La città murata

Con una fortificazione che costituisce uno degli esempi meglio conservati di architettura militare medioevale  in Europa, Montagnana si presenta come uno dei borghi più suggestivi del Veneto e d’Italia

Montagnana si presenta come un gioiello medievale d’intaccata bellezza. Portici, casette colorate e stradine acciottolate si snodano fra piazze e monumenti, come l’imponente Duomo. Fra le città murate del Veneto, è quella che meglio ha saputo conservare la sua cinta medievale: le manomissioni sono infatti poche e poco evidenti, al punto da poter affermare che attualmente l’ammiriamo più o meno come la si vedeva nel XIV secolo.

Probabilmente già abitata in età romana, nel X secolo apparteneva al marchese Ugo di Toscana, alla cui morte (1001) passò agli Este, che ne fecero un borgo fortificato. Dopo la conquista di Este ad opera dei padovani, Montagnana seguì le sorti di quella città fino a quando passò sotto il dominio veneziano, nel 1405. 

Le mura attuali, salvo il complesso di Castel San Zeno e i tratti di cinta ad oriente ed occidente che sono più antichi, risalgono alla metà del Trecento, quando i Carraresi, signori di Padova, vollero ampliare e rafforzare questo essenziale luogo forte di frontiera dello stato padovano contro la Verona degli Scaligeri, che dominava la vicina Legnago.

La città fortificata è racchiusa in un quadrilatero irregolare delle dimensioni di circa 600 x 300 metri con un’area di 24 ettari. Lo spessore del muro varia a seconda dei punti, ma in media è di poco inferiore al metro. L’altezza delle mura varia dai 6,30 metri agli 8, mentre le  fondamenta si spingono sotto il suolo per un paio di metri.

I merli sono di tipo guelfo (il bordo superiore non presenta il caratteristico incavo a “coda di rondine” dei merli ghibellini). Osservando attentamente ai lati di molti merli, si possono ancora notare piccoli fori quadrangolari, nei quali andavano infilati i travicelli di sostegno delle ventole girevoli che nascondevano i difensori, oltre che proteggerli dal tiro dei nemici.

 

Attorno alla cinta muraria correva un ampio fossato allagato con l’acqua del fiume Frassine per mezzo di un canale ad argini sopraelevati (il Fiumicello) avente funzione di vallo difensivo di saldatura lungo il quale, dalla parte padovana, stava un serraglio sopraelevato per la concentrazione delle truppe. Nei dintorni della città si trovavano paludi intransitabili o plaghe inondabili in caso di guerra. 

L’accesso alla città era controllato dalle porte fortificate del castello di San Zeno (ad est, verso Padova) e della Rocca degli Alberi (ad ovest, verso il veronese). Solo più tardi, nel ‘500, fu aperta a nord una terza porta (porta Nova o di Vicenza) per agevolare le comunicazioni con il porto fluviale del Frassine. Alla fine dell’Ottocento un quarto varco fu praticato verso sud, per accesso alla stazione ferroviaria (porta XX Settembre).

Ma le sorprese che è in grado di offrire Montagnana non si fermano alla cinta muraria. C’è il Duomo, ad esempio, che si protende in maniera asimmetrica su piazza Maggiore. Ricostruito pressoché integralmente a partire dal 1431 sulle tracce di una precedente chiesa romanica del XII secolo, fu portato a termine nei primi anni del 1500. L’imponente facciata mescola elementi gotici e rinascimentali e si presenta con un portale attribuito al Sansovino.

Passiamo al castello di San Zeno, che sorge nel luogo di un insediamento alto-medioevale, residenza degli eredi di Ugo il Grande di Toscana divenuti in seguito i marchesi d’Este. L’odierna costruzione risale per buona parte al XIII secolo, quando Ezzelino III da Romano, dopo averla data alle fiamme nel 1242, volle meglio fortificare Montagnana. L’edificio ha pianta rettangolare (metri 46 x 26) con un ampio cortile interno. Vi sono tracce di differenti epoche costruttive: i muri sono di laterizio, ma al suolo si nota la presenza di mattoni alternati a grossi blocchi di pietra trachite dei Colli Euganei. L’edificio ha subito numerosi rimaneggiamenti, alcuni dei quali hanno mascherato l’originaria struttura.

Monumento simbolo di Montagnana, incastonato nella cortina muraria verso occidente, è il castello di Porta Legnago, detto anche Rocca degli Alberi, che era attorniata in origine da un fossato sia all’interno che all’esterno delle mura e quindi collegata con ponti levatoi. Fu realizzata tra il 1360 e il 1362 su progetto di Franceschino De’ Schici, commissionato dal signore di Padova Francesco Da Carrara il Vecchio, i cui stemmi familiari (scalpellati dai veneziani successivamente alla sottomissione alla Serenissima nel 1405) compaiono accanto a quello del Comune di Padova. Il complesso è adibito dal 1963 a Ostello della Gioventù.

Montagnana è peraltro luogo di partenza ideale per i più importanti centri d’arte e cultura del Veneto. A poca distanza si trovano Villa Pojana del Palladio, nella lista Unesco insieme alle altre ville palladiane del Veneto; il trecentesco castello di Bevilacqua con il suo grande parco; Villa Correr a Casale di Scodosia, bellissima villa veneta di fine Seicento. Ci vuole solo mezz’ora, poi, per raggiungere il polmone verde dei Colli Euganei con il borgo di Arquà Petrarca. In un’ora o poco più si arriva a Padova, Venezia, Vicenza, Verona, Mantova e al lago di Garda.

Alla città di Montagnana è stata conferita la Bandiera arancione per le sue bellezze storiche e per la valorizzazione dei prodotti tipici, inoltre fa parte dell’associazione I borghi più belli d’Italia. Nel 2018 è riconosciuta tra le località Spighe Verdi, un riconoscimento nazionale conferito dalla FEE Italia (Foundation for Environmental Education) alle località italiane che promuovono uno sviluppo rurale sostenibile.