Raffaello il genio più amato

Le Scuderie del Quirinale hanno celebrato l’Urbinate con una mostra apertasi il 5 marzo e chiusa anzitempo per l’emergenza Coronavirus. Chi ha potuto visitare l’esposizione romana ha ammirato i pregi di una rassegna maestosa, realizzata come poche altre al mondo per la qualità, la bellezza, e la ricchezza, delle opere presentate

di Gianfranco Ferroni

Nel 1520, quando morì Raffaello Sanzio, il genio del rinascimento italiano, la terra tremò. “Così il palazzo del Papa s’è aperto de sorte che ‘l minaza ruina, e Sua Santità per paura è fugito dalle sue stantie et è andato a stare in quelle che feze fare Papa Innocentio”. Con queste parole, in una lettera scritta a caldo il 7 aprile di quell’anno, Pandolfo Pico della Mirandola informava la marchesa di Mantova, Isabella d’Este, del luttuoso evento che aveva lasciato la corte pontificia “in grandissima et universale mestitia”. Due settimane prima, il 24 marzo, Raffaello aveva voluto recarsi dal notaio, per registrare un atto. Già stava male: nel testamento, dettato di gran fretta, si era preoccupato della propria sepoltura, chiedendo di essere tumulato nel Pantheon, in uno dei tabernacoli antichi adattati ad altari cristiani. E aveva anche pensato alla statua per la sua ultima dimora, una “Madonna con Bambino” affidata a Lorenzetto, che la portò a termine con l’aiuto di Raffaele da Montelupo, su un modello antico individuata nella “Venere di Capua”. Ma poi ecco l’assalto di una fortissima febbre, che Giorgio Vasari riconduce agli eccessi sessuali dell’artista, e che i medici pensarono di curare con i salassi, “di maniera che indebilito si sentiva mancare, là dove aveva bisogno di ristoro”.

La Madonna della Rosa

La bottega raffaellesca produceva capolavori per i migliori committenti dell’epoca: “Dicesi che ha lassato ducati 16 milia, tra quali 5000 in contati, da essere distribuiti, per la magior parte, a’ suoi amici e servitori”, fece sapere il collezionista Marcantonio Michiel in una lettera dell’11 aprile 1520. Il genio di Urbino aveva 37 anni quando lasciò questo mondo: per celebrarlo, nelle sale delle Scuderie del Quirinale è stata allestita una grande mostra intitolata “Raffaello 1520-1483”, con una trentina di quadri e oltre cento disegni, ideata per restare aperta al pubblico fino al 2 giugno.

Mosè inginocchiato davanti al roveto ardente

Chi scrive ha potuto visitare l’esposizione romana in anteprima, prima della chiusura imposta dall’emergenza Coronavirus. Si tratta di una rassegna maestosa, realizzata come poche altre al mondo per la qualità, la bellezza, e la ricchezza, delle opere presentate. Un pomeriggio intero non basta per visitarla: lo sguardo si ferma estasiato davanti alla “Madonna del Granduca”, e poi “La Velata”, quindi la pala di “Santa Cecilia”, la “Madonna Alba”, la “Madonna della Rosa”, la “Madonna Tempi”. Ma ecco che gli occhi cercano, e trovano, un “Autoritratto con amico”, il “Ritratto di Baldassarre Castiglione”, la “Fornarina”, la “Dama con liocorno”, il “Ritratto di papa Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi”. E i disegni, con i preziosissimi fogli prestati eccezionalmente dalla regina Elisabetta II.

Madonna con il Bambino e San Giovannino (Madonna d’Alba)

 

Ha ragione il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt quando afferma che “mai nella storia è stato possibile ammirare così tanti capolavori di Raffaello”. Direttore delle Scuderie e curatore della mostra, Matteo Lafranconi sottolinea che “l’idea portante che ha ispirato fin dall’inizio le riflessioni del progetto espositivo è stata quella di lavorare per la costruzione di un degno tributo alla grandezza dell’artista. Un tributo capace di restituire almeno per approssimazione la qualità, la varietà, la grazia, la cultura e l’intelligenza del pensiero creativo raffaellesco. In questo spirito di servizio, e pur nella consapevolezza delle difficoltà, abbiamo tentato di mantenere più alte possibili le ambizioni di completezza e spettacolarità del percorso espositivo”. Una scommessa leggibile anche dal titolo della mostra, che evidenzia “un percorso a ritroso”, come ama ricordare il presidente di Ales – Scuderie del Quirinale Mario De Simoni. L’elenco dei prestatori è lunghissimo, e spazia dagli Uffizi fiorentini al Metropolitan Museum of Art di New York, coinvolgendo le più famose istituzioni culturali mondiali.

RaphaÎl (dit), Sanzio Raffaello (1483-1520). Paris, musÈe du Louvre. INV611.

Un omaggio dovuto, quello a Raffaello, uno degli artisti più attenti alla produzione lasciata dalla classicità, protagonista assoluto della volontà di conservare le testimonianze del passato. In una delle poche lettere di cui si ha traccia, scriveva a Leone X: “Non debe, adonque, Padre Santissimo, essere tra li ultimi pensieri di vostra santitate, lo haver cura che quello poco che resta di questa antica madre de la gloria e de la grandezza italiana”. Era lo spirito di Raffaello, quello di guardare alle vette raggiunte dai predecessori. Per uno studioso come Vincenzo Farinella, “l’interesse per l’antico contraddistingue l’artista sin dalle primissime opere, poi, quando arriva a Roma nel 1508 e diventa il pittore dei papi, questo rapporto diventa un’ossessione. Raffaello si rende conto che il suo compito è quello di riportare in vita l’antichità classica, di creare opere pari a quelle che venivano descritte nelle fonti, pari ad Apelle e agli altri grandi”. Una vita, purtroppo breve, spesa per creare stati di grazia, donare fascino a personaggi famosi e da lui amati, con capolavori che hanno influenzato generazioni di pittori, di ogni latitudine. Quando lasciò la vita terrena, per l’iscrizione sepolcrale il pontefice volle indire una gara alla quale parteciparono i più noti letterati dell’epoca. Fu scelta quella che oggi si legge nel Pantheon, dettata secondo Vasari da Pietro Bembo ma da alcuni da ricondurre ad Antonio Tebaldeo, culminante nel celebre distico elegiaco traducibile così: “Qui sta quel Raffaello, mentre era vivo il quale la Gran Madre delle cose (la natura) temette di essere vinta e, lui morente, di morire”.

Il sogno del cavaliere (Ercole al bivio)

 

Madonna con il bambino (madonna del Granduca)