Le Terme di Diocleziano

Costruite a partire dal dal 298 d.C., occupavano una superficie di oltre 13 ettari, in un’area compresa oggi tra via Torino, via del Viminale, piazza dei Cinquecento, via Volturno e via XX settembre. Erano le più grandi della città imperiale e furono trasformate nel 1562 dall’ormai anziano Michelangelo, che riuscì a rispettare l’originaria architettura dell’edificio

di Sabrina Valenti

Costruite a partire dal dal 298 d.C., occupavano una superficie di oltre 13 ettari, in un’area compresa oggi tra via Torino, via del Viminale, piazza dei Cinquecento, via Volturno

e via XX settembre. Erano le più grandi della città imperiale e furono trasformate nel 1562 dall’ormai anziano Michelangelo, che riuscì a rispettare l’originaria architettura dell’edificio

Le Terme di Diocleziano rappresentano una delle testimonianze più vive della continuità d’uso e riuso di monumenti dell’antichità. Come ben si sa le terme dell’antica Roma non erano luoghi deputati esclusivamente alla cura del corpo e all’igiene, ma anche alla cura dell’anima: i grandi impianti termali, soprattutto quelli della Roma imperiale, ospitavano infatti al loro interno, biblioteche, teatri, odeon ed altri ambienti che arricchivano queste strutture dal punto di vista culturale.

All’interno degli edifici delle terme di Diocleziano, subito dopo l’unità d’Italia, nel 1889, si decise di istituire una sede museale: questo per poter dotare la nuova capitale del Regno d’Italia di un museo statale di antichità, che potesse reggere degnamente il confronto con i Musei Capitolini e quelli Vaticani. Il museo fu inaugurato nel 1890 e racchiude, al suo interno, alcuni dei tesori più importanti e pregiati dell’antichità di Roma. Entrando nel museo delle terme, si può passeggiare all’interno delle imponenti strutture che componevano l’edificio di età imperiale.

L’impianto termale fu voluto dall’imperatore Diocleziano in questa precisa parte della città, perché, a quei tempi, era densamente abitata: siamo nella pianura posta all’estremità orientale del Quirinale e Viminale, regione VI (denominata Alta Seminta) delle XIV regiones istituite da Augusto e qui, a partire dal 298 d.C., cominciarono i lavori per la costruzione del più grande impianto termale della città.

Le Terme occupavano una superficie di oltre 13 ettari, in un’area compresa oggi tra via Torino, via del Viminale, piazza dei Cinquecento, via Volturno e via XX settembre.

Lo schema planimetrico dell’impianto era quello canonico per i complessi termali (come per le terme di Caracalla), per cui la pianta delle terme di Diocleziano è piuttosto facilmente ricostruibile, nonostante sia inserita nel tessuto urbano moderno e gli edifici, di conseguenza, abbiano subito numerose trasformazioni e cambiamenti di destinazione. Le più eclatanti trasformazioni sono quelle della Chiesa di Santa Maria degli Angeli e di Piazza della Repubblica.

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, che si imposta all’interno del grande frigidarium fu progettata e trasformata, nel 1562, dall’ormai anziano Michelangelo, che riuscì a rispettare l’originaria architettura dell’edificio termale, limitandosi ad unire all’aula del frigidarium le due sale attigue ai lati corti, costituendo un organismo a croce greca. Mentre la grande piazza, che si apre proprio di fronte alla chiesa, fu progettata a fine ‘800 dall’architetto Gaetano Koch, e ricalca fedelmente l’andamento della gigantesca esedra delle Terme.

Le Terme di Diocleziano avevano un grande recinto perimetrale, che racchiudeva spazi aperti tenuti a giardino e nella parte centrale era situato l’edificio balneare vero e proprio.

Il recinto misurava circa 376×361 m di lato e aveva il suo ingresso principale al centro del suo lato nord-orientale (parallelo a via Volturno e all’incirca in asse con l’attuale via Montebello).

Lungo i lati più lunghi, quelli nord-occidentali e sud-orientali, identici e simmetrici, si aprivano sei ambienti ed uno di essi fungeva da ingresso secondario. Il quarto lato di fondo era occupato dall’enorme esedra (l’attuale Piazza della Repubblica) munita di gradinate e decorata con edicole e colonne marmoree, che veniva utilizzata per le rappresentazioni teatrali. Ai lati dell’esedra erano presenti due edifici rettangolari, presumibilmente delle biblioteche.

Al centro della spianata sorgeva l’edificio termale, che misurava circa 250×180 m di lato. La sua struttura era, come già detto, canonica; lungo l’asse centrale minore, erano presenti gli ambienti principali, quelli propriamente termali: l’ampia piscina della natatio, di circa 2500 mq di superficie, il frigidarium (la basilica), maestosa aula coperta da una volta a triplice crociera, il tepidarium, una sala a pianta circolare con nicchie e il calidarium, sala a pianta rettangolare con absidi al centro di ogni lato.

Sulle ali laterali del complesso e quindi lungo l’asse maggiore di tutto l’impianto, sorgevano numerosi altri ambienti, speculari, simmetricamente contrapposti, utilizzati per i più svariati motivi, (da spogliatoi, a sale per massaggi), gravitanti intorno alle due grandi palestre rettangolari porticate.

Questo grandissimo impianto termale, poteva essere utilizzato contemporaneamente da 3000 persone (non scordiamoci che Roma in età imperiale aveva raggiunto una popolazione di circa 1 milione di abitanti).

Il monumento era realizzato in opera cementizia, rivestita di mattoni a loro volta intonacati e decorati con marmi e stucchi dipinti. Il sistema di riscaldamento era sempre ad ipocausto, ottenuto, come è noto, mediante la circolazione di aria calda nelle intercapedini realizzate sotto i pavimenti e nelle pareti con suspensurae (pile di mattoni) e tubuli.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico dell’impianto, ad esso provvedeva il tratto terminale dell’Aqua Marcia che, oltrepassando la porta Tiburtina, attraverso una serie di arcate e sboccava in una grande cisterna situata fuori dal recinto perimetrale, lungo il lato sud-orientale.

Le decorazioni e gli apparati architettonici, le sculture e i marmi che ornavano pavimenti e pareti degli edifici, le vetrate colorate ed i giardini sontuosi, facevano di questo posto un luogo ricchissimo, particolare, armonico e funzionale. Gli autori antichi, come Giovenale, ci parlano delle Terme di Diocleziano e lo descrivono come un luogo ameno, di cui apprezzare la solitudo, nel senso positivo del termine, come se quel luogo fosse un’oasi di pace e tranquillità nella caotica vita quotidiana della Roma tardo-imperiale.