Profilo di un pittore contemporaneo

Alla scoperta dell’opera di Sergio Sarra, socio della nostra Banca e artista tra i maggiori della scena italiana

di Giorgio D’Orazio

Artista italiano fra i più cari alla critica di ricerca, Sergio Sarra è pittore ragionato che dagli anni ’90 ad oggi ha saputo imporre il proprio linguaggio sulla scena contemporanea nazionale e non solo. Sarra è nato a Pescara nel 1961 e si è diplomato, nel 1987, all’Accademia di Belle Arti di Bologna nella Scuola di Pittura di Concetto Pozzati. Nell’88 si trasferisce a Roma dove tiene la sua prima personale nella Galleria Alice (1990), spazio tra i più sperimentali della capitale grazie anche alla forza creativa del suo fondatore, Domenico Nardone e degli artisti coinvolti, tra cui Stefano Arienti, Cesare Pietroiusti e Alfredo Pirri. All‘inizio degli anni ’90 incontra Achille Bonito Oliva che inserisce subito il suo lavoro nel volume L‘arte fino al 2000 (1990, 1991) co-curato con Giulio Carlo Argan.

Female figure 3

Significato e significazione del segno-disegno, visuale prospettica sulla spazialità esterna e interiore, confronto con un reale che non può sfuggire al filtro interpretativo dell’arte, sono presupposti e privilegi di un artista consapevole che ha saputo traghettare in chiave originale, in senso contemporaneo e futuribile, il sentimento della creatività italiana – riposto nel patrimonio culturale dell’ormai scorso secolo, fra tradizione e concetto – attraverso una pittura personalissima, fatta di intuito e riflessione allo stesso tempo, silenziosa ma loquace, tenera e introspettiva, slanciata e profonda. Nella sua opera è come se vivente ed esistente avessero le stesse stratificazioni, Sarra le intuisce e ce le mostra. Lo ha fatto in un trentennio espositivo con piccoli e grandi lavori – disegni, quadri, installazioni, performance, interventi editoriali – partecipando a importanti mostre collettive e presentando progetti personali in Italia e all’estero che già dai primi anni Novanta focalizzano la sua ricerca sulla natura iconica della pittura.

Iceberg 2 (studio n.1)

Dalla III Biennale del Mediterraneo (1987, Barcellona) al Festival dei Due Mondi di Spoleto (1991); da Aperto ’93 (45a Biennale di Venezia) – evento di culto degli anni Novanta – alla 7a Biennale de L’Avana (2000), passando per otto edizioni di Fuori Uso (1990-2016) – la rassegna che si è imposta sulla scena internazionale per la peculiare caratteristica di tenersi in spazi dismessi e non convenzionali – e per Conversione di Saulo (2000, Palazzo Odescalchi, Roma), mostra che riunisce a Roma i nomi dei più influenti giovani artisti nella scena internazionale dell’epoca. Il titolo è preso dall’omonimo quadro realizzato tra il 1600 e il 1601 da Caravaggio e conservato nella collezione della famiglia Odescalchi. In questa occasione, Sarra ha vestito anche i panni del curatore. Sono solo alcuni esempi, fin qui. A cui vanno aggiunte altre citazioni di momenti espositivi cari al percorso di questo artista, come la mostra del ’97 alla Galleria Manzo di Pescara accompagnata dalla performance di Emilio Prini, emblematico rappresentante dell’Arte Povera. Senza dimenticare – tralasciando però diversi progetti da Bologna a Palermo, da Milano a Firenze, Siena, Porto, Lisbona, Parigi, Londra, Los Angeles – l’EWHA Womans University di Seul e l’ESAD Córdoba (2016), nonché le ultime aperture – Bruna Esposito Sergio Sarra a Recanati e Dico a te, all’Abbazia di Propezzano di Morro d’Oro (2018), escluse le cose che ho scelto di fare (2019, Museo Mattatoio, Roma) – e la partecipazione nel 2020 al 4° Festival del Paesaggio di Capri e al progetto Openwork alla Monitor Gallery di Roma.

Senza titolo (Elisabetta)

Dell’opera di Sergio Sarra si sono occupati curatori e critici come M. Amado, G. Benassi, A. Bonito Oliva, L. Benedetti, N. Bourriaud, R. Caruso, L. Cherubini, G. Di Pietrantonio, C. D’Orazio, H. Marsala, C. Piccoli, L. Pratesi, P. Ugolini, mostre e scritti raccolti in cataloghi ospitati in prestigiose Biblioteche e Musei del mondo.

Elisabetta e Sergio Sarra nella casa studio in Abruzzo, 2020

Oggi Sergio Sarra, con la moglie Elisabetta, presenza imprescindibile e musa ispiratrice, e loro figlio Gerolamo, vive e lavora fra Roma e l’Abruzzo: a Silvi, sulla costa teramana, nella quattrocentesca Torre Martinetti Bianchi dove l’artista ha avuto il proprio studio per alcuni anni e tuttora saltuariamente dipinge, e nella panoramica campagna di Manoppello, nell’alto pescarese, dove Sarra ha realizzato nel 2014 l’attuale Casa Studio. Un personale progetto di abitazione e ricerca, di arte e di vita si potrebbe dire, immerso nel paesaggio e destinato alla creatività, che ha ricevuto la Menzione d’Onore al Fritz Hoger Preis di Berlino, è stato finalista al Wienemberger Award di Vienna, ha vinto il Premio Ad’A 2014 come migliore Architettura dell‘Adriatico ed è stato inserito nella Top 10 lists of 2015 dalla rivista inglese designboom magazine.

Double house