Le pestarole di Costa Frigida

Alla scoperta di un luogo singolare, dove in epoca medievale veniva pestata l’uva per produrre vino

di Luigi Plos

Questo luogo segreto si trova a  circa 15 Km dal Grande Raccordo Anulare, nella mia zona del cuore: il Parco di Veio. Qual è il modo migliore per arrivarci? Per me è quello di prendere il treno Roma-Viterbo, che la domenica mattina parte da Piazzale Flaminio alle 8.30 e arriva a Castelnuovo di Porto alle 9.15.

Ah! Consiglio a tutti i romani e non, almeno una volta nella vita di prendere questo treno per l’intero percorso. L’ideale è una domenica d’inverno, soleggiata e magari nebbiosa. 

E le 2 ore e 40 minuti per percorrere i poco più di 100 Km diventano un godimento assoluto: il tempo vola guardando dal finestrino vallette tufacee e colline, boschi e ruscelli, altopiani assolati come nei pressi di Falerii Novi e oscure tagliate nel tufo; c’è la vista dal basso, poi, di Vignanello; l’attraversamento di Bagnaia, incantevole con le sue case di tufo scuro; le tante deliziose stazioncine isolate e spesso edificate su crinali aperti e panoramici e, ultimo ma non ultimo, lo skyline del Soratte, inaspettatamente vicino al treno, dei Cimini e dei Sabini.

Dicevamo: arriviamo alla stazione di Castelnuovo di Porto e, dopo un cappuccino ristoratore al bar della stazione, camminiamo giù e su per forre tufacee e colline fino ad avvicinarci alle Pestarole di Costa Frigida.

Dico avvicinarci, perché le pestarole stanno all’interno di un terreno privato e recintato, senza sentieri che le raggiungano. E trovarle non è semplice.

Le Pestarole sono, come potete vedere dalle foto, fori rettangolari, scavati in un grosso blocco di roccia, in epoca antichissima e imprecisata, vicino all’impluvio detto di “Costa Frigida”.

In questi veniva pestata l’uva e il succo passava dai fori più in alto a quelli più in basso.

Ancora nel medioevo questa zona era ricoperta di vigne.

È oggi difficile immaginare questa distesa di vigne, là dove ora ci sono solamente altopiani senza vegetazione e parzialmente utilizzati per il pascolo.

Parliamo ad ogni modo di un paesaggio agrario, che già dal tempo dei Romani era non solo utilità ma anche bellezza. Anche per il modo con cui producevano in modo sostenibile, salvaguardando le risorse: suolo, acqua, vegetazione e di conseguenza la diversità biologica.

E l’intervento di generazioni di uomini hanno valorizzato e accresciuto questa diversità, che è alla base della cultura agroalimentare che stiamo perdendo!

Dopo avere visitato le pestarole di Costa Frigida, e anche il suggestivo impluvio poco distante, saliamo un ennesimo crinale dal quale abbiamo la visione di una vallata quasi alpina, scendiamo ripidamente in un ennesimo incantevole fosso, risaliamo di nuovo a scavalcare un’ennesima recinzione fino a una strada bianca. 

E arriviamo in pochi minuti alla periferia di Sacrofano, in vista del suo affascinante centro storico.

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