Organismo di Vigilanza – Dal 2008  a tutela  della sicurezza  della Banca

BCC Roma è stata una delle prime realtà a dotarsi dell’Organismo di Vigilanza, introdotto dalla legge 231/2001 che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e delle associazioni. Un segno della particolare attenzione che la Banca ha sempre posto nei confronti della legalità e della tutela del patrimonio aziendale

Appena dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 231, emanato nel 2001 ma attuato successivamente per le complessità procedurali conseguenti, la BCC di Roma è stata in prima linea nell’adozione di un adeguato Modello Organizzativo di Gestione (MOG).

La norma in questione disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni, queste ultime anche prive di responsabilità giuridica; la volontà del legislatore identifica l’azienda, come organizzazione di beni, mezzi e persone, quale corresponsabile di una specifica gamma di reati che, comunque, dal punto di vista penale, sono attribuiti a una o più persone fisiche e che costituiscono il “presupposto” giuridico per l’applicazione di tale normativa.

L’Ente però può sottrarsi, ai sensi dell’art. 6 dello stesso D.Lgs. 231/01, se può dimostrare di:   

1) aver adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto/reato, un “Modello di Organizzazione e di Gestione idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi”;

2) aver affidato il compito di vigilare sul funzionamento, sull’efficacia e sull’osservanza del predetto modello e sull’aggiornamento dello stesso, a un “Organismo di Controllo interno all’Ente, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo”;

3) che dai soggetti autori dell’illecito siano stati elusi fraudolentemente i modelli di gestione e di organizzazione;

4) che non sia stata omessa (o sia stata insufficiente) la vigilanza da parte dell’Organismo di cui al precedente punto 2.

In questo ambito, il Consiglio di Amministrazione della BCC di Roma ha adottato il Modello Organizzativo e di Gestione e istituito contemporaneamente l’Organismo di Vigilanza nella seduta dell’11 aprile 2007. Il 18 aprile successivo si è insediato l’Organismo, adottando il proprio Regolamento. 

Il fatto che la più grande delle Banche di Credito Cooperativo del paese abbia deciso di procedere, dotandosi dell’Organismo di Vigilanza previsto dal Decreto solo come strumento eventuale (potendo gli stessi compiti essere svolti dal Collegio Sindacale), è un segno preciso della particolare attenzione che gli Amministratori dell’Istituto ponevano ai profili di legalità, nonché di tutela del patrimonio, intaccabile in caso di reati commessi da dipendenti e rientranti nell’ambito di applicazione del Decreto in questione.

Sono trascorsi da allora quasi quindici anni, durante i quali la normativa originaria ha subito profonde trasformazioni, per via di una serie di estensioni legislative e giurisprudenziali del relativo perimetro. 

La composizione dell’Organismo si è via via adattata alle mutate interpretazioni ed esigenze. All’atto della costituzione era prevista infatti, la presenza, fra i membri dello stesso, del Presidente del Collegio Sindacale, poi ritenuta, da un lato ridondante e dall’altro incompatibile, vista la funzione che il Collegio ha assunto nel tempo, di coordinamento del sistema complessivo dei controlli. È rimasta sempre invariata, nelle varie tornate di nomina, la Presidenza, ciò che ha garantito nel tempo la necessaria continuità di indirizzo.

L’azione prevalente dell’Organismo è stata indirizzata sin dall’avvio nella messa  a punto del Modello Organizzativo, strumento elettivo, imprescindibile, previsto dal Decreto 231/01, anche per adeguarlo costantemente alle nuove disposizioni. Un’azione orientata alla rigorosa applicazione delle norme, nonché alla presa di coscienza, con adeguati ed efficaci corsi di formazione, prima da parte della dirigenza e in seguito di tutto il personale, dell’importanza di una puntuale osservanza delle disposizioni di legge e regolamentari.

L’Organismo, dapprima con indagini dirette, poi tramite la funzione di Revisione Interna, ha effettuato dei periodici controlli a campione del livello di competenza dei punti di responsabilità dei processi operativi aziendali.

La collaborazione costante del top management della Banca ha consentito all’Organismo di mantenersi al corrente, specie nella fase per così dire “pionieristica”, delle interpretazioni che la giurisprudenza, soprattutto dei tribunali del Nord Italia, che hanno mostrato subito una particolare attenzione alle problematiche ex D.Lgs 231, ha nel tempo affinato. 

