La cascata dell’acqua di Nepi

Nei pressi del celebre stabilimento di acqua effervescente si trova una stupenda cascata. È al centro di una conca verdeggiante e rosseggiante per via delle emergenze ferrose

di Luigi Plos

Lo stabilimento della celebre acqua di Nepi, l’acqua a chilometri zero dei romani, si trova alla testa della forra più gigantesca della provincia di Roma, quella del Rio Cerreto.

Di questa forra ho parlato spesso nei miei resoconti sui luoghi segreti a due passi da Roma. In particolare per via degli incastellamenti altomedievali che la scrutano dall’alto e che avevano un tempo la funzione di bloccare sul ciglio della forra, come un’immensa linea Maginot naturale, le scorrerie saracene. Il loro scopo era quello di proteggere il Tevere, un tempo navigabile e “commerciabile”, la via Flaminia e l’abbazia di Farfa. Detto questo, la particolarità dello stabilimento dell’Acqua di Nepi è che davanti all’entrata ci sono due fontane.

Dalla prima, attiva per poche ore a settimana, attingono la celebre acqua minerale i cittadini nepesini. Dalla seconda, distante sì e no quattro metri, sgorga un’acqua frizzante come quella della prima fontana, ma… sulfurea.

Come è possibile? Per via di una curiosità geologica: nel terreno ci sono due falde una accanto all’altra, contenenti entrambe l’acqua di Nepi e non comunicanti, essendo separate da uno stretto diaframma di roccia. E una delle due è infiltrata dallo zolfo!

Personalmente amo bere la benefica acqua frizzante e sulfurea che scaturisce da questa seconda fontana, peraltro sempre attiva a differenza dell’altra, ma sono fra i pochi a gradirla.

Bene. Fino allo scorso 29 novembre (2020) ero venuto ventine di volte ad attingere la mia acqua preferita, fra una scorreria parasaracena e l’altra nello splendido territorio nepesino. Un dì, alla partenza di un’escursione di gruppo, il compagno di merende Marco ha un’intuizione e scende nella forra sottostante, dove da sempre ci colpiva lo scroscio di una cascata. Conoscendo le difficoltà di scendere sul fondo del Rio Cerreto più avanti, avevamo sempre ritenuto troppo complicato andare in cerca di questa cascata.

Invece… un ripido pendio ma fattibile, un duecento metri di camminata scivolosa e, dopo pochi minuti, eravamo al cospetto di questa stupenda cascata insieme al gruppo (penso il primo gruppo a vederla), al centro di una conca verdeggiante e rosseggiante per vie delle emergenze ferrose.

Chi è che diceva: “L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”? Ah, sì. Proust! E come aveva ragione! Questa volta più che mai.

E… vogliamo poi parlare del ponte romano appena a monte della cascata? Ennesima meraviglia sconosciuta a due passi da Roma!

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