L’uomo che cambiò il cattolicesimo politico italiano

La vicenda di Giulio Pastore, fondatore de “Il Nuovo Osservatore”, giornale che fu laboratorio di idee per il cambiamento

Giulio Pastore e il “Nuovo Osservatore”, di Francesco Marcorelli, è un viaggio nella storia recente del nostro Paese, dai primi del Novecento agli anni Settanta del secolo andato. Un passato che racconta il nostro difficile e complicato presente più di quanto si possa pensare. L’esplorazione dell’Italia pre/post fascista e della ricostruzione attraverso la storia di un uomo, di un sindacalista, cattolico, prestato alla politica, un puro e coerente ideologo della socialità, intesa come la forma antropica strutturata più avanzata per la conquista di una sempre più compiuta democrazia. Il percorso, privato e pubblico, di un personaggio e di una rivista, da lui fondata, per contrassegnare meglio e con maggiore abilità, di metodo e di sostanza, il tempo della politica, in tutte le sfaccettature, e per sostenere e incoraggiare il processo di maturazione civile di una collettività che, uscita dalla seconda guerra mondiale, appare smarrita e in preda alla paura del domani. Il cammino di un leader, autodidatta, cresciuto sin dalla più tenera età a pane e sete di riscatto, capace di trascorrere la propria giovinezza tra scuola e fabbrica – a dodici anni già manovale in uno stabilimento tessile di Borgosesia – bravo, e non poco, nel promuovere i valori di libertà e civiltà in cui credeva.

Giulio Pastore (1902-1969) e il suo giornale, “Il Nuovo Osservatore” (1958-1989), laboratorio di idee per il cambiamento, sono un esempio d’esistenza trascorsa ad accrescere l’aspettativa comune di capire come e dove indirizzare il futuro di una generazione cresciuta a dogmi di regime illiberali, anti democratici e privi di prospettiva umana.

Giulio Pastore, in questo senso, fondatore della Cisl, una delle più grandi organizzazioni sindacali italiane, ha fatto di temi quali il lavoro e le rivendicazioni sociali una missione, quasi un mandato istituzionale: affrancare gli uomini e le donne dai pregiudizi, sciogliere i loro timori e liberare finalmente – attraverso il dialogo fra il mondo cattolico e socialista in primis e fra questi e l’universo culturale antifascista dei padri costituenti, di cui Pastore ha fatto parte attiva – le loro conoscenze per un mondo più equo e solidale nell’assetto democratico dell’Italia repubblicana. A cominciare proprio dal sindacato, l’organizzazione collettiva più prossima ai lavoratori, per finire alla politica, all’arte del governo, che, come riteneva Pastore, se abdica alla cultura rinuncia alla missione originaria a cui è chiamata: quella di formare pienamente il popolo. Argomento, questo, di un’attualità disarmante, tenuto conto dello scivolamento educativo in atto e della crisi di rappresentanza che si propaga oramai a macchia d’olio, specialmente tra i giovani.

Il libro di Francesco Marcorelli, ricercatore appassionato di comunicazione e di politica, è anche la narrazione degli intrecci, positivi e negativi, oggettivi e di parte, consistenti e deboli, del sindacalismo con la politica. È il resoconto di un’originalità, che tra genuinità, virtù, illusioni e delusioni, errori e sviste, tratta di un’evoluzione capace di suscitare emozioni, ispirare idealità e provocare fiducia, spirituale e terrena.

I.A.