L’ARCO DI GIANO

Monumento possente, sorge nella pianura che si estende tra il fiume Tevere, il Palatino e l’Aventino. Ripercorriamone la sorprendente storia

L’Arco di Giano sorge in quella che può essere considerata l’area più importante di Roma: si tratta della pianura che si estende tra il fiume Tevere, il Palatino e l’Aventino, luogo dove, in antico, si incrociavano due delle principali vie di traffico dell’Italia centrale: il Tevere, a quel tempo navigabile dalla foce fino alla città di Orte, e la via che dall’Etruria scendeva in Campania, trovando proprio in questo punto un facile guado in corrispondenza dell’isola Tiberina. Qui sorse il primo porto commerciale di Roma, il Portus Tiberinus e qui nacque in modo spontaneo e naturale anche il primo mercato: il foro Boario.

L’area mantenne poi sempre questo nome: mercato dei buoi e la sua antichità e importanza la resero sempre oggetto di attenzioni da parte del potere. Le prime sistemazione monumentali dell’area risalgono infatti ai re etruschi, con la costruzione probabilmente ad opera di Servio Tullio, del tempio di Fortuna, situato nell’area sacra di S. Omobono.

Il grande Arco di Giano è invece uno degli ultimi monumenti innalzati in quest’area; il possente monumento è costruito con opera a sacco, rivestita di lastre marmo, molte delle quali sono di reimpiego, e i quattro robusti pilastri che lo compongono sorreggono una volta a crociera. Al di sopra dello zoccolo e sulla faccia esterna di ogni pilastro, sono presenti due file di nicchie, tre nicchie a fila, ornate da semicolonne e separate da una cornice al cui interno dovevano sicuramente alloggiare altrettante statue. I fornici sono decorati, nelle loro chiavi, da bassorilievi che rappresentano le divinità femminili più importanti: la dea Roma e Giunone, entrambe raffigurate sedute e Minerva e Cerere, rappresentate in piedi.

Un tempo era presente anche un attico, in mattoni, rivestito di marmo, che fu erroneamente distrutto nel 1830, anno del primo restauro, perché considerato medievale.

L’arco è definito di Giano, antico dio latino e poi romano, tra i più importanti e venerati: in epoca arcaica il suo culto era legato ai cicli naturali, ma con il passare del tempo il suo mito divenne sempre più complesso e Giano divenne il protettore di tutti gli inizi, i passaggi e le soglie, materiali o immateriali, custodendone l’entrata e l’uscita: per questo viene spesso raffigurato bifronte. In latino porta o passaggio si traduce ianuae, iani e l’arco in questione, nel punto in cui si trova, fungeva da ricovero per i commercianti che lavoravano nella zona, ma soprattutto da passaggio tra il Palatino ed il Foro Boario, per questo motivo fu definito Arco di Giano. In realtà si tratta di un arco di trionfo, da identificarsi con l’arcus Costantini, di cui parlano le fonti antiche che lo inseriscono nei monumenti della XI regione augustea. Ad ulteriore riprova della sua dedica, sono i frammenti di una grandiosa iscrizione dedicatoria, datata al IV secolo d.C., certamente appartenuta all’arco ed ora murati nella facciata della attigua chiesa di San Giorgio al Velabro, in cui si parla di un tiranno vinto da un imperatore, potendosi dunque riferire sia a Costantino, quanto a Costanzo II.

In età medievale il monumento fu trasformato in fortezza dalla famiglia Frangiane, che ne chiuse i fornici e lo trasformò in una torre; quest’ultima fu distrutta, insieme all’attico originario dell’arco di trionfo, nel 1830.

Sabrina Valenti