L’etica nel portafoglio

Il nuovo incontro “BCC Atelier”, dedicato alla clientela che si avvale del servizio di consulenza avanzata, è stato occasione per fare luce sul tema degli investimenti socialmente responsabili, che la Banca sente appartenere

Lo scorso 31 maggio si è tenuto un nuovo incontro “BCC Atelier”, dedicato alla clientela che si avvale del servizio di consulenza avanzata per la costruzione e il monitoraggio del proprio portafoglio finanziario. La splendida cornice dei set cinematografici di Cinecittà ha fatto da sfondo al seminario introdotto dal Direttore Generale Mauro Pastore e moderato dal Direttore Finanziario Daniele Caroni, sul suggestivo tema “l’Etica nel portafoglio”.

L’occasione ha consentito di fare luce sul comparto degli investimenti socialmente responsabili, fenomeno di grande attualità visto che il 24 maggio scorso la Commissione Europea ha presentato tre proposte legislative nell’ambito dell’Unione dei mercati di capitali che attuano la strategia in materia di finanza sostenibile definita dalla stessa Commissione a marzo di quest’anno, mediante l’elaborazione di un piano d’azione.

Ma è davvero possibile parlare di “etica“ quando si ha a che fare con prodotti finanziari? E cosa si deve intendere con i termini “finanza sostenibile” e “investimento socialmente responsabile”?

Caroni, ha spiegato che per “finanza sostenibile” la Commissione Europea intende il processo che tenga in debita considerazione, nell’adozione delle scelte di investimento, i fattori ambientali e sociali, per ottenere maggiori investimenti in attività sostenibili e di più lungo termine. I fattori ambientali si riferiscono all’attenuazione dei cambiamenti climatici e all’adattamento di quest’ultimi nonché all’ambiente e ai rischi connessi; le considerazioni di tipo sociale si riferiscono a questioni di ineguaglianza, inclusività, rapporti di lavoro, investimenti di capitale umano e comunità.

Il piano di azione della Commissione ha preso le mosse da un report pubblicato a gennaio da un gruppo di esperti di alto livello nominati dallo stesso organo alla fine del 2016. Dopo circa un anno di lavoro, nella relazione finale gli esperti delineavano due linee di intervento: aumentare il contributo della finanza a favore di una crescita sostenibile e rafforzare la stabilità finanziaria incorporando i fattori ambientali, sociali e di governance nelle decisioni di investimento.

Il contributo della finanza si rende necessario per far convergere l’economia dell’Unione Europea verso gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi del 2015 sul clima, sull’ambiente e sulla sostenibilità sociale. L’accordo, noto anche come “COP 21” e sottoscritto da 195 Paesi, è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. Esso definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei due gradi. L’Unione Europea è stata in prima linea negli sforzi internazionali tesi a rendere possibile questo importante accordo sul clima. Inoltre è stata la prima tra le maggiori economie ad adottare misure per attuare l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica almeno del 40% entro il 2030, arrivare a produrre almeno il 27% dell’energia da fonti rinnovabili e ridurre del 30% il consumo di energia. Per realizzare gli obiettivi dell’Unione Europea per il 2030 definiti dall’accordo di Parigi servono circa 180 miliardi di euro annui di investimenti aggiuntivi. La Banca Europea degli Investimenti quantifica addirittura in 270 miliardi all’anno le somme necessarie per raggiungere, oltre ai precedenti, anche gli obiettivi legati ai trasporti, all’acqua e al ciclo dei rifiuti. Dove trovare queste risorse? Ecco che risulta indispensabile dirigere più capitale privato verso investimenti sostenibili e il settore finanziario, in particolare quello del risparmio, con l’enorme quantità di attivi a disposizione, può svolgere un ruolo chiave per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi.

