La firma di un incisore e straordinario architetto

Il rinnovamento della chiesa e del complesso di Santa Maria del Priorato sull’Aventino, su commissione del cardinal Rezzonico, fu l’unico intervento in ambito architettonico di Giovan Battista Piranesi

di Francesco Rotatori

Siamo soliti associare il nome del veneto Giovan Battista Piranesi, attivo nell’Urbe dal 1740, alle sue celebri incisioni. Tra queste merita una particolare attenzione il capolavoro Le antichità romane del 1756: quattro grandi volumi composti da 250 tavole che hanno come soggetto le spoglie della Roma antica e propongono una descrizione archeologica e topografica della città. Piranesi era convinto, a differenza del contemporaneo Johann Joachim Winckelmann, che la civiltà romana fosse nettamente superiore a quella greca. Mentre quest’ultimo ammirava l’arte della Grecia classica, ritenendo quella romana puramente imitativa, Giovan Battista sosteneva, invece, che la semplicità, la gravità e la dignità dei costumi romani di età repubblicana rendessero eticamente più rilevante l’architettura del popolo italico. La tesi del Piranesi, esposta anche in vari scritti, fu aspramente criticata sia dal Winckelmann, il teorico per eccellenza del movimento neoclassico, che dai sostenitori di questi e della superiorità del mondo greco.

L’estro di Giovan Battista si manifesta, oltre che nel campo della grafica, anche nella sua singolare attività architettonica, esplicata pienamente solo in una occasione.

Già nel 1763 papa Clemente XIII aveva richiesto all’artista di modificare l’abside della basilica di San Giovanni in Laterano. Il progetto, di cui rimane traccia in vari fogli, venne purtroppo abbandonato nel giro di qualche anno.

Altare maggiore realizzato su disegno sempre del Piranesi

Il rinnovamento della chiesa e del complesso di Santa Maria del Priorato sull’Aventino, su commissione del cardinal Rezzonico, Gran Priore dell’Ordine, nel 1764, rappresenta, dunque, l’unico suo intervento in ambito architettonico.

Dapprima l’artista si occupò della piazza antistante, sul cui perimetro si innalzano tuttora monumenti, steli e obelischi allusivi ai passati trionfi della committenza. 

Volta della navata con rilievo su disegno del Piranesi

La facciata della chiesa si nota subito per il ricco corredo iconografico e, come d’altronde anche l’interno, per i serrati giochi luministici di bianco e nero che il veneto sembra riportare dall’incisione e dalla grafica direttamente nella terza dimensione. L’eclettismo dei motivi e la fusione atipica degli elementi sono evidenziati dal modo in cui essi sono liberamente proposti, come le sfingi affrontate dei capitelli, o i serpenti quali mensole ai lati di un sarcofago strigilato, su modello egizio, al centro del quale si apre la finestra circolare.

Sepolcro del Piranesi con statua di G. Angelini, 1780

La grande macchina dell’altare maggiore fu realizzata su disegni di Giovan Battista. Essa è composta da tre sarcofagi sovrapposti che intendono celebrare la Gloria di San Basilio circondato dagli angeli e presentano perfino un tondo con la Madonna, il Bambino e San Giovannino. Questa ammirevole risoluzione sostituisce la pala con San Basilio riceve la regola dalla Madonna col Bambino che tra il 1636 e il 1637 il pittore classicista Andrea Sacchi aveva realizzato per Antonio Barberini. L’opera è oggi esposta nella Villa Magistrale dell’Ordine. San Basilio è il protettore di un monastero fondato nell’XI secolo nel Foro di Augusto e che nel Duecento fu incorporato in una proprietà dei cavalieri dell’Ordine, da cui la venerazione. 

G.B. Piranesi, Le Antichità romane, frontespizio del IV tomo, 1756

Anche la decorazione della volta a botte della navata, realizzata a stucco, si deve al disegno del Piranesi. Ancora in questa occasione notiamo un tripudio di elementi giustapposti e dall’alta taratura simbolica: nella porzione centrale si distinguono un bassorilievo con San Giovanni Battista, identificato dalla targa dedicatoria, e un trionfo di putti che reggono la Croce sormontata dalla tiara papale. Spuntano anche delle navi coi rostri, a memoria delle vittorie dei Cavalieri nel Mediterraneo.

Il nome del Piranesi resta, inoltre, legato a questo luogo per un ulteriore motivo. Forse non molti sanno che il sepolcro dell’artista è stato eretto proprio nell’edificio da lui stesso ammodernato, nella seconda nicchia a destra. Le sue ceneri sono conservate sotto una scultura a lui dedicata, opera di Giuseppe Angelini, e che lo ritrae vestito secondo la moda degli antichi romani, con una toga, mentre si appoggia a un’erma nell’atto del pensare. In mano regge la pianta del tempio di Poseidone a Paestum. Proprio nella stupenda località, dove egli si recò nel 1777 per un ultimo viaggio, contrasse la malaria che lo avrebbe condotto alla morte l’anno successivo.