Isernia una storia antichissima

La città molisana è stata più volte distrutta da terremoti ed eserciti, ma è sempre rinata. Ripercorriamone brevemente le articolate vicende, dagli insediamenti di epoca paleolitica al dominio sannita, fino all’annessione al Regno d’Italia

Isernia sorge su uno sperone di roccia in una rigogliosa area collinare, non lontano dal confine regionale con l’Abruzzo, il Lazio e la Campania. Circondata da un paesaggio incontaminato e da piccoli paesi, la città vanta origini antichissime: fu infatti tra i primi insediamenti paleolitici documentati d’Europa. Nel corso dei secoli Isernia ha subito diverse distruzioni, compresi devastanti terremoti, ma ha sempre saputo rialzarsi. La parte bassa della città ha peraltro mantenuto, seppure parzialmente, il suo aspetto originario ed ancor oggi è contraddistinta dagli stretti vicoli, molto suggestivi e caratteristici.

La Fontana Fraterna

La Torre campanaria della Cattedrale

Fin dal V secolo a.C. la città fu sotto il dominio dei Sanniti. Grazie alla sua posizione strategica, il suo controllo fu cruciale durante le guerre che portarono Isernia a diventare, nel 264 a.C., una  colonia romana. Durante la “Guerra sociale”, che vide opposti Roma e i municipia dell’Italia fino ad allora alleati, fu occupata dagli italici dopo un lungo assedio e divenne la loro capitale. Cadde alla fine della guerra per mano di Silla, che la rase al suolo. Nei secoli successivi vari imperatori, da Cesare a Nerone, promossero un piano di ripopolamento inviando colonie nei territori ove sorgeva la città. Ma dopo la caduta dell’Impero romano, Isernia venne distrutta più volte, prima dai Vandali, capitanati da Genserico, e poi dai Saraceni, negli anni 860, 882 e 883.

Nel VII secolo, i Longobardi del ducato di Benevento ne promossero la rinascita ma, successivamente, durante il dominio normanno, Isernia conobbe una fase di declino. Nel XIII secolo, la città rinacque ancora, grazie a Federico II. Poi un altro passaggio importante: nel 1519 Isernia fu infatti annessa da Carlo V al Regno di Napoli.

Alla fine del XVIII secolo Isernia risultava come la città più popolosa del Contado di Molise. Oppose resistenza prima alle truppe francesi durante il periodo napoleonico, poi contro i Piemontesi nei mesi della reazione borbonica, a cui seguì l’annessione al nuovo Regno d’Italia.

Il 23 ottobre 1860 Isernia ospitò per una notte Vittorio Emanuele II di Savoia in viaggio per recarsi a Teano ad incontrare Giuseppe Garibaldi. Il Sovrano prese alloggio presso il Palazzo Cimorelli, sito nella via che poi prese il suo nome. 

Facciata dell’Eremo dei Santi Cosma e Damiano

Ma le fasi di distruzione e rinascita, così frequenti nelle vicende di Isernia, non erano ancora terminate. Il 10 settembre 1943, infatti, la città subì un pesantissimo bombardamento da parte degli alleati, che rase al suolo quasi un terzo dell’abitato e provocò la morte di un numero altissimo di persone. 

Questa, dunque, la storia articolatissima di Isernia. Chi volesse visitarla noterà che fra i monumenti più interessanti spicca la Fontana Fraterna, realizzata tra il Duecento e il Trecento in onore di uno dei figli illustri della città, papa Celestino V: si tratta di  un portico a sei archi, delimitati da sei colonne, con un pilastro in posizione centrale. La Fontana Fraterna è annoverata fra le fontane monumentali d’Italia per la sua mirabile struttura architettonica. Si tratta di un vero e proprio simbolo per Isernia.

L’Arco di S. Pietro

La Cattedrale di San Pietro, invece è la chiesa più importante della città. L’edificio attuale sorge su un antico tempio pagano italico del III secolo a.C. di cui è rimasto integro l’intero podio. Più volte distrutta da terremoti, è stata ricostruita nel XIX secolo e custodisce una bella icona di stile bizantino, conosciuta come “La Madonna della luce”.

Ai margini della città sorge l’Eremo dei Santi Cosma e Damiano, costruito sopra un tempio pagano, meta di un tradizionale pellegrinaggio religioso a fine settembre. Nei pressi di Isernia passano anche alcuni dei tratturi più celebri dell’antichità, come il Tratturo Pescasseroli-Candela.

Da sottolineare che nella periferia orientale della città sorge il Museo nazionale del Paleolitico di Isernia, allestito sul luogo stesso del ritrovamento del sito di “Isernia La Pineta”, giacimento preistorico del Paleolitico inferiore che, grazie ad una superficie archeologica di circa 300 mq e migliaia di reperti archeologici conservati all’interno dei sedimenti, ha permesso di ricostruire un piccolo tassello della nostra lunga storia evolutiva.

Lo studio dei sedimenti, dei resti di pollini, delle migliaia di reperti faunistici e degli strumenti in selce e calcare prodotti e utilizzati dall’uomo, ha fornito indicazioni fondamentali per la comprensione degli ambienti, dei modi di vita e delle strategie adottate dai gruppi di Homo heidelbergensis vissuti ad Isernia circa 600.000 anni fa.