Un forte flusso di capitali verso attività economiche più sostenibili si potrà avere solamente quando verrà chiarito il significato del termine “sostenibile”. E’ intervenuta a questo punto la dr.ssa Federica Loconsolo, di Etica Sgr, che ha evidenziato come la prima proposta di legge presentata dalla Commissione Europea, riguardi proprio la tassonomia, cioè un sistema di classificazione unificato a livello europeo per stabilire se un’attività economica sia ecosostenibile. Ciò faciliterà ulteriormente la diffusione di investimenti che a livello globale hanno avuto una crescita del 25%. Lo scorso anno, ha specificato Loconsolo, gli asset socialmente responsabili, identificati con l’etichetta “SRI”, sono cresciuti del 40% raggiungendo masse pari a 8,5 miliardi di euro. Loconsolo, a questo punto, si è soffermata su alcuni dei criteri utilizzati dalla sua società per verificare se un investimento possa effettivamente essere considerato “socialmente responsabile”. Si tratta cioè di verificare se l’emittente di un’obbligazione o di un’azione quotata, ritenuto interessante dal punto di vista della tradizionale analisi finanziaria, soddisfi anche l’analisi “ESG”, cioè risponda positivamente anche sotto il profilo dell’ambiente (Environment), del Sociale (Social) e della Governance. Tra i criteri ambientali ci sono, per esempio, l’analisi dell’efficienza energetica, della produzione di rifiuti o dell’inquinamento, mentre tra i criteri sociali ci sono la gestione del rapporto con i dipendenti, i fornitori o i clienti, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, l’impegno per il rispetto dei diritti umani, soprattutto nei Paesi controversi. La governance ha a che fare con la leadership di una società, la presenza di donne nel CdA, la presenza di un codice etico e la sua applicazione. I fattori “ESG” hanno il potere di influenzare positivamente o negativamente la performance finanziaria di un’azienda e sono quindi aspetti centrali nell’analisi di un titolo perché in grado di rivelare molto sulla qualità di una società e del suo management.

Ha preso poi la parola la dr.ssa Daniela Usai, di Candriam, che ha gettato lo sguardo sulla diffusione degli investimenti socialmente responsabili nel contesto internazionale. La Francia risulta di gran lunga il maggiore contributore, seguito da Germania, Regno Unito e Svizzera. Sotto il profilo della tipologia di investitori la Usai ha posto in evidenza come negli ultimi anni sia sensibilmente cresciuta la quota del retail in un settore caratterizzato in passato dalla presenza quasi esclusiva di investitori istituzionali. Ma perché i risparmiatori privati ricoprono ancora un ruolo secondario nel settore? Secondo la Usai le motivazioni sono principalmente due: da un lato non è ancora elevata la conoscenza del settore da parte dei consulenti finanziari di cui, secondo una indagine del 2016, solo il 35% possiede si considera esperto in materia; un secondo motivo particolarmente importante è il pregiudizio, piuttosto diffuso tra i risparmiatori, che le performance dei prodotti finanziari “etici” siano meno brillanti rispetto ai prodotti tradizionali.

Con riferimento proprio a tale specifico aspetto Caroni ha infine sottolineato come, osservando il comportamento dei mercati finanziari da 10 anni a questa parte, si ha dimostrazione dell’esatto contrario: gli investimenti etici garantiscono nel tempo una minore volatilità e un maggior rendimento rispetto ad investimenti tradizionali comparabili, cioè dello stesso settore o area geografica di investimento.

L’occasione è stata quindi utile per portare all’attenzione un aspetto, quello della finanza etica, che la Banca sente appartenere al proprio patrimonio valoriale e che ritiene importante continuare a sostenere, non solo con le azioni di supporto alle associazioni dedite alla promozione sociale del territorio ma anche favorendo una cultura di educazione al risparmio presso la propria clientela.

Con il proprio portafoglio, ognuno di noi, anche mediante una piccola quota di risparmio, può contribuire a creare nel tempo un mondo più pulito, più attento alla difesa dei diritti umani e al contrasto di ogni forma di discriminazione sociale, religiosa, di genere e di razza; insomma più etico, più responsabile nei confronti delle generazioni future e, quindi, migliore.