La “chirurgia sociale”, una terza via tra pubblico e privato

I problemi della sanità pubblica e i suoi talvolta lunghi tempi di attesa spingono molte persone a rivolgersi alle strutture private. Ma i costi sono spesso proibitivi. È così che nasce il progetto chirurgia sociale del dott. Francesco Bracci, socio BCC Roma, che offre una vasta gamma di interventi a prezzi calmierati

Poter risolvere un problema sanitario abbinando professionalità e costi ridotti, superando le difficoltà delle liste di attesa nelle strutture pubbliche. È questo l’obiettivo del progetto, che potremmo definire di sanità privata sociale, messo in campo dal dott. Francesco Bracci, socio della nostra Banca e specialista in chirurgia generale e dell’apparato digerente. Pur essendo le prestazioni offerte da strutture, per l’appunto, private, le tariffe sono fortemente contenute, con interventi chirurgici addominali, vascolari, senologici e del collo secondo pacchetti onnicomprensivi comprendenti equipe chirurgica, sala operatoria, materiali, degenza. Ma anche la diagnostica radiologica ed endoscopica può usufruire del sistema “privato sociale”.

Il progetto si avvale della collaborazione di una delle più prestigiose cliniche private della capitale, collocata al centro di Roma (“Nostra Signora della Mercede”, via Tagliamento, 25). La clinica, convenzionata con la maggior parte della Assicurazioni e Mutue private, è anche dotata di un centro di rianimazione e terapia intensiva. Sono peraltro in allestimento dei pacchetti di prevenzione a basso prezzo, dalla visita senologica all’ecografia, dalla visita ginecologica all’ecocardiogramma.

Le altre strutture in cui opera Francesco Bracci, sempre a Roma, sono il Medical Research in via Teodoro Mommsen e l’Ospedale Israelitico in Piazza di San Bartolomeo all’Isola. A Guidonia Montecelio è presente invece la Health Clinic. Per saperne di più abbiamo parlato brevemente proprio con Francesco Bracci.

Dottore, come nasce il progetto di chirurgia sociale?

Il progetto nasce dalla constatazione della inadeguatezza della sanità pubblica a soddisfare le esigenze di tanti pazienti, soprattutto nel centro-sud. Per le piccole e medie patologie e per la diagnostica ci sono liste d’attesa enormi. Ecco quindi la necessità di offrire un servizio a costi ridotti e con una tempistica assai più celere, un servizio a cui i cittadini avrebbero diritto con il servizio sanitario nazionale ma di cui in realtà non riescono ad usufruire.

Esempi pratici?

Parliamo dei problemi di ernia, che sono diffusissimi: in una clinica pubblica del sud per un intervento di questo tipo le liste d’attesa vanno dall’anno ai due anni. Tempi biblici. Se si sceglie, pertanto, di andare in una clinica privata quell’intervento viene a costare dai 3mila ai 5mila euro. Nei nostri punti di chirurgia sociale il costo globale di un’ernia inguinale è invece sui 1.500 euro. Altro esempio abbastanza comune: una gastroscopia o una colonscopia. Anche qui tempi di attesa enormi. Se allora ci si rivolge a una clinica privata il costo è sui 650 euro. Noi riusciamo a tenere la cifra complessiva intorno ai 250 euro, compresa l’anestesia. Per avere queste prestazioni è stato necessario radunare medici che la pensano alla mia stessa maniera e strutture disposte a supportare questo progetto abbattendo i costi.