La parità di genere e il Credito Cooperativo

L’otto marzo – data simbolica – iDEE, l’Associazione delle Donne del Credito Cooperativo, ha organizzato un convegno on-line per parlare di parità di genere. Sarà il primo di una serie d’incontri con cadenza annuale.

“Le donne sono una risorsa da valorizzare per il bene comune nel rispetto del talento, dell’impegno e della preparazione”: con queste parole la Presidente di iDEE, Teresa Fiordelisi, ha aperto il convegno in streaming organizzato dall’Associazione delle Donne del Credito Cooperativo in collaborazione con la Scuola Cooperativa di Federcasse.

Il Ben-Essere, sia individuale che sociale è uno dei temi più cari all’Associazione, sempre pronta a cogliere i mutamenti della società e gli impatti sull’individuo.  La consapevolezza è il mezzo per innescare il cambiamento, o meglio il cambio-mente, una rimodulazione del paradigma di pensiero, una parità che parta dalla mente per approdare nel mondo del lavoro, così asimmetrico rispetto a luoghi e settori.

 

 “Per produrre cambiamenti si deve sapere da dove si parte”, ha detto il Direttore Generale di Federcasse Sergio Gatti, moderatore dei lavori, entusiasta del numero degli iscritti al convegno: 530 – dato numerico che esprime curiosità, sensibilità ed attenzione del mondo cooperativo bancario. D’altronde la parità di genere è pari, nel suo valore, al cooperare. E’ necessario un cambiamento culturale volto a riconoscere, comprendere, formare e rendere consapevoli.

Diana Capone, Ivass-Banca d’Italia, ha presentato uno studio di Banca d’Italia sulla situazione della parità di genere nell’industria bancaria italiana. Da un attento esame emerge una diversity board nell’industria bancaria tra le banche quotate e non. E’ necessario un impegno ulteriore per affrontare e superare il gender gap nei ruoli esecutivi e nel top management, occorre una strategia aziendale “di sostegno in carriera della componente femminile.” 

 

Alberto Castelvecchi, docente universitario Luiss di Roma, ha affrontato il tema della comunicazione,  le parole che contano nel promuovere o ostacolare la parità di genere. A tal fine ha portato l’esempio di tre donne, diverse per età e ruolo: Golda Meir, primo ministro donna di Israele nel 1969, Ursula von der Leyen, attuale presidente dell’Unione Europea, Sheryl Sandberg, Amministratore Delegato di Facebook, donne che non hanno rinunciato alla maternità o alla cucina per esprimere il loro valore in altri ambiti. Le donne devono imparare a farsi avanti, a stimare le proprie capacità ed a negoziare per se stesse. La parità di genere è economicamente vantaggiosa e le aziende più profittevoli hanno 4 donne su 10 nel top management. La comunicazione – ha concluso – deve essere di sostegno alle politiche di welfare e di maternità.

Giuseppe Gambi, Andrea Benassi e Lorenzo Kasperkovitz si sono confrontati sul gender gap nel Credito Cooperativo e, analizzando dati e percentuali, hanno auspicato una strategia aziendale che incoraggi la presenza femminile.

Enrica Cavalli e Paolo Tripodi si sono poi soffermati sulle azioni da intraprendere per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia.

iDEE – Coordinamento Territoriale Lazio

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