Le BCC sempre più vicine alle imprese innovative

La banca di comunità attira sempre più le imprese impegnate in ricerca, innovazione e presenza internazionale, andando a colmare spazi che le banche di maggiori dimensioni hanno difficoltà ad occupare. È una delle evidenze che emergono dal Rapporto 2020 del Centro Studi MET Gli anni delle crisi: l’industria italiana dal 2008 al 2020, presentato il 2 febbraio durante un seminario on line organizzato da Federasse

Le banche mutualistiche di comunità, di proprietà dei territori, caratterizzate da governance democratica, svolgono un ruolo complementare a quello delle banche di grandi dimensioni, capitalistiche, cross border e a proprietà mista (sia nazionale sia internazionale) con centri decisionali e spesso interessi “non prossimi” ai territori.

La formula bancaria cooperativa e mutualistica – evidenzia tra l’altro il Rapporto – consente di accompagnare sempre meglio le imprese maggiormente dinamiche senza abbandonare a sé stesse le intermedie e le statiche (quelle cioè che adottano uno o due dei driver della competitività) e che pure continuano a dare lavoro a centinaia di migliaia di persone e a produrre reddito. Elementi quanto mai preziosi soprattutto in un paese con difficoltà strutturali, ritardi sistemici e occupazione con ampia variabilità quali-quantitativa.

Un ulteriore dato confortante deriva dal dinamismo delle regioni del Sud Italia. Il Rapporto MET 2020 sottolinea difatti come la tendenza al mutamento della clientela delle BCC nel senso della modernizzazione non sia concentrata soltanto nel Centro-Nord, ma sia particolarmente diffusa anche nelle aree meridionali.

Il ruolo delle banche, d’altronde, rimane fondamentale nel finanziamento degli investimenti e delle strategie di crescita dell’industria. Non si può quindi prescindere da esse quando si vuole promuovere una strategia dinamica, in particolare per le imprese di minori dimensioni. Nel recente passato – evidenzia il Rapporto – un fenomeno rilevante è rappresentato dalla crescita delle Banche di Credito Cooperativo e dalla loro variazione nel panorama degli istituti di credito nazionali.

L’indagine MET consente di incrociare le caratteristiche strutturali delle imprese con gli istituti di riferimento che le stesse scelgono. Il dato centrale è che, nel periodo preso in esame dal Rapporto MET, si registra sia una crescita nella diffusione della clientela delle BCC sia un “miglioramento” qualitativo della stessa. 

Nel caso delle BCC la diffusione è stata fortemente accelerata, con una presenza all’interno dell’area di osservazione (industria in senso stretto e servizi alla produzione) che è passata dal 10% circa al 22% in nove anni. Questa crescita ha riguardato soprattutto le regioni del Centro-Nord, dove si è registrata un’accelerazione finale più marcata della media, ma va evidenziata anche la performance delle BCC nelle regioni meridionali, con una quota di imprese clienti prossima al 17% nel 2019 rispetto al 9% iniziale.

Di interesse ancora maggiore è l’indicazione del cosiddetto profilo di dinamismo delle imprese clienti di BCC: si tratta cioè di osservare la caratteristica della clientela con riferimento alle strategie dinamiche spesso analizzate nel rapporto, ovvero imprese integrate (impegnate simultaneamente nei tre driver della competitività, ricerca, innovazione e presenza internazionale), imprese intermedie (impegnate solo in uno o due dei driver segnalati), o statiche (prive di qualunque strategia).

Negli otto anni considerati, infatti, la caratteristica della clientela BCC sembra radicalmente mutata: nel 2011, infatti, si rilevava una maggior presenza di rapporti con BCC nel gruppo delle imprese statiche o con attività dinamiche parziali (intermedie nella nostra classificazione), mentre tra le imprese più dinamiche (integrate) la presenza di BCC si attestava solo al 7% contro valori prossimi al 10% per le altre due tipologie.

A partire dal 2015, invece, la clientela di BCC sembra orientarsi verso le tipologie imprenditoriali più dinamiche, anche seguendo un’accelerazione del mercato per questa tipologia di imprese. La presenza di clienti di BCC tra le imprese integrate, infatti, passa dal 7% nel 2011 a quasi il 30% nel 2019 a fronte di una crescita inferiore per le altre due classi (nello stesso periodo le intermedie passano dal 10,8% al 23,4%, mentre le statiche dal 9,7% al 20%).

Il “miglioramento” qualitativo della clientela, tuttavia, è fenomeno diffuso e, per capire se il comportamento delle imprese che utilizzano le BCC si è mosso come la media del settore o ha avuto un comportamento specifico può essere utile rapportare la “specializzazione” di mercato delle BCC nelle imprese più dinamiche (ossia più impegnate in attività di ricerca, innovazione ed esportazioni) con i comportamenti della clientela di Unicredit, la banca con più rapporti con imprese dinamiche in tutto il periodo di osservazione. Anche in questo caso i progressi delle BCC sembrano molto rilevanti.

Nello specifico, fatta 100 la quota di imprese con determinate caratteristiche che avevano rapporti con Unicredit, si rilevano valori delle imprese clienti di BCC cresciuti vistosamente per tutte le classi negli otto anni di osservazione. 

Vanno quindi sottolineati due aspetti. Il primo riguarda le imprese più attive, ossia le integrate, il cui numero indice cresce passando dal 16,1%, rispetto al valore Unicredit, a oltre il 60%, con una particolare accelerazione nel Mezzogiorno. 

Il secondo aspetto riguarda la crescita del numero indice per le imprese statiche, che arriva a superare 100 nelle regioni del Centro-Nord: in presenza di un valore complessivo in calo, questo dato sembra segnalare uno speciale radicamento delle BCC che, soprattutto al Nord, viene mantenuto anche presso una clientela più tradizionale.