Le BCC diminuiscono le disuguaglianze

Dove operano banche cooperative e mutualistiche lo sviluppo locale è più equilibrato e, soprattutto, si riducono le disuguaglianze di reddito tra gli appartenenti ad una medesima comunità. È quanto emerge da un interessante articolo di Juan Sergio Lopez, Responsabile Ufficio Analisi Economica

e Statistiche Creditizie di Federcasse,  pubblicato recentemente sul mensile “Credito Cooperativo” sulla base di diversi studi internazionali  usciti nel 2020 

Il concetto di crescita sostenibile è divenuto ormai familiare al grande pubblico e implica un ripensamento del concetto di sviluppo economico, in passato limitato alla sola valutazione degli indici di produzione industriale e di valore economico di mercato. La promozione di progresso sociale e ambientale è diventata una condizione indispensabile per poter parlare di effettiva crescita economica. Le Banche di Credito Cooperativo sono soggetti economici che si pongono completamente all’interno di questo paradigma perché hanno nella loro funzione obiettivo  queste finalità e si sono dotate nel tempo degli strumenti per perseguirle. Per questo motivo la loro operatività genera crescita economica e progresso sociale, come indicano alcuni studi pubblicati di recente sulla relazione tra presenza di BCC, crescita economica e riduzione della disuguaglianza.

Il ruolo multidimensionale della cooperazione di credito

Nonostante il Credito Cooperativo sia oggi un modello di successo, confermato da una crescita ininterrotta di soci, clienti e quote di mercato, questo stesso modello – incardinato nel mutualismo – viene messo in discussione e ritenuto non all’altezza delle sfide del mercato (globalizzazione, Unione Bancaria, digitalizzazione, ecc.). Ma le BCC hanno dimostrato di saper affrontare discontinuità regolamentari e di mercato molto impegnative.

È allora opportuno analizzare più a fondo il ruolo multidimensionale della cooperazione di credito per due motivazioni distinte ma intrecciate. La prima è verificare se l’impatto degli obiettivi che il Credito Cooperativo ha declinato nell’articolo 2 dello statuto tipo (dove si esplicita che la società ha lo scopo di favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca nonché la coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile del territorio nella quale opera) possa essere, almeno parzialmente, misurato. La seconda è che questo modello di business che consente di operare in coerenza con gli obiettivi di uno sviluppo equo dovrebbe non essere svantaggiato dalla normativa di settore in nome di una parità di regole formale ma non sostanziale.

Recentemente sono stati pubblicati alcuni studi accademici che consentono di aggiungere elementi conoscitivi importanti in merito al ruolo della finanza cooperativa nella promozione di uno sviluppo equo ed equilibrato. Vediamoli in sintesi.

1 Gran Bretagna. The Economics of Financial Cooperatives è un volume ambizioso, scritto dal prof. Amr Khafagy dell’Università di Gloucestershire in Gran Bretagna e pubblicato dalla casa editrice Routledge, che intende offrire un approfondito contributo alla comprensione del ruolo e dei meccanismi di funzionamento delle cooperative finanziarie. Sintetizzando in modo estremo, il modello teorico indica che non è tanto il peso della finanza quanto la struttura della finanza che influenza la disuguaglianza di reddito. Infatti, in un mercato imperfetto, caratterizzato da asimmetrie informative e costi di selezione, la presenza di sole istituzioni dedite alla massimizzazione del profitto tende ad ampliare le disuguaglianze di reddito e di ricchezza. Un settore bancario diversificato, che includa modelli alternativi, come le cooperative finanziarie, tende ad essere più inclusivo e a ridurre la disuguaglianza di reddito.

2 USA. Una domanda di ricerca simile a quella dello studio appena citato, ma riferita al solo caso italiano, la troviamo anche in un articolo pubblicato ad agosto scorso sulla rivista “Economic Enquiry” (Raoul Minetti, Pierluigi Murro e Valentina Peruzzi: Not all banks are equal. Cooperative banking and income inequality). Gli autori si chiedono se la natura delle istituzioni di credito presenti sul territorio (BCC, popolari, commerciali) abbia un impatto sulla disuguaglianza. L’analisi viene condotta con dati su scala provinciale per il periodo 2001-2011. 

Il modello adottato mette in relazione la disuguaglianza di reddito oltre che con la struttura del mercato bancario su scala provinciale (presenza di banche commerciali, popolari e BCC) con un insieme di variabili socio-economiche e di controllo che possono influenzare la variabile dipendente. I risultati indicano che la presenza di BCC ha un ruolo statisticamente significativo nel ridurre la disuguaglianza di reddito, in particolare nel Centro e nel Nord del paese. Inoltre, la presenza di BCC sembra mitigare la disuguaglianza di reddito specialmente nelle provincie che presentano una minore densità di sportelli per popolazione e una minore inclusione finanziaria. 

3 Australia. In Cooperative banks and local economic growth, di Paolo Coccorese dell’Università di Salerno e Sherrill Shaffer dell’Australian National University (pubblicato nei working paper del Centre for Applied Macroeconomic Analysis, Australian National University) gli autori si chiedono se le caratteristiche distintive delle banche cooperative abbiano un impatto sull’economia reale, in particolare tramite la promozione della crescita economica. Gli autori lavorano con dati su scala comunale, il livello di disaggregazione più fine ottenibile da fonti ufficiali. Il modello stimato mette in relazione variabili di performance economica (aumento del reddito, dell’occupazione e della produzione) con la presenza di diverse tipologie di banche nei comuni e con variabili socio-economiche locali. Il periodo considerato va dal 2001 al 2011. Il risultato ottenuto conferma che la presenza di BCC è associata con un incremento di reddito, occupazione e numero di imprese. L’effetto è significativo: gli autori stimano che la presenza di uno sportello BCC in un comune abbia determinato una crescita addizionale di reddito pro capite annuo dello 0,08% (ovvero circa il 15% in più rispetto ad una situazione senza BCC), del tasso di crescita annuale dell’occupazione dello 0,14% e del tasso di creazione di imprese dello 0,08% (circa il 60% in più rispetto ad una situazione senza BCC). 

4 Italia. I risultati di questo recente studio confermano, su una scala territoriale più dettagliata, quanto evidenziato in un articolo pubblicato nel 2015 su “Applied Economics” (Local Banking and local economic growth in Italy: some panel evidence, di G.M. Caporale, S. Di Colli, R. Di Salvo, J.S. Lopez) in cui gli autori analizzano la relazione tra presenza delle BCC e crescita economica su scala provinciale. Il risultato conferma che la presenza di BCC ha un effetto positivo sulla crescita ma tale effetto è significativo se le loro quote di mercato superano una determinata soglia.

L’articolo è stato pubblicato sul numero 9-2020 di “Credito Cooperativo”, mensile di Federcasse-Federazione italiana delle Banche di Credito Cooperativo Casse Rurali ed Artigiane