l campo preaeronautico di Pescocostanzo

Una storia inedita dell’aviazione italiana sugli Altopiani Maggiori d’Abruzzo. Il campo si prestò nel 1930 alle esercitazioni di volo di un piccolo aeroplano italiano, il Fiat A.S.1 munito di sci

Un’altra preziosità si è aggiunta alle ricerche sulla storia sciistica, turistica e di guerra di Roccaraso. Questa volta riguarda in particolare Pescocostanzo, una delle tre località turistiche degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo. E così, tra sci di fondo e di salto, quelli di discesa e quelli posti sotto lo slittone della slittovia del Monte Zurrone a Roccaraso, il primo impianto di risalita degli Altopiani, è emersa anche la storia del primo aereo italiano con gli sci che fu sperimentato nel nostro cielo: un frammento della storia più vasta e affascinante dell’Aeronautica Militare Italiana.

Aeroporto

Le avvincenti ricerche sono state compiute presso l’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare Italiana e si sono arricchite anche di una rivista dell’epoca e di alcune cartoline recanti l’immagine dell’aeroporto, scovate nei mercatini dell’antiquariato dal pescolano Giuseppe Di Padova. Altri articoli di giornale, rintracciati dal giornalista romano Lorenzo Grassi, testimoniano e arricchiscono la vicenda aviatoria. Così tutta la documentazione è stata raccolta e pubblicata nel piccolo libro intitolato E ancora gli sci. In volo su Pescocostanzo con Italo Balbo. Il volumetto reca la prefazione del Prof. Francesco Sabatini, presidente emerito dell’Accademia della Crusca, nato a Pescocostanzo.

Solo i pochi anziani del paese rimasti in vita ricordavano di aver visto volare per una quindicina di anni intrepidi aerei sopra le antiche case risalenti al 1500. Quegli aerei biplano fin dal 1927 sostavano sul piano sotto Pescocostanzo, protetti da piccoli hangar realizzati con il robusto legno di agili piante di faggio avvolto da candida tela incerata. Nel settembre del 1943 sulla Regione degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo apparve lo spettro della Seconda Guerra Mondiale e del piccolo aeroporto di Pescocostanzo si persero le tracce; in seguito fu radiato dai registri dell’Aeronautica Militare. La linea Gustav, realizzata in un batter d’occhio dai soldati tedeschi, attraversava il territorio con un sistema formidabile di trincee, camminamenti, postazioni e campi minati, posti a sbarramento di una ipotetica offensiva da parte degli Alleati. Si trovava lì in mezzo il piccolo aeroporto e forse svolse anche un ruolo durante quelle operazioni di guerra, ma nessuno lo saprà mai, perché gli abitanti di Pescocostanzo e delle vicine Rivisondoli e Roccaraso agli inizi di novembre erano tutti sfollati per la maggior parte verso la Valle Peligna e gli altri, con estenuanti e pericolose peripezie attraversarono le montagne verso il fiume Sangro, linea di confine dei due eserciti, per arrivare nella Puglia già libera.

Quello di Pescocostanzo era un “campo di fortuna”, come si rileva in una piccola cartella rinvenuta nell’archivio dell’Aeronautica Militare Italiana; uno dei 282 campi disseminati dalla metà degli anni ’20 su tutto il territorio italiano, quando la nascente aeronautica aveva bisogno di punti di riferimento per consentire agli aerei in volo di atterrarvi in caso di estrema necessità. Poi il campo di aviazione assunse la funzione di campo preaeronautico e i piloti della Riserva della Regia Aeronautica venivano qui inviati per compiere il loro addestramento. È questa la situazione che quel 2 marzo del 1930 si trovò davanti agli occhi Italo Balbo pilota e Ministro della Regia Aeronautica. Ma c’era un elemento in più che tutto rendeva candido e soffice: la neve. E la pista stesa sul Quarto Grande, uno dei sei piani che componevano il sistema naturale degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo, così si prestò alle esercitazioni di volo di un piccolo aeroplano italiano, il Fiat A.S.1 munito di sci.

FiatAS1

Dopo il collaudo avvenuto in gennaio, prima a Mirafiori e poi a Sauze d’Oulx, da parte del collaudatore della Fiat Giovanni Battista Bottalla, il primo aereo italiano con gli sci giunse all’aeroporto di Pescocostanzo per le prime esercitazioni di volo. Furono esercitazioni che variarono tra i 300 e i 500 metri di altezza e alle quali il Ministro conferì nel pomeriggio della domenica, dopo che la mattina aveva volato con gli ufficiali dell’Aeronautica e dell’Esercito, il crisma del vero primato, quello del cosiddetto “volo fuori campo”, cioè effettuato con atterraggio e decollo su piccole radure innevate. Italo Balbo voleva dimostrare non solo la bontà delle caratteristiche tecniche dell’aereo, scelto con un concorso ministeriale, ma anche la sua capacità di alzarsi in volo e di atterrare su piccoli spazi innevati che in montagna costituiscono una situazione ricorrente in caso di guerra, ma anche durante voli turistici, per i quali l’aereo della Fiat era particolarmente dotato.

Dopo una quindicina di giorni gli esperimenti si svolsero di nuovo a Cortina d’Ampezzo in località Campo di Sopra. L’anno successivo il Ministro ripeté gli esperimenti sempre nella località dolomitica, dopo che sull’aereo furono effettuate una serie di modifiche, compresa quella della fusoliera, che fu trasformata nella struttura in legno e nel rivestimento in tela mediante l’uso più moderno e robusto dell’alluminio. Anche il motore fu sostituito con uno più potente per rendere il velivolo più veloce e sicuro.

Agli inizi dell’estate 1943 l’aeroporto, con una solenne cerimonia commemorativa dei piloti caduti in battaglia e alla presenza dei loro familiari, fu intitolato al pilota Stefano Cagna, il più giovane Generale di Brigata della Regia Aeronautica Italiana. Egli fu copilota di Italo Balbo nelle Trasvolate Oceaniche e finì disperso in battaglia sul cielo delle Isole Baleari il 1° agosto 1940, durante una incursione contro la flotta britannica che si apprestava ad avvicinarsi alla Sardegna per colpire le basi militari italiane.

Ugo Del Castello

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