Periferie romane: tra marginalità ed effervescenza

In un volume recentemente edito da Donzelli la fotografia degli squilibri che caratterizzano l’articolata realtà socio-economica di Roma. Durante la presentazione presso la sede della Camera di Commercio il Direttore Generale della Banca Roberto Gandolfo ha sottolineato come dalle periferie della Capitale giungano anche segnali incoraggianti, da cui bisogna ripartire per superare la fase critica che sta caratterizzando questi ultimi anni

Si è tenuta il 25 novembre scorso, presso la sede della Camera di Commercio di Roma, la presentazione del libro Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana. Il volume (realizzato da Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi per i tipi di Donzelli Editore) illustra nel dettaglio le disuguaglianze tra i quartieri della capitale in un confronto inedito con le altre tre principali città metropolitane italiane: Milano, Napoli e Torino. Gli autori, mossi da un grande rigore scientifico e da una forte passione civile, restituiscono la complessità sociale e spaziale della Capitale, mostrandone le tante sfaccettature che la attraversano.

“Le città metropolitane – hanno chiarito gli autori – escono dalla crisi più profonda che il nostro paese abbia mai conosciuto con una larga classe di esclusi, presenti non solo nelle periferie: gli squilibri si sono aggravati, coinvolgendo anche quello che un tempo era il ceto medio. Da un lato i benefici della crescita e le opportunità non vengono ripartiti equamente e, dall’altro lato, le potenzialità dello sviluppo economico non vengono sfruttate appieno. In particolare, quando si parla di Roma spesso si cade nella trappola dei luoghi comuni, della visione stantia di una città che non c’è più, dell’inconsapevolezza di come cambiano i cittadini e dove si spostano”.

Bisogna dunque avere piena contezza del fatto (che il volume illustra con una serie di utili mappe) che a tutt’oggi Roma è una città fortemente diseguale e polarizzata tra centro e periferie. Si tratta di una condizione strutturale, poiché, da sempre, le periferie di Roma hanno offerto riparo a poveri, emarginati ed espulsi. Oggi Roma non ha una unica periferia, bensì ne ha molte, diversificate, ognuna con le proprie caratteristiche, la propria memoria, i propri problemi. La polarizzazione sociale ed economica ha molte facce che si materializzano nei caratteri edilizi, nella disponibilità di servizi, nei beni comuni e nel consenso politico. Ma Roma è diseguale soprattutto in termini di opportunità che offre ai propri cittadini. Si guardi la quota di romani in possesso di laurea: ai Parioli ci sono 8 volte i laureati di Tor Cervara. Specularmente, le percentuali più elevate di residenti con licenza elementare o nessun titolo di studio si riscontrano nei quartieri popolari e periferici esterne o prossime al GRA. A Roma, la distanza dal centro è quindi anche e soprattutto una distanza sociale.

Notano gli autori però che nelle periferie più disagiate maggiore è l’effervescenza culturale ed economica. In zone della città troppo spesso dimenticate dalla politica e dalle politiche i cittadini si mettono insieme per curare il territorio ed aiutare chi più è in difficoltà. E sono i migranti, i giovani e le donne proprio chi più patisce i costi della mancanza di opportunità gli attori principali di questa rinascita.

Tra gli interventi, quello di  Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma. Alcuni dati, ha detto, sono in netta controtendenza rispetto all’immagine recente di una città in difficoltà: “da quando è iniziata la crisi, nella Capitale sono nate 80mila nuove imprese per un totale, ad oggi, di oltre 500mila unità registrate. Nel 2008, Milano contava 1,7 milioni di occupati, Roma si fermava a 1,6 milioni. Oggi gli occupati di Milano sono scesi a meno di 1,5 milioni, quelli di Roma sono diventati più di 1,8 milioni. A differenza di Milano, però – e non è un problema da poco – qui da noi la crisi non è stata ancora superata. È infatti diminuita, in questi anni, la capacità di creare ricchezza. Se facciamo base al 2007, alla fine di quest’anno il Pil della città di Roma sarà ancora inferiore del 2%. Questo significa che i romani, non avendo nuova ricchezza da distribuire, si sono ridistribuiti la povertà. Attenzione però, perché questo problema non è solo di Roma. Rispetto al 2007, la riduzione del Pil è ancora pari al 3% a Bari, al 3,5% a Torino, al 9% a Genova, al 10% a Napoli”.

Questi dati – ha continuato Tagliavanti – ci dicono che nell’ultimo decennio il processo di sviluppo e di creazione della ricchezza si è in Italia fortemente polarizzato. Si è concentrato in misura prevalente nella sola Milano. “Ma queste dinamiche di concentrazione dello sviluppo non fanno bene a un Paese come l’Italia che nasce dalla tradizione dei tanti comuni, ognuno in grado di contribuire alla crescita economica e sociale. Non stupisce allora che a uno sviluppo più concentrato corrisponda un progressivo approfondimento delle diseguaglianze, che è il tema centrale del volume di cui discutiamo oggi”.

Roberto Gandolfo, Direttore Generale BCC Roma, ha ricordato lo storico radicamento della Banca nelle periferie della Capitale e ha portato ad esempio l’agenzia di Tor Bella Monaca, oggi una delle più grandi ed attive di tutta la rete commerciale della Banca. Una rete che, per quanto riguarda le filiali di Roma, è per la gran parte collocata proprio nelle aree periferiche della Capitale, dove c’è bisogno di una presenza bancaria qualificata.

I dati, ha proseguito Gandolfo, parlano di un panorama diversificato, dove accanto alle difficoltà c’è anche  un ampio tessuto civico sano e dinamico. Ad esempio nelle zone periferiche la percentuale di credito deteriorato è inferiore a quella che si riscontra nelle zone del centro e l’ammontare delle rate arretrate dei mutui è in sensibile diminuzione. Da qui bisogna partire per non rassegnarsi a un trend discendente che pare caratterizzare le vicende romane di questi ultimi anni. Facendo anche tesoro della mole di dati che il libro di Lelo, Salvatore Monni e Tomassi mette a disposizione.