La chiesa di San Pantaleo a Roma

Appartato rispetto alla vicina Piazza Navona, questo edificio religioso vanta una illustrissima tradizione, che collega la memoria di un lontanissimo passato d’età addirittura romana a vicende legate a innovazioni sociali culturali molto più recenti

La chiesa di san Pantaleo a Roma sorge nella omonima piazza e si incastona tra essa e la piazzetta dei Massimi che la cinge sul lato posteriore. Appartato quindi dall’immenso aprirsi di Piazza Navona, questo luogo di culto si pone discretamente nel tessuto urbano della capitale, quasi nascondendosi tra i monumenti del quartiere di Parione nel quale è ubicato. La sua stessa facciata neoclassica, gioiello dell’opera romana del Valadier, si affacciava anche essa, in origine, sulla strettissima via di San Pantaleo, prima che, in occasione dei lavori per la creazione di Corso Vittorio Emanuele, venisse aperto l’attuale slargo creato dalla demolizione di quella via e dei vicoli adiacenti. Malgrado questo suo essere in disparte e le sue piccole dimensioni, San Pantaleo vanta però una illustrissima tradizione, che collega la memoria di un lontanissimo passato d’età addirittura romana a vicende legate a innovazioni sociali e culturali molto più recenti.

La chiesa, infatti, certo esistente già dal XII secolo, fu consacrata da papa Onorio III nel 1216, e dedicata a San Pantaleone (poi divenuto Pantaleo ), martire cristiano morto nel 305, patrono dei medici e delle nutrici. Fu poi riedificata, dopo vari restauri, nel 1681, da Antonio de Rossi, e solo nel 1806 Giuseppe Valadier la completò costruendo l’attuale facciata. Già dal 1812, però, essa era stata affidata a San Giuseppe Calasanzio , fondatore dell’ordine degli Scolopi, il quale a seguito di tale circostanza aveva comprato dalla famiglia Torres il palazzo che tutt’ora si affaccia nella piazzetta de Massimi retrostante la chiesa.

Sia questo edificio, di impianto cinquecentesco, come pure la piccola piazza che lo accoglie, sorgono sulle rovine dell’Odeon, un antico teatro costruito sotto Domiziano tra il 92 e il 96 d.c., i cui resti, non più visibili, sono inglobati ora in palazzo Massimo. Il santo lo aveva comprato per farne la sede madre della “Congregazione Paolina dei Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie”, associazione di beneficenza da lui istituita con lo scopo di offrire istruzione gratuita ai poveri, e della quale aveva aperto a Trastevere la prima sede. Quando poi nel 1621 la congregazione religiosa che teneva la gestione delle scuole pie fu elevata ad Ordine ecclesiastico superiore da papa Gregorio XV, la chiesa e il palazzo Torres divennero sede ufficiale dell’ordine degli Scolopi e delle Case Pie, costituendo un unico centro religioso didattico ed assistenziale che ebbe il merito di portare a compimento la prima struttura scolastica gratuita di tutta Europa.

La chiesa, al suo interno, si presenta con una originale struttura che coniuga la ricchezza dell’architettura barocca con la semplicità della forma classica della sua navata unica, quasi quadrata, coperta con una volta a botte, e affiancata da due cappelle per lato, incorniciate da pilastri corinzi e sormontate da trabeazione continua. La volta affrescata con “Il Trionfo del nome di Maria” da un allievo di Pietro da Cortona, amplifica la spazialità dell’interno con uno sfavillio di colori e di luce, nel quale si mescolano cielo e figure. Mentre tutte le altre tele che decorano le cappelle e gli altari mostrano il lato più edificante della pittura del tardo seicento, come quella raffigurante San Pantaleo che guarisce gli infermi, già attribuita a Mattia Preti.

Il palazzo Torres, con la sua austera facciata cinquecentesca, si articola con il vicino palazzo Massimo Istoriato, prezioso esempio di palazzo romano affrescato all’esterno forse da Daniele da Volterra, delimitando lo spazio incantato della piccola piazza de Massimi, al centro della quale è stata eretta nel 1950 una colonna proveniente dall’antica area archeologica.

È nel palazzo Torres che San Giuseppe Calasanzio visse per 36 anni, lavorando alla gestione delle scuole da lui fondate, e in questo luogo rimane infatti ancora custodita la memoria di tutta la sua vita, sia tramite l’archivio dell’Ordine degli Scolopi, sia con il Museo della famiglia Calasanziana , comprendente, oltre che pregiati dipinti, la cappella delle reliquie del Santo, custodite nel prezioso reliquiario del 700 restaurato dal Valadier.

Licia Sdruscia