Le radici cristiane della cooperazione di credito

Il 14 luglio scorso la nostra Banca ha vissuto una giornata particolare. È stata sede, infatti, di un corso di formazione per sacerdoti, religiosi e religiose, diaconi promosso dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice. Obiettivo: una maggiore conoscenza del Credito Cooperativo, le cui radici sono saldamente piantate nella dottrina sociale della Chiesa Cattolica

Il Presidente Francesco Liberati, introducendo l’evento, ha voluto sottolineare il carattere localistico delle BCC. L’operatività, ha ricordato, deve essere limitata ai Comuni nei quali la banca ha la sede legale e le succursali, e alle aree limitrofe. Ciò comporta uno stretto legame con il territorio, con le famiglie e piccole imprese che lo popolano. I soldi che si raccolgono in un territorio, insomma, lì vanno reimpiegati, non portati altrove.

Per quanto riguarda BCC Roma, Liberati ha messo in evidenza l’articolo 2 dello Statuto: “Nell’esercizio della sua attività, la Società si ispira ai principi dell’insegnamento sociale cristiano e ai principi cooperativi della mutualità senza fini di speculazione privata”. Si tratta di parole chiare, ha detto, “che ci invitano a ricordare sempre – soprattutto adesso, che siamo la più grande BCC italiana – da dove veniamo, quanti siano stati i sacrifici e il lavoro necessari affinché la Banca diventasse quello che è oggi”.

È in questo modo che BCC Roma è diventata la Banca della Gente. “Si tratta di una espressione che coniò per noi il sociologo Giuseppe De Rita, ed ha la potenza di sintetizzare in poche parole il senso più profondo del nostro modo di fare banca e quello dell’allora Cassa Rurale. Un modo di fare banca che non è mai cambiato e che anche ora ci contraddistingue, soprattutto in una realtà che sembra tendere a trascurare sempre più i rapporti con le persone e ad affidarsi agli algoritmi più che alla relazione”.

Il Presidente Liberati ha poi voluto ricordare due tra i tanti eventi che hanno caratterizzato la storia recente della Banca, e cioè le udienze che concessero a BCC Roma prima Papa Giovanni Paolo II e poi Papa Francesco. “Partecipammo insieme ai dipendenti e a molti soci, e lì rafforzammo ancor di più quell’identità valoriale che per noi è indispensabile. Papa Francesco, in particolare, ci esortò a crescere, ma rimanendo sempre una vera cooperativa. L’ascolto, l’approccio relazionale, il mutualismo dovevano, insomma, rimanere per sempre capisaldi del nostro modo di fare banca. Pur aumentando dimensioni e responsabilità dovevamo mantenere il filo diretto con gli artigiani, le famiglie, i piccoli imprenditori. In una parola: dovevamo andare avanti, mantenendo però intatto il nostro DNA di Banca della Gente”.

Questo messaggio potente e di grande valore morale, ha concluso Liberati, è stato recepito da tutti e dà corpo all’azione della Banca “anche e soprattutto davanti alla sfida che ci si è posta in questa ultima fase: tutelare la nostra identità pur all’interno di un Grande Gruppo Bancario, ormai indispensabile per progettare su larga scala il nostro futuro e affrontare sfide che ormai sono globali. Ci stiamo riuscendo, continuando a operare al servizio dei soci, della clientela e delle comunità locali di riferimento, assicurando il diritto al credito e promuovendo l’educazione all’uso responsabile del denaro”.

Il Direttore Generale Roberto Gandolfo ha ricordato i primi due articoli della Carta dei Valori del Credito Cooperativo, che mettono l’accento sul primato della persona e sull’impegno nel creare valore economico, sociale e culturale a beneficio dei soci e della comunità locale, “fabbricando” fiducia. 

BCC Roma, ha proseguito Gandolfo, è la più grande Banca di Credito Cooperativo italiana per dimensioni e volumi di attività, ed ha un processo del credito decentrato. In altre parole, oltre il 90% delle pratiche di fido sono deliberate presso la rete commerciale, uno dei mezzi attraverso cui si dà corpo al localismo.

C’è poi l’esser parte di un grande Gruppo nazionale, quello di Iccrea, che si colloca tra le prime quattro entità bancarie italiane. Nel Gruppo, BCC Roma, per dimensioni e volumi intermediati, è di gran lunga la maggiore tra le banche aderenti e quella con la maggiore quota azionaria.

Il Direttore Generale ha proseguito sottolineando la peculiare azione creditizia della Banca, che trova concretezza in molteplici modi: basti pesnsare che BCC Roma è il quinto intermediario italiano nel settore del microcredito, il primo in assoluto nel Lazio. Ma anche il ruolo dei suoi Comitati Locali dei Soci, nati con lo scopo di articolare l’azione sociale della Banca su tutti i territori di riferimento.

Gandolfo ha infine ricordato i 370mila euro donati a strutture sanitarie del Lazio, Abruzzo e Veneto per fronteggiare l’emergenza Covid. 

In chiusura, l’intervento del Direttore Federlus e Direttore delle Relazioni Esterne BCC Roma, Maurizio Aletti, che ha evocato le prime Casse Rurali italiane nate sul finire del 1800 sul modello sviluppato in Germania da Friedrich Wilhelm Raiffeisen, un modello fondato sul localismo e su motivazioni etiche di ispirazione cristiana. 

Dopo un inizio promettente e una fase di stallo durante gli anni del regime fascista, il rilancio delle Casse Rurali avviene con la Repubblica: nell’art. 45 della Costituzione si riconosce infatti il ruolo della cooperazione con finalità mutualistiche. Il Credito Cooperativo diviene così protagonista della fase della ricostruzione post-bellica e del boom economico italiano, strutturandosi in maniera sempre più efficiente e al passo con gli enormi mutamenti della società e dell’economia. 

Aletti ha voluto sottolineare i punti di forza del Credito Cooperativo italiano: la solidità patrimoniale, con il 70% degli utili destinato a rafforzare il patrimonio aziendale; il voto capitario, con i soci che pesano in quanto persone e non in base alle loro risorse patrimoniali; il principio mutualistico, con il 50% dei prestiti effettuati a favore dei soci e il 3% degli utili che deve essere corrisposto ai fondi mutualistici per lo sviluppo e la promozione della cooperazione. Infine la competenza territoriale: l’operatività è limitata ai Comuni nei quali la banca ha la sede legale e le succursali, e alle aree limitrofe. Almeno il 95% del credito deve essere erogato all’interno dell’ambito geografico così individuato. 

Oggi, ha concluso Aletti, il modello organizzativo del Credito Cooperativo italiano fa perno su 249 BCC, 4.212 sportelli (il 15% degli sportelli bancari italiani), e una presenza diretta in 2.610 Comuni.  Una forza importante che continua ad operare a stretto contatto con le famiglie e le imprese italiane.