Il fascino rinascimentale di Ronciglione

La storia suggestiva  di un borgo ricco di arte. La sua bellezza scenografica, con vista panoramica sul vicino Lago di Vico, lo ha reso più volte uno spettacolare set cinematografico

Appartenente al gruppo collinare dei Cimini, nella parte meridionale della Tuscia, Ronciglione è come poggiata su un grosso sperone di tufo. Posizione invidiabile, e d’altronde il lungo elenco di film e spot pubblicitari girati tra le mura del paese (da La ragazza di Bube a L’armata Brancaleone) fanno capire come la bellezza scenografica di questo borgo con vista panoramica sul vicino Lago di Vico sia assolutamente notevole. È stato detto che si tratta di un paesaggio da “piccola Svizzera”, tanto che lo scrittore Bonaventura Tecchi, figlio di un ronciglionese, parlò del “biondo leggero delle messi [che] s’alterna al giallo fortissimo delle stoppie, il verde tenero dei canneti col viola-azzurrino di certe mattine nebbiose”. 

Scorrendo velocemente la sua storia scopriamo che le origini più lontane di Ronciglione vengono fatte risalire ad alcuni insediamenti abitativi di epoca etrusca, ma vi sono testimonianze anche di epoca romana in cui è presumibile che la città fosse un “castrum” posto tra la Cassia Cimina e la Cassia Clodia.

Ronciglione sorse probabilmente per volontà del Vescovo di Sutri verso la metà del secolo XI. Il primo documento che la menziona è del 1103 ed è conservato nell’archivio della chiesa di S. Maria in via Lata a Roma, mentre un altro documento è del 1159 ed è conservato nell’Archivio Segreto Vaticano. Dal XII alla fine del XIV secolo il borgo fu alle dipendenze della potente famiglia romana dei Prefetti di Vico, ma fu nel  1526 che Ronciglione conobbe una svolta importante: passò infatti sotto il dominio dei Farnese, che fecero conoscere a Ronciglione uno sviluppo e uno splendore mai conosciuti prima. 

Il borgo conobbe così l’opulenza culturale del Rinascimento italiano. Sorsero gli edifici più importanti, quelli che ancora oggi si ammirano: la Fontana Grande e Porta romana (entrambe della scuola del Vignola), la Chiesa della Pace, il Palazzo della zecca (andato distrutto nel 1944).  Ma anche una rete viaria assai ampia e moderna. Fu in quei decenni che Ronciglione conobbe anche una trasformazione economica, divenendo da agricola che era una cittadina industriale, con l’apertura di ferriere, cartiere, ramiere e di altri opifici, grazie anche all’immissione dal nord di operai specializzati. Non mancarono neanche alberghi e osterie di buon livello, tanto che ne scrisse anche il grande filosofo francese Michel de Montaigne: “gli alberghi di questa zona sono i migliori perché la strada è frequentata dalle diligenze… gli osti si prendono cura dei cavalli e se il vostro vi viene a mancare, stimano che potrete prenderne un altro in un altro posto durante il viaggio”.

Come tutte le corti ducali del Rinascimento conobbe i fasti dei grandi eventi, compreso un carnevale spettacolare che ancora oggi resiste e che si pone senz’altro tra i più belli d’Italia.

Le tradizioni gastronomiche hanno la loro parte nel fascino che Ronciglione può vantare. Insieme a  Capranica e Barbarano Romano forma una sorta di triangolo delle nocciole, un frutto che caratterizza fortemente la produzione della Tuscia e che è volano di un’economia basata sul turismo in un territorio ricco d’arte, storia e tradizioni. La produzione di nocciole ha raggiunto nei decenni una rilevanza eccezionale: dai 2mila ettari coltivati, in questa zona, negli anni ’50, si è passati ai circa 20mila degli ultimi anni. Si tratta  infatti di territori con inverni poco rigidi e una piovosità medio-alta: insomma, l’habitat ideale per questo frutto, usato soprattutto nella pasticceria (con un utilizzo peculiare, nell’area dei Cimini, nella realizzazione dei “tozzetti”, tipici biscottini simili ai cantucci, ma dalla consistenza completamente diversa). Altri prodotti tipici dell’area sono l’uva e le olive, che alimentano un’immagine legata a prodotti agroalimentari d’eccellenza.