La Finanza Sostenibile patrimonio identitario del Gruppo Bancario Cooperativo

Gli accordi internazionali per lo sviluppo sostenibile e per il contrasto ai cambiamenti climatici impegnano le nostre società a un cambiamento di rotta. Si tratta di un percorso che trova un riferimento culturale naturale nella dottrina sociale della Chiesa ed è parte dell’identità del nostro Gruppo Bancario Cooperativo

di Daniele Caroni Direttore Finanza BCC Roma

Con l’adozione nel 2015 dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, i governi di tutto il mondo hanno scelto una via più sostenibile per il nostro pianeta e la nostra economia. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile è incentrata su 17 obiettivi che ci guideranno nella preparazione di un futuro in grado di garantire la stabilità, un pianeta sano, società eque, inclusive e resilienti nonché economie prospere. Si tratta di un piano d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Esso ingloba i 17 obiettivi in un grande programma d’azione per un totale di 169 “target”. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030.

Nel documento “Trasformare il nostro mondo: Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” pubblicato dal Dipartimento per la Pubblica Informazione Nazioni Unite, lo sviluppo sostenibile è definito come “uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni”. Viene inoltre specificato che “per raggiungere uno sviluppo sostenibile è importante armonizzare tre elementi fondamentali: la crescita economica, l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente”. Ecco quindi come le Nazioni Unite indicano la necessità di ripensare ad un modello economicamente sostenibile che tenga conto di fattori non solo di tipo macroeconomico ma anche di natura socio-economica. 

Ma in realtà solo dopo gli accordi di Parigi del 2015 l’urgenza di adottare misure vincolanti per la sopravvivenza del pianeta è salita prepotentemente all’attenzione dell’opinione pubblica europea. La Commissione Europea ha posto infatti particolare attenzione al tema emanando nel marzo del 2018 un piano di azione volto a porre in essere tutte le misure necessarie ad assicurare il perseguimento degli obiettivi indicati dagli accordi di Parigi che possono essere riassunti nella riduzione del 40% delle emissioni di gas serra, nel contenimento del riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi e nel soddisfacimento con fonti rinnovabili di almeno un terzo del fabbisogno energetico. Tale importante impulso ha trovato peraltro recentemente seguito anche in altre Istituzioni Europee come la BCE visto l’impegno della Governatrice Christine Lagarde a incrementare gli investimenti verdi nel quadro del “Green Deal” e a spendere il 30% del “Recovery Fund UE” in iniziative verdi  promettendo di “valutare ogni strada disponibile per combattere il cambiamento climatico”. 

Si rende dunque necessario uno straordinario sforzo sia a livello finanziario che di modello economico. Un modello che superi definitivamente l’approccio della scuola di Chicago che oramai cinquant’anni fa sosteneva che la responsabilità sociale di ogni azienda fosse quella di aumentare i propri profitti. La dottrina sociale della Chiesa, dall’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, alla fine dell’Ottocento, alla Caritas in Veritate, di Benedetto XVI, alla Laudato si’ sulla cura della casa comune di Papa Francesco, è lì a ricordare come lo sviluppo economico deve prima di tutto promuovere il bene comune e la dignità dell’uomo. 

Negli ultimi anni abbiamo quindi assistito da parte delle maggiori istituzioni della Comunità Internazionale alla promozione di un modello economico improntato alla tutela dell’ambiente, al rispetto dei diritti umani e ad una visione dell’impresa attenta sia al cambiamento climatico che a politiche di governance sensibili alle esigenze e al benessere dei dipendenti e dei fornitori. Questi valori, che trovano, come detto in precedenza, un riferimento culturale naturale nella dottrina sociale della Chiesa, rappresentano l’identità del Gruppo Bancario Cooperativo. 

Le BCC sono da sempre impegnate nella promozione sociale ed economica del territorio in cui operano, che per norma statutaria è destinatario di parte degli utili prodotti dalla Cooperativa. Fin dalla fine dell’Ottocento sacerdoti in prima linea contro l’usura trovarono nella costituzione delle prime Casse Rurali lo strumento privilegiato per salvare molti lavoratori da questa grave piaga sociale. Negli anni la particolare attenzione rivolta agli agricoltori e ai piccoli artigiani e commercianti ha consentito di assicurare il credito anche a chi, nelle piccole comunità di provincia, non riusciva a fornire le garanzie necessarie. Innumerevoli i finanziamenti e le coperture assicurative rivolte al mondo dell’agricoltura e, più recentemente, al fotovoltaico. Come pure le attività intraprese mediante microcredito e finanziamenti assistiti da garanzia pubblica. 

