Oggi si va a Teatro!

Emanuele Bevilacqua è Presidente del Teatro di Roma, associazione che gestisce i prestigiosi palcoscenici dei teatri Argentina, India e Torlonia. Nell’intervista che ci ha concesso ci ha parlato del presente e del futuro di questa importante realtà culturale e ci ha ricordato come nei quartieri della Capitale ci sia creatività e voglia di partecipazione, anche in un momento non facile per la città come quello che stiamo vivendo

È dal cuore della città di Roma che si dipana quotidianamente un percorso di spettacoli, progetti e visioni, sempre aperto e in divenire, dove l’arte incontra l’attualità in una narrazione che non si ferma agli accadimenti, alle superfici, al sentire comune. Parliamo dell’Istituzione culturale Teatro di Roma che, con le sue trame intessute sui palcoscenici del Teatro Argentina, Teatro India e Teatro Torlonia, ci spinge diritti nel nostro tempo, portandoci ogni giorno sulla “scena” del presente senza chiudere il sipario sulla realtà che viviamo. Incontriamo il presidente Emanuele Bevilacqua con il quale faremo un viaggio dentro il teatro, per conoscerne un po’ più da vicino la missione pubblica e la sua vocazione di luogo aperto all’incontro, libero nel confronto e senza confini.

Giorgio Barberio Corsetti Marco Solari e Alessandra Vanzi registi de La Gaia Scienza La rivolta degli oggetti Foto Musacchio- Ianniello-Pasqualini.

Presidente, ci racconti cosa è il Teatro di Roma.

Il Teatro di Roma è un Teatro Nazionale a vocazione pubblica con l’obiettivo di promuovere, produrre e diffondere teatro d’arte e di tradizione, nonché di valorizzare il repertorio contemporaneo e sostenere attività di ricerca e sperimentazione. Il Teatro di Roma fa della pluralità di visioni il suo segno distintivo. Infatti dal 2017 diventa ancora più plurale sviluppando la nuova identità “allargata” di Teatro Pubblico Plurale, un modello diffuso sul territorio cittadino che, oltre alle sale di Argentina, India e Torlonia, comprende anche i Teatri in Comune (Lido, Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Corsini, Globe). Confidiamo di continuare ad onorare la missione pubblica a cui siamo chiamati, aprendo ancor più il Teatro e le sue sedi a tutti i cittadini e a tutte le generazioni, per diventare il teatro di riferimento, non solo della Capitale, ma dell’intero Paese.

Teatro India

Un Teatro per tutti, quindi. Aperto e senza frontiere. Qual è il percorso che avete intrapreso per realizzare questo obiettivo?

C’è una frase che mi ha molto colpito qualche anno fa, l’ha pronunciata l’allora direttore del British Museum, Neil MacGregor. «Per diventare ciò che vogliamo essere, dobbiamo decidere cosa eravamo».

Per me descrive molto bene il doppio senso di responsabilità che occorre avere quando si lavora a un progetto di pubblico interesse. Perché dobbiamo interpretare ciò che osserviamo dalla storia e dall’identità dell’istituzione che ci è affidata e da qui partire per costruire ciò che si intende aggiungere e completare.

Ma attenzione, con il solo senso di responsabilità non si realizza un bel nulla. Occorre una doppia capacità progettuale: una per “decidere che cosa eravamo” e un’altra “per diventare ciò che vogliamo essere”.

Come può il teatro mettersi al servizio della comunità?

Il Teatro di Roma è oggi vivo più che mai con un’offerta che spazia dagli spettacoli di ricerca, fino a quelli più classici. Il nostro è un teatro ricco, in movimento. Vogliamo collaborare con i maggiori Teatri d’Europa e al tempo stesso, grazie anche ai nostri Teatri in Comune, essere maggiormente vicini alle molteplici realtà di questa città.

Qual è la risposta della città?

C’è tanta creatività e voglia di partecipazione nei quartieri di Roma, non soltanto rabbia o rassegnazione. Basta aprirsi al dialogo per intercettare quanto c’è di interessante in giro. Vogliamo, insieme alle altre istituzioni della città, lanciare questa sfida. Abbiamo già cominciato a farlo trovando disponibilità e partecipazione. Ma è solo l’inizio.

Qual è il rapporto tra teatro e nuove generazioni?

Vogliamo sempre di più trasferire la nostra passione per il teatro alle nuove generazioni e per fare questo non dobbiamo piegarci a proporre una programmazione più facile e banalmente più attuale. Quello che dobbiamo fare è smetterla di far percepire i nostri spazi come dei santuari della cultura e trasmettere invece il nostro entusiasmo per il teatro e i suoi linguaggi.

Lei è anche un uomo di numeri… Qualche dato sul Teatro di Roma?

Oltre alla passione è necessaria anche una capacità di analizzare i numeri. Ho detto numeri e non conti. Questo posto i conti in ordine ce li ha da tempo. Solo che i numeri sono come le persone, se li ascolti, impari un sacco di cose utili a far meglio quello che fai. Sembra scontato ma non lo è. Seguendo le nostre passioni e rivolgendo una maggiore attenzione a quanto suggerito dai dati, siamo riusciti a raggiungere più pubblico e più abbonati e più fatturato che in passato.

Naturalmente come già riconosciuto da Bill Gates, oltre ventitré anni fa, «Content is the King». Senza un buon contenuto non vale nemmeno la pena di cominciare.

A proposito di pubblico, che pubblico frequenta i vostri teatri?

Un pubblico attento e interessato, di tutte le età. Ora ci aspettiamo che un pubblico sempre nuovo e più giovane frequenti i nostri Teatri, ma non staremo qui a guardare, saremo noi ad andare in giro, a cercare i nostri spettatori.

Scena da Ragazzi Di Vita, per la regia Massimo Popolizio (foto di Achielle Le Pera )

E il futuro?

Questo è il nostro percorso, avviato con l’insediamento del Consiglio nel marzo del 2017, incontrando la direzione di Antonio Calbi e proseguito con forte accelerazione negli ultimi dodici mesi, che hanno portato alla nomina di Giorgio Barberio Corsetti a direttore e Francesca Corona a consulente del Teatro India e al loro insediamento nei mesi scorsi.

Di questi risultati devo ringraziare tutto lo staff del Teatro di Roma, che mi ha accolto e consigliato fin dal mio arrivo, che mi ha supportato nella fase di interim e che ha seguito con fiducia tutte le fasi che hanno portato alla scelta della nuova direzione. Li ringrazio anche perché in questi anni il carico di lavoro è stato per tutti notevole e c’è ancora tanto da fare.

Questi mesi di lavoro comune sono stati come ce li aspettavamo: pieni di attenzione, dialogo e qualità. La passione e l’attenzione che li guida è straordinaria.

Questo teatro è in movimento.

Ringraziamo il presidente per averci accompagnato in questo viaggio virtuale dentro la vita del Teatro di Roma. Ma prima di salutarlo, vorremmo chiederle cosa è il teatro per Emanuele Bevilacqua?

Il teatro è una straordinaria esperienza, un viaggio sorprendente alla scoperta di noi stessi.