Il futuro delle banche di comunità

Pubblichiamo un estratto dalla Relazione del Consiglio Nazionale di Federcasse tenuta dal Presidente Augusto dell’Erba nel corso dell’Assemblea dello scorso 23 luglio. Delineato il percorso di opportunità che si apre nel prossimo futuro per le banche mutualistiche, un percorso essenziale per la nostra economia a dispetto delle ricorrenti previsioni critiche

La funzione post-moderna delle banche di comunità 

Nonostante previsioni ricorrenti piuttosto critiche verso la possibilità di “fare banca” per intermediari di minori dimensioni legati ai territori, le banche mutualistiche di comunità hanno accresciuto negli anni la capacità di attrarre fiducia, come evidenzia l’incremento del numero dei soci e dei depositanti1. Il futuro dell’intermediazione creditizia non si deve declinare in termini “oppositivi o alternativi” (o banca fisica o banca digitale; o banca di territorio o banca di dimensioni nazionali e ancor meglio transnazionali), ma piuttosto in termini “cooperativi e integrativi”. La banca non è soltanto transazione, ma anche relazione, consulenza e affiancamento. Gli sviluppi del fin-tech e delle operazioni di emissione su blockchain aprono spazi di ricerca e opportunità per i soci e i clienti delle nostre banche. L’euro digitale, oggetto di studio da parte della BCE, costituirà una sfida alla quale guardare per tempo. Federcasse assumerà iniziative in tale ambito dirette a conoscere e comprendere i benefici e i rischi di innovazioni da affrontare proattivamente. Essere sempre più efficienti nelle transazioni digitali e sempre più efficaci nelle relazioni di business è il terreno sul quale le banche di comunità possono coniugare finalità mutualistiche, obiettivi di inclusione finanziaria e capacità di generare reddito. 

La diminuzione del numero degli sportelli bancari è un dato di fatto: tra il 2008 e il 2019 il calo a livello europeo è stato superiore al 30% e poco meno in Italia. Come è un dato di fatto il forte incremento dell’utilizzo della banca on line, spinto dalle mutazioni “antropologiche” del consumatore e accelerato dall’effetto vincolante di distanziamento della pandemia. Ma è pure evidente che il modello del futuro non potrà che essere ibrido, multipiattaforma e relazionale. La sfida che si pone alle BCC nella propria vocazione di banche di relazione è, allora, quella di “abitare” e “interpretare” in modo nuovo la rete fisica. Gli sportelli non sono solo luoghi di incontro tra domanda e offerta di denaro, ma spazi di proposta, incrocio di opportunità rispetto ai differenti bisogni dei diversi soggetti (credito, consulenza, accompagnamento per gli investimenti, previdenza, protezione, salute, cultura ed educazione, condizioni di vantaggio per l’acquisto di energia o fornitura di servizi per la mobilità sostenibile, efficientamento, ecc.). La tecnologia aiuterà a valorizzare il lavoro anche in quei 658 Comuni italiani nei quali le BCC rappresentano l’unica presenza bancaria, accrescendo la partecipazione al progetto di sviluppo delle cooperative di comunità promosso da Confcooperative.

La mutualità costruisce l’equità 

L’esistenza di una sorta di “pentagramma” della differenza bancaria mutualistica è oggi confermata scientificamente: 

1. finanza geo-circolare: il risparmio raccolto direttamente diviene investimento nell’economia reale. Almeno per il 95%, com’è noto, il credito viene erogato a chi opera nell’area di competenza della BCC; 

2. funzione anticiclica: soprattutto nelle fasi di difficoltà, come evidenzia anche il Bilancio di Coerenza del Credito Cooperativo, le BCC hanno continuato a sostenere famiglie e piccole imprese e continuano a farlo per spingere la ripartenza; 

3. riduzione delle disuguaglianze: prendendo in esame il panorama italiano e internazionale2, un numero crescente di ricerche dimostra che la presenza della banca mutualistica incide positivamente sulla riduzione delle differenze di reddito e sulla crescita della coesione sociale. La leva è il finanziamento di chi crea lavoro: aziende, professionisti, lavoratori autonomi; 

4. inclusione economica e finanziaria mediante il credito alle imprese (in posizione di leader) e con indici di rischiosità minori: le BCC hanno quote di mercato di rilievo, pari o superiori a un quinto del totale, con riferimento sia alle imprese di minori dimensioni, quelle tra 6 e 20 addetti, le più numerose in Italia, sia a settori ad alta intensità di lavoro come la piccola manifattura e l’artigianato, l’agro-industria e il turismo, per il quale Federcasse ha veicolato al Governo una serie di proposte per favorirne la ripresa. Per le imprese con meno di 20 addetti, il rapporto sofferenze/impieghi è pari per le BCC al 5% a fronte del 7,6% dell’industria bancaria; 

5. supporto all’innovazione: il Rapporto MET 20213 evidenzia come le banche di comunità attirino sempre più le imprese maggiormente dinamiche, quelle impegnate simultaneamente nei tre driver della competitività (ricerca, innovazione, internazionalizzazione). Ciò senza abbandonare a sé stesse le altre che pure continuano a dare lavoro a centinaia di migliaia di persone e a produrre reddito. Questo accade nel Centro-Nord, ma anche nelle aree meridionali, sebbene qui il numero delle imprese più dinamiche sia relativamente ridotto. Il Rapporto del MISE sulle start-up innovative conferma quest’attitudine 4. 

Queste cinque caratteristiche rendono la funzione delle BCC difficilmente sostituibile nell’economia italiana. Danno senso al lavoro delle nostre banche e costituiscono ragioni di orgoglio per chi le amministra e chi vi lavora.

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1 Il numero dei soci è pari a 1.356.749, in crescita del 29% nell’ultimo decennio. Il numero di depositanti, che ha superato i 6,5 milioni, è cresciuto del 5% nell’ultimo anno.
2 Minetti, Raoul; Murro, Pierluigi; Peruzzi, Valentina (2020). Not All Banks Are Equal: Cooperative Banking and Income Inequality. “Economic Inquiry”, p. 420-440. Amr Khafagy (2019). The Economics of Financial Cooperatives: Income, Distribution, Political Economy and Regulation. Taylor & Francis. Coccorese P., Shaffer S. (2020) Cooperative banks and local economic growth. Regional Studies. Taylor & Francis.
3 “Gli anni delle crisi. L’industria italiana 2008-2020”. Rapporto MET 2020, a cura di G.A. Barbieri, E. Brancati, R. Brancati, febbraio 2021.
4 Le banche “minori”, in prevalenza BCC, hanno erogato quasi il 30% delle pratiche e oltre il 25% del totale dei crediti destinati alle start-up garantiti dal Fondo di Garanzia delle PMI.