Nel decennio scorso l’industria del risparmio gestito ha visto una crescita esponenziale nel settore degli investimenti responsabili, diffusi con l’acronimo “ESG” dove “E” sta per Environment, “S” per Sociale e “G” per Governance. Le maggiori case di investimento così come le reti distributive bancarie hanno cavalcato l’onda visto l’ingente bisogno di capitali privati per finanziare e conseguire gli ambiziosi obiettivi analizzati in precedenza. È del tutto evidente che con l’esplosione del debito pubblico conseguente alle politiche fiscali espansive intraprese dai governi per contrastare la crisi economica generata dalla pandemia in atto, le risorse pubbliche, pur importanti, non saranno mai da sole sufficienti a garantire il successo che la transizione energetica e gli altri obiettivi indicati vengano realizzati entro la scadenza del 2030.   

La diffusione di prodotti di investimento “ESG” vivrà quindi una crescita ancora significativa nei prossimi anni. Il settore non è affatto maturo e tenderà ad espandersi in modo importante, rivitalizzato anche dal cambio di amministrazione americana, ora molto più sensibile ai temi del riscaldamento globale e delle energie rinnovabili rispetto al passato. 

In questo contesto le Banche di Credito Cooperativo sono posizionate in modo privilegiato per cogliere l’opportunità in atto. Esse possiedono infatti più di altri istituti di credito la credibilità necessaria per rivendicare i valori in parola. Anzi potremmo senza alcun dubbio sostenere che tali valori non sono solo condivisi ma costituiscono proprio l’identità del Gruppo Bancario Cooperativo e in particolare della BCC di Roma. Nella Mission definita dagli Statuti delle BCC trova risalto la promozione dell’educazione finanziaria della comunità in cui la Banca opera. Educare al risparmio comporta interloquire con le giovani generazioni aiutandole a pianificare il proprio futuro, a pensare e operare in modo responsabile. Peraltro innumerevoli studi ormai attestano che la generazione del momento, quella dei “Millennial”, è più disposta delle precedenti a porsi scrupoli di tipo etico. La Scuola di Formazione dell’Università Bocconi ha pubblicato nel novembre 2018 i risultati di un esperimento condotto su un campione di 248 studenti dei corsi di finanza all’ultimo anno di laurea specialistica della stessa Università. Sottoposti ad un test su diverse ipotesi di investimento gli studenti hanno espresso parere favorevole in modo significativo verso strumenti finanziari che, pur avendo un rendimento atteso inferiore agli altri, presentavano un alto grado di sostenibilità. È pertanto alto il livello di attenzione posto dai giovani ai temi dell’ambiente, del rispetto delle condizioni di lavoro e sociali e in generale della sostenibilità. Sta cambiando lo stesso concetto di proprietà. I millennials sono molto più propensi ad abbandonare il possesso a favore della possibilità di utilizzo (“sharing economy”). Si tratta della più ampia generazione che popola attualmente il pianeta e che entro il 2025 rappresenterà il 75% della popolazione in età lavorativa. Il contesto demografico rappresenta quindi una opportunità per guardare con fiducia ad un futuro caratterizzato da una maggiore responsabilità sociale sia a livello individuale che del mondo produttivo. Le Banche di Credito Cooperativo, non avendo la ricerca del profitto come ragione sociale, sono naturalmente deputate a raccogliere questa importante sfida di accompagnare i giovani, che ovviamente non dispongono usualmente di grandi patrimoni, in un percorso di lungo periodo volto a pianificare i propri progetti di vita ed a gestire i risparmi in modo responsabile. Tale opportunità rappresenta al contempo per le BCC una grande occasione di ricambio generazionale e di rivitalizzazione della compagine sociale, che da sempre costituisce la linfa vitale della BCC di Roma e del Gruppo Bancario Cooperativo.