Il pianeta che speriamo

Nel documento preparatorio della prossima “Settimana Sociale dei Cattolici” (che si terrà a Taranto nell’ottobre del 2021) troviamo un passaggio significativo sui temi finanziari ed il ruolo delle banche cooperative di comunità. Vediamolo insieme

“All’improvviso nel mondo globalizzato ha fatto irruzione il coronavirus sorprendendo tutti per il carico di morti che ha procurato, per il dolore e le sofferenze che ha seminato, per la paura che ha insinuato, per le certezze che ha distrutto”. Si apre con queste parole forti l’Instrumentum Laboris, il documento preparatorio della 49ma edizione della “Settimana Sociale” dei cattolici, in programma a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021 e che avrà per tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro. #tuttoèconnesso”.

Papa Francesco – si legge ancora  nel documento – si è fatto voce dello smarrimento di tutti: “Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati”.

Il documento è stato presentato ufficialmente il 19 novembre scorso in modalità telematica. Evento cui hanno partecipato Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto e Presidente del Comitato Scientifico ed Organizzatore delle Settimane Sociali, Mauro Magatti, sociologo e Segretario medesimo Comitato, l’economista suor Alessandra Smerilli, componente il Comitato Scientifico, il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli.

Il filo conduttore dell’Instrumentum Laboris, che segnerà il dibattito di Taranto (città in cui si incrociano simbolicamente crisi sociale, economica ed ambientale) è che la pandemia ha messo in luce una profonda verità, ossia la piena interconnessione tra le questioni ambientale, sociale, economica e sanitaria da un lato e la assoluta impossibilità di affrontare tali temi in una logica egoistica e di piccolo cabotaggio. Perché siamo tutti in connessione (nel bene e nel male, come dimostra la diffusione del virus) e c’è fortemente bisogno di una visione unitaria e solidale. Come anche di un nuovo paradigma di sviluppo che metta veramente al centro la persona, tenda a ridurre le disuguaglianze, si ispiri non solo a principi di solidarietà, ma di fraternità e di ricerca del bene comune.

In particolare, al paragrafo 30, il documento dedica attenzione al tema della finanza e, nello specifico, alle banche cooperative e di comunità. “La finanza – si legge – ha una vocazione pro-sociale per natura. Come la Caritas in Veritate ci ricorda, infatti, essa è uno strumento diretto a migliorare la creazione e lo sviluppo della ricchezza. È allora questa vocazione che va recuperata al fine di elaborare nuove forme di economia e finanza, le cui prassi e regole siano rivolte al progresso del bene comune e rispettose della dignità umana”. 

Si arriva così a correggere – precisa ulteriormente l’Instrumentum Laboris – il sistema delle regole di un mercato finanziario che tende a rimanere troppo speculativo “e che distrugge la varietà delle forme di impresa e del settore bancario. In particolare, la normativa bancaria europea dovrebbe prendere maggiormente in considerazione e valorizzare il ruolo delle banche di comunità e cooperative, la cui proprietà è ancora nelle mani dei cittadini e non di fondi esteri: anche per tale ragione sono soggetti interessati alla vita dei luoghi dove l’ecologia integrale prende concretamente forma”.