L’Arco di Settimio Severo

Nato a Leptis Magna, fu il primo imperatore africano di Roma. Combatté i Parti e per celebrare questa importante impresa bellica fece erigere un possente arco nel Foro Romano, ai piedi del Campidoglio, ricco di iscrizioni e bassorilievi. Ripercorriamo insieme la vicenda di Settimio Severo, che guidò l’impero dal 193 al 211 dopo Cristo

di Sabrina Valenti

Ogni monumento racconta una storia; se poi il monumento è dell’antica Roma, la storia diventa immediatamente ed inevitabilmente ricca di informazioni e di dettagli che trasformano il monumento stesso e lo fanno diventare, non più solo l’espressione artistica di una società, ma un libro, un’enciclopedia, tramite cui arricchire le nostre conoscenze.

L’arco di Settimio Severo ci racconta di gesta militari e ci riporta indietro nel tempo ad un momento difficile della storia della Roma imperiale: la fine del II secolo d.C. 

Roma era la padrona del mondo allora conosciuto, i suoi confini sterminati e difficilmente controllabili, le invasioni barbariche erano alle porte ed il potere centrale vacillava e spesso era in mano ai militari, in particolare ai Pretoriani, le guardie specializzate nella protezione dell’imperatore.

Furono proprio i Pretoriani ad uccidere il predecessore di Settimio Severo, Pertinace, senatore molto rispettato per le sue riconosciute qualità, come l’onestà, l’abilità e l’integrità dei costumi.

 

Purtroppo Pertinace riuscì a governare solo per 83 giorni e, dopo il suo assassinio, il 28 marzo del 193, a Roma si susseguirono 4 lunghi anni di guerre civili che solo Settimio Severo, acclamato imperatore dal Senato, riuscì a sedare, ripristinando il controllo e la stabilità politica. 

Settimio Severo, ventiduesimo imperatore romano, è il primo imperatore africano: nasce infatti a Leptis Magna, nel 145, da immigrati italici per parte di madre, da famiglia di origine libico-punica per parte di padre. 

Ebbe una formazione da giurista e retore: oltre il punico, parlava correttamente il latino ed il greco, e lanciato in politica si distinse subito, percorrendo così un brillante carriera, diventando prima governatore della Siria e poi della Gallia Lugdunense (Lugdunum è l’attuale Lione).

Nel 193 viene acclamato imperatore, in quattro anni riesce a sconfiggere gli usurpatori al trono e nel 197 entra finalmente vittorioso a Roma. Ma pochi mesi dopo è costretto a ripartire per la Siria: i Parti, popolazione iranica, avevano invaso la Mesopotamia.

Ed è proprio questa importante impresa bellica che l’arco che si erge nel Foro Romano, ai piedi del Campidoglio, racconta e ci testimonia con la sua ricchezza di iscrizioni e bassorilievi.

L’arco è imponente, a tre fornici, alto 20,88 metri, largo 23,27 e profondo 11,20. Ai fornici laterali si accede tramite brevi scalinate, mentre il passaggio centrale è attraversato da una strada che, al tempo della costruzione dell’arco, correva molto probabilmente ad un livello più alto di quella attuale, di età augustea. 

Sui due lati dell’attico (all’interno del quale vi sono presenti quattro vani), campeggia la maestosa iscrizione con la dedica a Settimio Severo ed al figlio, Bassiano detto Caracalla.

In realtà esaminando attentamente la quarta riga si possono notare tracce di rielaborazione: si osserva infatti che una serie di fori, destinati a sostenere le lettere di bronzo, non coincidono con le lettere attuali. Al posto della scritta “OPTIMIS FORTISSIMISQUE PRINCIPIBUS“ (“di ottimi e fortissimi principi”) è stato così possibile leggere “P. Septimio Getae nob. Caesari“, cioè la dedica all’altro figlio di Settimio Severo, Geta: originariamente l’iscrizione, quindi, era dedicata a Settimio ed ai suoi due figli, Caracalla e Geta. Ma, dopo la morte di Settimio Severo, Caracalla fece assassinare Geta e cancellare il suo nome da tutti i monumenti pubblici (attuando la “damnatio memoriae“, ovvero “condanna della memoria”).

L’arco è costruito in travertino e mattoni ed è interamente rivestito di marmo. 

La superficie, oltre alla presenza di un apparato descrittivo ricchissimo, è movimentata dalle quattro colonne, visibilmente staccate dal monumento e poggianti su alte basi. La decorazione comprende tutti gli elementi legati al tema della guerra: è quindi presente Marte, nelle chiavi del fornice centrale; “Vittorie con trofei” sopra l’archivolto; divinità maschili e femminili e alle basi delle colonne, sui tre lati liberi, sono raffigurati soldati romani con prigionieri Parti. 

Ma la parte più considerevole ed innovativa della decorazione è costituita dai quattro grandiosi pannelli di m 3,92 x 4,72 posti sopra i fornici minori, dove sono rappresentati i momenti salienti delle campagne contro i Parti. 

I pannelli ci raccontano, con ricchezza di dettagli, dell’esercito romano e delle gesta dell’Imperatore: sono quindi visibili gli accampamenti, le battaglie, i discorsi dell’Imperatore alle truppe, gli assedi alle città più importanti e la sottomissione dei barbari.

Alla testa del suo esercito, Settimio Severo, costeggiò l’Eufrate e giunse a Babilonia; le città partiche caddero, la capitale fu saccheggiata e furono fatti oltre centomila prigionieri.

L’imperatore però non inseguì Vologeso, il re dei Parti, ed infine concluse con lui la pace che rese la Mesopotamia romana. 

Nel 202, quindi, Severo tornò trionfalmente a Roma, dove ricompensò il popolo della fedeltà con feste ed elargizioni e nel 203, nella commemorazione del decimo anniversario del suo impero, il Senato decretò che ai piedi del Campidoglio fosse innalzato un arco trionfale all’imperatore «per avere ricostituito lo stato ed ingrandito l’impero del popolo romano». 

Durante il Medioevo, a causa della mancata manutenzione della Cloaca Maxima, il Foro tornò ad allagarsi e l’arco di Settimio Severo, come la maggior parte dei monumenti della zona, fu sepolto dai detriti, quasi per metà. Fu quindi possibile utilizzare i fornici come ricoveri o addirittura come botteghe. 

L’arco fu dissotterrato agli inizi dell’800, grazie al volere di Pio VII, ma occorsero diversi anni per vedere completati i lavori di sterro e l’arco fu completamente liberato nel 1898.