La BCC di Roma ha fatto suo, infatti, il famoso “decalogo” stilato dal Tribunale di Milano, basilare per mettere a punto una efficace struttura di controllo preventivo dei comportamenti e una pronta capacità di reazione agli eventuali scostamenti; ciò ha consentito alla Banca, in questo lungo periodo, di trarre opportunità dall’ulteriore presidio e non subire gli eventuali danni derivanti dall’ampliamento delle responsabilità introdotte dal legislatore del 2001.  Una verifica indiretta, in un certo senso, della validità delle scelte organizzative, della tenuta del sistema complessivo dei controlli e dell’efficacia dei feedback, si è avuta nel 2016, in un caso arrivato all’attenzione della magistratura, a seguito di una denuncia della stessa Banca. Il giudice competente ha infatti esonerato da ogni responsabilità ex D.Lgs 231/01 la Banca proprio in virtù del fatto che sia il Modello Organizzativo sia l’apparato messo a punto per il monitoraggio delle situazioni a rischio, si fossero rilevati non solo conformi alla norma, ma di sicura, reale efficacia.

Tutto ciò ha riguardato BCC Roma nella sua configurazione organizzativa per così dire tradizionale. Fino a oggi cioè. È infatti mutata da poco la stessa “natura” dell’Ente, che non è più un soggetto individuale, ma, pur mantenendo la propria autonomia gestionale e organizzativa, appartiene al Gruppo Bancario Cooperativo ICCREA.

La radicale modificazione pretende che venga approfondita la problematica concernente l’aumentata distanza tra i diversi livelli operativi e dirigenziali, distanza che accresce il tipo di rischio definito come “spersonalizzazione delle condotte”, ovvero un rischio aggiuntivo, presente nei fenomeni di divisione del lavoro e dei poteri decisionali.

Anche in questo caso l’art. 6 del D.Lgs 231/01 prevede l’efficacia esimente in presenza di un Organismo di Vigilanza dell’Ente, dotato di poteri autonomi. La partecipazione al Gruppo amplia peraltro, anziché ridurre, il perimetro di competenza dell’attività di vigilanza dell’Organismo stesso e di presidio del Modello Organizzativo adottato, lasciando inalterato il ruolo di vigilanza e di controllo dei singoli punti di presidio dell’Ente.

Va comunque tenuto conto che, salvo diversa interpretazione da parte della Banca d’Italia dell’art. 6 del D.Lgs 231/01, stante la potenziale sussistenza di tanti Organismi di Vigilanza autonomi quanti sono gli Enti appartenenti allo stesso Gruppo (che a sua volta potrà avere un proprio Organismo), il nuovo perimetro di presidio dovrà portare a definire procedure di  “intercomunicazione”, al fine di evitare duplicazioni di interventi e sovrapposizioni di poteri e responsabilità. 

Inoltre, più in generale, anche per facilitare la fluidificazione delle relazioni fra i vari livelli di attività e vigilanza e non sovraccaricare di impegni le strutture operative degli Enti, il Sistema Informatico in dotazione dovrà vedere realizzato un sempre più efficace e trasparente trasferimento delle conoscenze.

Un’ultima, significativa notazione riguarda la decisione della BCC Roma che, anche dopo l’emanazione da parte della Banca d’Italia delle disposizioni che danno al Collegio Sindacale la possibilità di assorbire i compiti dell’Organismo di Vigilanza, ha ritenuto di mantenere in vita l’Organismo stesso, quale ulteriore strumento di tutela degli interessi della Banca e degli utenti, decisione condivisa e sollecitata dal Collegio Sindacale.

In questi quasi quindici anni di attività l’Organismo ha potuto constatare come le qualità umane, la preparazione professionale e l’attenzione continua alle sorti della Banca, da parte del personale che vi lavora, rimangano le chiavi principali di successo. E i vertici della BCC Roma hanno sempre operato in tali direzioni, cosa che ha consentito alla banca stessa di superare anche i periodi più difficili, come quello che (si spera definitivamente) ci si sta lasciando alle spalle. 

Rocco Familiari, Presidente

Antonella Giannini, componente

Raffaele Morese, componente