Il risparmio: per gli italiani un valore ancora fondamentale

Pubblicata l’indagine di Acri e Ipsos in occasione della 94ª Giornata Mondiale del Risparmio. I dati confermano un Paese ancora fortemente caratterizzato dal risparmio delle famiglie, vissuto come valore economico ed etico nella prospettiva di un futuro migliore a livello individuale e collettivo

Il 30 ottobre scorso l’Acri, Associazione delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio, ha presentato a Roma l’indagine sugli italiani e il risparmio, realizzata in collaborazione con Ipsos in occasione della 94ª Giornata Mondiale del Risparmio. I risultati del rapporto sono suddivisi in due macro aree: la prima, comune a tutte le rilevazioni, consente di delineare l’atteggiamento degli italiani verso il risparmio, evidenziandone i cambiamenti rispetto al passato; la seconda è focalizzata sul tema specifico della giornata, che quest’anno è stato “Etica del risparmio e sviluppo”. Si è trattato, come da tradizione, di un’importante occasione di analisi e confronto su una delle caratteristiche peculiari e di maggiore impatto socio-economico del Paese.

L’oggetto dell’indagine è inserito in un quadro di riferimento nel quale il 2018 è percepito come anno di attesa: un presente complesso e contraddittorio, sospeso tra un passato recente e grandi aspettative per il futuro, con la consapevolezza dei miglioramenti intervenuti ma in una situazione di crisi mai realmente superata. La percezione è variegata, con elementi contrastanti: nel Centro Sud giovani fino ai 30 anni più positivi a fronte del calo di fiducia dei 31-44enni nel Nord Est, aumento delle famiglie che non hanno avuto nessuna difficoltà a mantenere il proprio tenore di vita (37% nel 2018 rispetto a 35% nel 2017) e contestuale crescita di coloro che sono state colpite dalla crisi in merito al lavoro (24% a fronte del 19% nel 2017). Aumenta il numero di coloro che migliorano la propria situazione e si riduce quello di coloro che si situano in “crisi grave” di risparmio (al 24% dal precedente 25%); nel complesso, quindi, il numero dei fiduciosi nel miglioramento della situazione personale è superiore di 14 punti rispetto a coloro che hanno la percezione opposta.

Sullo sfondo le prospettive dell’Italia ancora strettamente legate alla scelta europeista, ritenuta più importante che in passato (per il 66% l’uscita equivale a un danno per il Paese), così come il 56%, considera un vantaggio rimanere nell’euro, pur riscontrando una forte delusione per i mancati progressi dell’unificazione (53%).

Questo quadro di incertezza si rispecchia sulle decisioni di risparmio e di consumo: la tradizionale tensione positiva al risparmio è ancora molto forte e riguarda l’86% della popolazione, come lo scorso anno, con segnali di ulteriore rafforzamento: il 38% non è tranquillo se non mette da parte dei risparmi, il 37% consuma tutto il reddito ma solo il 14% intacca il risparmio accumulato. Al contempo aumentano lievemente le famiglie in saldo negativo di risparmio (dal 21% al 22%) e quelle che ricorrono a prestiti (dal 5% all’8%). L’aumento del risparmio lordo delle famiglie (+18% rispetto allo stesso periodo del 2017) è riscontrato anche dall’Istat. A conferma 8 famiglie su 10, rispetto a spese impreviste di 1.000 euro, riuscirebbero ad affrontarne una con risorse proprie mentre poco più di una famiglia su tre potrebbe fare fronte con le sole proprie risorse a una spesa di circa 10.000 euro.

Ma cosa rappresenta per gli italiani oggi il risparmio a livello qualitativo e di valore? Risparmiare è attenzione alle spese superflue e agli sprechi, è un atteggiamento positivo di vita quotidiano che significa tranquillità, saggezza, pensare al futuro (27%), in particolare per tutelarsi dai rischi (37%) e accumulare risorse per attuare un progetto (26%). Cresce anche il valore sociale attribuito al risparmio: per il 51% è utile per educare i giovani a una vita consapevole ed equilibrata e per lo sviluppo sociale e civile del Paese (80%).

Come accennato, il forte orientamento al risparmio incide sulle scelte di consumo che diventano più guardinghe e accorte, con il rallentamento del recupero dei consumi registrato negli ultimi anni. L’italiano torna ad essere più attento soprattutto riguarda ai beni più incrementati nel recente passato (investimenti semi-durevoli e alcuni beni di prima necessità, quali alimentari e casalinghi), mentre farmaci e divertimento sono ridotti lievemente rispetto al 2017.

La relazione tra risparmio e investimento vede poi confermata la preferenza elevata degli italiani per la liquidità, mentre aumenta chi desidera investirne una parte minoritaria (dal 22% al 26%). Sembra, però, che non esista più l’investimento ideale, dal momento che il 32% lo indica negli immobili, in costante aumento, il 31% negli investimenti finanziari reputati più sicuri e il 30% pensa che l’investimento ideale non esista. In ogni caso il risparmiatore è attento alla bassa rischiosità del tipo di investimento ed è preoccupato del sistema di tutele messo a difesa del suo risparmio, che il 64% ritiene poco efficace.

Inoltre, per il 79% degli italiani, sempre più attenti alla dimensione di sostenibilità etica ed ambientale, le aziende, protagoniste del mondo produttivo e potenziali oggetti di investimento, devono meritare la fiducia dei cittadini, ponendo attenzione all’impatto delle loro azioni su ambiente e tessuto sociale e rispondendo alle sollecitazioni di essere aziende responsabili e sostenibili ad ampio raggio.

Silvana Nitti Valentini