La Tenuta Massara

Una vecchia fattoria-modello oggi in completo abbandono, ma ancora capace di emanare fascino e ricordi

di Luigi Plos

Tre note su Tenuta Massara, che mi fece scoprire sei anni fa l’amico Carlo Infante, nel corso di uno dei suoi intriganti urban trekking. Prima nota: questo itinerario è vicinissimo a dove abito. Seconda nota: questo sito, e l’area che lo circonda, non solo è ideale per la modalità treno più bici (si scende a stazione Ottavia), ma anche… per praticare lo sci da fondo. Siamo infatti nella zona all’interno del GRA a maggiore altitudine e, anche, a latitudine più alta. Questo, almeno, in caso di nevicate come quelle del febbraio del 2012, che mi videro protagonista di gratificanti sciate lungo le carrarecce della zona che stiamo per vedere. Terza nota: questo luogo può essere osservato da un punto particolare.

Ogni volta che mi trovo sul treno fra le stazioni di Ottavia e San Filippo Neri (sulla linea Roma – Bracciano – Viterbo), mi siedo accanto al finestrino, lato destro, in direzione di Roma e attendo il momento in cui il treno sfila accanto all’entrata di Tenuta Massara, con due filari di pini che conducono lo sguardo verso un casale lontano di pregiata fattura.

Questa entrata è un maestoso portale con i capitelli di marmo che, invece di affacciare su una strada, si spalanca, del tutto decontestualizzato, sul sedime ferroviario. Al tempo del treno a vapore, un passaggio a livello ne permetteva il collegamento con la Trionfale. Oggi la ferrovia recide questo luogo dal resto del mondo.

L’insegna marmorea del portale ci ricorda che ci troviamo nel Parco Agricolo di Casal del Marmo, il cui nome deriva dalla quantità di marmi di epoca romana ritrovati nel tempo.

Stupendo, specie al tramonto, è il duplice filare di pini che dal portale d’ingresso conduce alla tenuta. Possiamo ammirare il complesso solo da fuori. Si evince comunque la cura dei particolari: colonne, capitelli, cancelli arabescati. Ennesima dimostrazione di quanto, un tempo, grande importanza veniva attribuita alla bellezza fine a sé stessa.

Lungo le pareti delle scuderie, ad esempio, furono incastonati bassorilievi in gesso con figure bucoliche, come buoi che tirano l’aratro o braccianti che mietono il grano. All’ingresso delle scuderie furono invece poste, sempre in gesso, teste di cavallo.

E la maestosità, intatta nonostante l’abbandono, è forse dovuta al fatto che questi edifici, inconsciamente, portano con sé il ricordo dei preesistenti insediamenti romani e medievali. In questa fattoria-modello c’era anche una scuola per i figli dei contadini.

Chissà se, e quanto, la vicina Co.Br.Ag.Or., la Cooperativa Braccianti Agricoli Organizzati (con annessa trattoria a chilometro zero, spaccio di succulenti prodotti agricoli, sede di scalmanate feste di bambini, con nostra figlia frequentatrice abituale nei primi dieci del duemila, e con, alle spalle, un’area di grande bellezza – quella dello sci da fondo) si è ispirata alla Tenuta Massara per creare una feconda comunità agricola.

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