Le Mole del Fosso di S. Antonino

All’interno del Parco di Veio alcuni ruderi suggestivi perfettamente integrati nella natura

di Luigi Plos

Ci troviamo a circa tredici chilometri dal Grande Raccordo Anulare, di nuovo nel Parco di Veio, al suo estremo confine orientale, quasi sulla via Flaminia. E stiamo per avere a che fare con il Fosso di Sant’Antonino.

Al cospetto di Mola Paradisi

Questo fosso ha tre particolarità che lo rendono straordinario.

Primo. Nonostante sia la sorgente che il breve percorso si trovino a bassa quota e, quindi, il bacino sia ridotto, e nonostante scorra in una zona non particolarmente piovosa, quella appena a nord di Roma, per una particolare combinazione di falde e di porosità delle rocce vulcaniche questo fosso ha una portata d’acqua eccezionale, per tutto l’anno, anche in prolungati periodi di siccità, tanto da essere un vero fiume.

All’interno della Mola di Sopra

Secondo. L’area più vicina alle sorgenti è ricca di emergenze ferrose e solforose, che donano all’acqua colori intensi.

Terzo. È il regno delle mole. Ben quattro in tremila metri.

Presso la Mola di Sopra

E questo è normale. I nostri antenati edificavano infatti le mole accanto a cascate perenni (e il Fosso di Sant’Antonino ne ha molte).

Risultato? Un utilizzo proficuo dell’acqua e energia rinnovabile ante litteram.

Risalendo il fiume, troviamo la Mola di Sacrofano.

Poi abbiamo Mola Paradisi: un manufatto perfettamente integrato nella natura, dove non c’è soluzione di continuità fra i ruderi e le rocce.

Continuiamo verso monte, sfidando fango e rovi e giungiamo alla “Mola di Mezzo”, la più spettacolare, con la sua doppia cascata e il sistema di chiuse.

L’ultima, verso monte, è la “Mola di Sopra”, sempre accanto a una cascata e con i resti delle mole sparse all’interno.

Risalendo un ramo del fosso di S. Antonino, dopo il lago di pesca sportiva di Castelnuovo di Porto che dimostra la ricchezza d’acqua della zona, entriamo nel mondo delle sorgenti dai colori intensi. Ma questa è un’altra storia.

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