Manovra BCE, quale futuro per famiglie e imprese?

Intervista a Daniele Caroni, Direttore dell’area Finanza della nostra Banca. Le misure annunciate recentemente da Mario Draghi, ci ha spiegato, hanno dato dato ulteriore sostegno ad una economia europea caratterizzata da preoccupanti segnali di rallentamento. Ora tocca ai governi mettere in campo politiche fiscali a supporto della crescita. Non c’è dubbio però che “poter pagare interessi ai minimi storici è una opportunità enorme sia per la famiglia che vuole ad esempio comprarsi casa, che per il piccolo imprenditore che intende rafforzare la sua attività”

Direttore, Draghi sta lasciando il suo incarico di Presidente della BCE. Al termine del mandato com’è lo stato di salute dell’euro?

Mario Draghi ha intrapreso il suo mandato in qualità di Presidente della BCE nel novembre 2011, in coincidenza con l’avvio di una delle crisi finanziarie ed economiche tra le più severe per l’Unione Monetaria, nota come “crisi del debito sovrano”. Da allora la stabilità finanziaria dell’Unione ha compiuto progressi importanti, soprattutto grazie alla politica monetaria proattiva ed espansiva di BCE, pur in un contesto in cui la politica fiscale comunitaria è rimasta improntata al rigore e all’austerity. Agli imponenti stimoli monetari convenzionali e non convenzionali voluti da Mario Draghi si deve la rinnovata fiducia dei mercati finanziari nella solvibilità di emittenti sovrani come la Grecia, il Portogallo, l’Italia, che, nelle fasi di maggiore turbolenza, hanno messo a repentaglio la capacità di tenuta dell’unione monetaria nel suo complesso.

Daniele Caroni

Tuttavia, non c’è dubbio che tutti i vantaggi di un euro più stabile debbano ancora essere pienamente realizzati, in parte perché le riforme a livello nazionale sono necessarie per produrre una crescita sostenibile, e a questo aspetto Draghi fa spesso riferimento, appellandosi ai governi nazionali; in parte perché l’unione europea economica e monetaria resta un’opera incompiuta se non si realizza anche quella politica e fiscale.

Recenti sondaggi effettuati da organismi ufficiali mostrano maggior fiducia dei cittadini europei verso l’euro e le istituzioni comunitarie, probabilmente anche in risposta alle importanti minacce esterne, quali la guerra commerciale e la Brexit. Anche l’esito delle recenti elezioni europee sembra confermare tale orientamento, volto a contenere le istanze populiste dei vari movimenti sovranisti europei che hanno cavalcato i temi dell’assistenza sociale e dell’immigrazione. Sarà ora compito della nuova Commissione Europea rafforzare le infrastrutture sociali e l’unione economica, anche attraverso politiche di spesa per aumentare il consenso sull’euro.

Recentemente Draghi ha varato un nuovo programma straordinario di stimoli all’economia, nonostante l’opposizione di alcuni governatori, con un QE da 20 miliardi al mese e un tasso sui depositi tagliato a -0,50%. Pensa che questa manovra possa avere gli effetti sperati sull’economia della zona euro?

Come si è detto in precedenza la politica monetaria è uno strumento molto potente e Draghi con questo recente provvedimento ha dato ulteriore sostegno ad una economia europea caratterizzata da preoccupanti segnali di rallentamento. Il governatore della BCE non solo ha tagliato il tasso sui depositi e riattivato la misura non convenzionale, nota come “Quantitative Easing” o “QE”, che altro non è che un pianificato programma di acquisti di attività finanziarie (prevalentemente titoli di stato) particolarmente prezioso per Paesi con alto debito pubblico come l’Italia, ma ha anche introdotto misure ulteriori a sostegno del sistema bancario. Le banche sono infatti tenute a mantenere una quota di liquidità, la “Riserva Obbligatoria”, con remunerazione a zero, ma si trovano ormai da anni ad avere una strutturale eccedenza di liquidità che, se depositata in BCE, viene remunerata al tasso sui depositi che è ormai da tempo negativo e che ora è stato addirittura abbassato di altri 10 centesimi a -0,50%. Le banche quindi e in modo particolare quelle del Nord Europa, pagano molto per questa liquidità eccedente. Ma ora Draghi ha introdotto per la prima volta una misura che attenua questo svantaggio, applicando alle banche questo tasso negativo solo per la liquidità che ecceda 6 volte la riserva obbligatoria. Per molte banche italiane ciò può significare non pagare più per la liquidità di tesoreria e non c’è dubbio che questo rappresenta un sollievo per il loro conto economico. Tuttavia, tornando alla domanda, sebbene gli interventi descritti rappresentino, come detto, uno strumento molto potente, da soli non saranno con ogni probabilità sufficienti a rimettere in moto una economia in difficoltà se i governi, a partire da quelli dei Paesi più solidi e con i bilanci in utile, non metteranno in campo politiche fiscali, cioè di spesa, a supporto della crescita.

Qual è l’effetto di questa politica sulla stabilità finanziaria del sistema creditizio e del Paese?

Come abbiamo visto un Paese come l’Italia, caratterizzato da un elevato debito pubblico e da instabilità politica, ha tutto da guadagnare da una politica monetaria di tipo espansivo come quella intrapresa in questi anni dalle principali Banche Centrali. Avere una maggiore stabilità finanziaria vuol dire pagare meno interessi sul debito e questo è un beneficio di cui godono direttamente i contribuenti sia come risparmiatori, perché i loro risparmi acquistano valore, sia come debitori perché possono accendere un finanziamento, anche di lungo termine, come un mutuo per l’acquisto di una casa, a tassi davvero molto convenienti. Se questo è vero in generale, quando parliamo in particolare del sistema creditizio non possiamo dimenticare che la composizione dei ricavi delle banche, soprattutto di quelle tradizionali, è ancora fortemente legato al margine di interesse. Ciò significa che un periodo prolungato di tassi bassi non aiuta la redditività degli istituti di credito. Ed è anche per questi motivi che Draghi ha voluto introdurre quella misura di attenuazione dei tassi negativi sull’eccedenza di riserva obbligatoria di cui ho parlato prima.

Famiglie e piccole imprese: quale l’impatto di questa manovra sul nostro target di riferimento?

Non c’è dubbio che poter pagare interessi ai minimi storici è una opportunità enorme sia per la famiglia, che vuole ad esempio comprarsi casa, che per il piccolo imprenditore che intende rafforzare la sua attività. Proprio la BCE, tra le varie misure straordinarie adottate, ha infatti rinnovato un programma di finanziamento (che si chiama “TLTRO”) che consentirà alle Banche di indebitarsi a tassi particolarmente vantaggiosi a condizione che tale provvista sia destinata proprio alle imprese. Ancora una volta quindi le banche sono incentivate a sostenere l’economia direttamente dalla Banca Centrale e i nostri clienti, come in passato, ne trarranno sicuro giovamento.