Papa Francesco e la via dello sviluppo integrale

aletti

In una recente intervista il Pontefice è tornato a parlare di una via solidale e inclusiva alla gestione dei rapporti economici. Sono parole di grande peso morale e indicano un percorso ineludibile se vogliamo che le sfide enormi del presente (migrazioni e salvaguardia dell’equilibrio ambientale del pianeta) trovino risposte plausibili nel più breve tempo possibile

“Dietro ogni attività c’è una persona umana. Sbaglia chi pensa che i soldi si fanno con i soldi. I soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro”. Sono parole che Papa Francesco ha pronunciato nell’intervista concessa a “Il Sole 24 Ore” lo scorso 7 settembre e che ha creato un interessante dibattito tra economisti, imprenditori e banchieri. Francesco ha ribadito le linee essenziali di una dottrina sociale che da sempre è una fonte di ispirazione insostituibile per il mondo del credito cooperativo. Quella dottrina cristiana che guarda all’economia reale e al rapporto concreto tra persone con la loro dignità e i loro bisogni, e non ai lontani santuari della finanza che appaiono sempre più slegati dai territori. Il Pontefice lo spiegò anche nella memorabile udienza che concesse a soci e dipendenti della nostra Banca tre anni fa. Ci disse che se una cooperativa diventa una grande impresa ha davanti a sé una sfida importante: crescere continuando ad essere una vera cooperativa. Anzi, diventandolo ancora di più, non snaturandosi per seguire modelli che si stanno dimostrando inefficaci ad affrontare le enormi sfide del presente.

Nell’intervista il Papa ci ha ammonito ad agire contro quella che lui chiama “l’economia dello scarto”. Spesso non siamo più di fronte a semplici azioni di sfruttamento del lavoro. Ci sono esseri umani non solo relegati negli scantinati dell’esistenza, nelle periferie o nella solitudine, ma sbattuti fuori dal circuito sociale e produttivo: “chi viene escluso – dice Francesco – non è sfruttato ma completamente rifiutato, cioè considerato spazzatura, avanzo”.

È qui che per il Pontefice deve entrare in gioco un’etica condivisa, che abbracci l’economia ma che detti anche nuovi comportamenti e stili di vita. Dietro a ogni attività, ha spiegato Francesco, c’è una persona umana, che può anche rimanere anonima. Ma ciò non cancella il fatto che non esistono attività che non abbiano origine nell’uomo. Se la finanza ci abitua a pensare che i soldi si fanno con i soldi, che il meccanismo automatizzato del guadagno non ha più bisogno del lavoro umano, ci si abituerà anche ad accettare che vi possa essere un’umanità in esubero, non produttivamente interessante: “la disoccupazione che interessa diversi paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro perché ha messo al centro un idolo che si chiama denaro”.

È un richiamo forte questo, a cui il Papa aggiunge la necessità di rimettere al centro la famiglia e la comunità. E una concezione responsabile del fare impresa che comprenda la distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, l’inserimento dell’azienda in un territorio, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la coniugazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento dell’importanza dell’uomo rispetto alla macchina e il riconoscimento del giusto salario.

Sono questi gli elementi operativi e valoriali che danno corpo a ciò che il Papa chiama lo sviluppo integrale. Uno sviluppo a cui tutti noi che crediamo nel modello della cooperazione siamo chiamati a dare il nostro contributo giorno dopo giorno.

Maurizio Aletti