Santa Caterina a Magnanapoli

Le glorie di un tempo fra Barocco e Rococò

di Francesco Rotatori

Sull’area di Magnanapoli si estendevano alla fine del Cinquecento i possedimenti di un monastero di suore domenicane devote a Santa Caterina, che dal 1574 si erano insediate vicino alla medievale Torre delle Milizie, risalente al XIII secolo e oggi inglobata nel complesso dei Mercati Traianei. La chiesa di Santa Caterina fu però realizzata a partire dal 1628 fino al 1641 su progetto di Giovan Battista Soria.

Facciata della chiesa di Santa Caterina a Magnapoli con accanto la Torre delle Milizie

Oggi la costruzione si ritrova in Largo Magnanapoli – l’origine di tale toponimo è incerta –, creato dal novello governo italiano in occasione della risistemazione urbanistica della zona che poi avrebbe fatto capo a Via Nazionale. L’abbassamento del manto stradale causò l’innalzamento di questo e degli edifici annessi, così come la demolizione del vecchio convento che era stato precedentemente soppresso.

Giuseppe Passeri, Madonna del Rosario

Melchiorre Caffè, Estasi di Santa caterina da Siena

Se fossimo vissuti agli albori del XVII secolo nella zona, avremmo trovato, accanto al cantiere, un immenso giardino con villa nell’allora “Salita di Monte Magnanapoli”: la villa sarebbe stata quella voluta da Pietro Aldobrandini, cardinal nipote di Clemente VII, e avrebbe ospitato tesori d’arte grandiosi, tra cui i quattro Baccanali di Tiziano, poi separati nel corso degli anni ’30 del Seicento, capolavori dell’arte emiliana del XVI e XVII secolo, da Dosso Dossi a Correggio, da Lanfranco a Domenichino, e persino opere antiche, come le celebri Nozze Aldobrandini, dipinto di età romana che ha preso il nome dallo stesso Pietro, oggi ai Musei Vaticani. Con la risistemazione tardo-ottocentesca, il piccolo giardino rialzato è quello che rimane dei grandi fasti di un tempo, e il padiglione della villa si è trasformato in una sorta di belvedere rialzato che affaccia su Largo Magnanapoli.

Nozze Aldobrandini oggi ai Musei Vaticani

Addentrandoci nella chiesa, un edificio a una nave con tre cappelle per lato, rimaniamo colpiti dalle molte decorazioni e osserviamo con interesse la volta, al cui centro troviamo l’Apoteosi di Santa Caterina, affresco del 1713 di Luigi Garzi, versatile artista pistoiese allievo del classicista Andrea Sacchi, qua in una delle sue opere della tarda maturità.

I piacevoli ornamenti fanno correre l’occhio immediatamente sull’altare, costituito da due ordini di colonne corinzie in marmo nero che scenograficamente sembrano fare da palcoscenico per la pala marmorea, in corrispondenza della quale si apre sulla volta una cupolina la cui lanterna è decorata con l’Eterno in Gloria, affresco del genovese Francesco Rosa, mentre sul tamburo una serie di putti in stucco si accompagna ai Quattro dottori della chiesa negli ovali dei pennacchi. La pala in marmo, Estasi di Santa Caterina da Siena, è opera di Melchiorre Caffà, uno scultore maltese, allievo a Roma di Ercole Ferrata, che sviluppa in proprio il tema berniniano dell’estasi mistica dispiegando le forme secondo un moto fluido sostenuto dal fondo di alabastro. Le figure sembrano così irrealmente librarsi con estrema leggerezza nell’aria, quasi ad ascendere verso la luce che penetra dall’alto.

Benedetto Luti, Comunione della Maddalena

Pietro Bracci, Sant’Agnese da Montepulciano

Ai lati dell’altare, troviamo due altorilievi realizzati da Pietro Bracci, l’artista che noi meglio conosciamo come l’autore della statua dell’Oceano nella Fontana di Trevi: Santa Rosa da Lima e Sant’Agnese da Montepulciano, opere in cui i modelli berniniani vengono rifusi dal classicismo temperato di Maratta in un’interpretazione settecentesca degli exempla del Barocco.

Luigi garzi, Apoteosi di Santa Caterina

A destra e a sinistra della tribuna, sopra le porte del presbiterio, sono due tondi con Storie di Santa Caterina di Giuseppe Passeri, artista che si era formato nella bottega del Maratta seguendo la lezione di imitazione dei classici (Raffaello, i Carracci, Reni…) propugnati dal medesimo. Uno dei capolavori del Passeri si trova tuttavia nelle cappelle laterali, il quadro d’altare della terza di sinistra raffigurante una Madonna col Bambino, San Domenico e Santa Caterina nota anche come Madonna del Rosario, poiché ritratta nell’atto medesimo di donare a San Domenico il sacro strumento con cui lo spagnolo sconfisse gli eretici. Dello stesso pittore, nella seconda cappella a sinistra, i Tre arcangeli, dove le tre figure sono ben identificate dai loro attributi; Michele dalla corazza e dalla spada, Gabriele dal giglio e dalla posa annunciante, Raffaele dal piccolo Tobia.

Infine, ricordiamo nella prima cappella sulla destra La comunione della Maddalena del pittore Benedetto Luti, anch’egli un classicista ma fiorentino, protagonista assoluto assieme a G. B. Chiari della scena romana tra fine Seicento e inizi Settecento.

La chiesa, oggi cattedrale dell’Ordinariato Militare in Italia, rimane, dunque, uno dei gioielli più particolari eppure poco conosciuti della Capitale, testimone silenziosa di un’epoca dorata sommersa dalle speculazioni edilizie.