticana nel 2004. Un’esperienza fondamentale che mi ha dato tanto in termini professionali, ma anche umani. La radio è uno strumento che ti porta a sviluppare un linguaggio ancora più ricco, proprio perché devi sopperire alla mancanza delle immagini. Ricordo quella fase come una palestra importantissima, soprattutto in seguito, quando ho avuto modo di portare quell’esperienza in televisione.

Una curiosità: la prima cosa bella che hai acquistato con i soldi da te guadagnati

Adoro viaggiare, conoscere posti nuovi e realtà differenti. Quando non lavoravo era difficile mettere da parte dei soldi per una “fuga”. Per questo quando ho ricevuto il mio primo stipendio avevo già bene in mente come spenderli: biglietto aereo transcontinentale.

Il tuo esordio nel mondo della comunicazione é stato on air, cosa ne pensi del potere della Radio e della voce? Ti piacerebbe ritornare al primo amore?

La radio mi ha sempre affascinata e l’infatuazione non è mai scomparsa. Come dicevo ho mosso i primi passi nel mondo dell’informazione proprio in quel ambiente. Ora il mio lavoro in televisione, tra La Vita in Diretta e lo Zecchino d’Oro che si è appena concluso, mi assorbe completamente. Ma, come si dice, il primo amore non si scorda mai…

Oltre che con una perfetta dizione e una voce carezzevole ti hanno scoperto spigliata e brillante, oltre che bella, in televisione. Com’è avvenuto il passaggio alla tv?

La mia esperienza in televisione è iniziata con A sua immagine. Dopodiché sono arrivati lavori molto diversi, e anche per questo molto stimolanti. Ogni nuova sfida è stato un modo sia per misurarmi con le mie capacità, sia per apprendere qualcosa di nuovo dai miei compagni di viaggio. È successo ogni volta che ho affrontato un nuovo programma, non solo quando sono passata dalla radio alla tv.

Ormai lo Zecchino d’oro, La vita in diretta e il Premio Biagio Agnes hanno il tuo volto e sono tre situazioni lavorative molto differenti. Ci vuoi dire una cosa di ognuna che ti piace in particolar modo?

Sono realtà differenti, come anche al pubblico a cui si rivolgono. Ognuna ha una peculiarità che la distingue dall’altra, tutte però richiedono un gran senso di responsabilità. Allo Zecchino, perché devi confrontarti con il mondo dei piccoli, da cui non si finisce mai d’imparare. A La Vita in diretta perché sei quotidianamente chiamata a trattare temi delicati e complessi e prestare sensibilità e attenzione nei confronti della gente e dei loro drammi. Al Premio Biagio Agnes perché si tratta di uno dei più prestigiosi eventi del mondo dell’informazione.

Hai un legame “alto” con il Vaticano (basti pensare ai tuoi esordi ai microfoni di Radio Vaticana, alla tua voce per la meditazione in occasione della Via Crucis, alla telefonata di Papa Francesco durante La Vita in diretta). È qualcosa che senti tuo prescindere dai compiti professionali?

Il piano professionale e il piano personale non sempre coincidono. Tuttavia sono credente, ed è normale che alcune esperienze professionali siano state per me particolarmente sentite. Proprio ultimamente ho fatto la conduzione del concerto di Natale del Ministero dell’Interno nella cornice speciale della Chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Non solo è stato un onore collaborare con l’istituzione ma ancor di più il fatto che coincideva in occasione di una delle festività a cui, da credente, sono molto legata. Comunque l’esempio più calzante è forse quello della Via Crucis al Colosseo. Da fedele ho vissuto quel momento con grande intensità e coinvolgimento. Mi ha toccata profondamente.

Hai qualche passione che riesci a portare avanti nel tempo libero?

In questo momento il tempo libero è ridotto al minimo. Ma adesso che mi ci fai pensare non vedo l’ora di tornare sugli sci!

Ami fare shopping? Sei formichina o cicala?

Non sono una formica e nemmeno sperpero tutto come la povera cicala. Direi che mi piace stare attenta a come spendo i soldi e che fare shopping non è una delle mie attività preferite. Lo sanno bene le mie amiche che non riescono mai a portarmi a vedere le vetrine.

E, in conclusione, visto che il Natale si avvicina: che tipo di regali ti piace fare?

Amo viaggiare e non posso non pensare che sia uno dei più bei regali da fare. Visto però che regalare a tutti dei biglietti aerei sarebbe impossibile, oltre che economicamente spericolato, allora mi butto sui libri. Ma non quelli comprati in fretta e furia, grazie a una copertina colorata e accattivante. Preferisco regalare libri che conosco e che mi hanno lasciato qualcosa. Mi piace pensare di non regalare soltanto un oggetto, ma qualcosa di me.

Tra l’altro anche tu hai scritto un libro che mi sento di segnalare come regalo portatore di speranza: Il sogno di un venditore di accendini (Citta Nuova editrice). Ce ne vuoi parlare?

Ispirato ad una storia vera, è il racconto di una favola di integrazione e successo: quella di Alì, fuggito dal Senegal per cercare fortuna in Europa. Alì prima prova in Belgio, poi in Francia; ma trova Paesi saturi di migranti, poveri di opportunità. Allora entra da immigrato clandestino nel bergamasco, dove diventa un venditore di accendini. Quello che lo fa andare avanti sono le lettere che scrive alla moglie e ai due figli, una bambina di 2 anni e un maschietto di 4, rimasti a Dakar. Sono proprio queste lettere a tenerlo ancorato a un filo di speranza, che non si spezzerà: perché una legge del 1990 permette il ricongiungimento familiare, e dopo 3 anni Alì potrà rincontrare prima la moglie e poi i figli. Saranno la forza d’animo, la saggezza africana, la solidarietà sconosciuta di tanti italiani a permettere poi ai figli di integrarsi; tanto che il bambino diventerà un importante avvocato, iscritto all’ordine forense della Lombardia, mentre la figlia un brillante e affermato ingegnere. Una storia di progetti realizzati con pochi soldi ma tanta ricchezza di cuore e di coraggio.