Il cuore dell’antica Roma

Il Foro Romano è il luogo dove è nata la Città Eterna. Ripercorriamone le vicende storiche, dal tempo in cui era esclusivamente una valle insalubre e paludosa, dove gli abitanti delle circostanti colline venivano a seppellire i loro morti

Per centinaia di anni Roma governò su di un vasto impero ed il centro politico, economico e sociale di questo impero fu il Foro Romano.

Il Foro Romano è insieme al colle Palatino il luogo più antico di Roma, dove Roma è nata. È un luogo affascinante ed al tempo stesso difficile da comprendere, perché ricco di storia, di monumenti, di templi ed edifici, che si susseguono quasi senza soluzione di continuità. Ma è proprio tramite questi monumenti che nel Foro è possibile leggere tutta la lunga storia di Roma, partendo dalla sua mitica fondazione, attraversando la Repubblica, arrivando all’Impero e fino ai nostri giorni.

Roma nasce sui colli e la leggenda, narrata da Tito Livio, ci dice che Romolo la fondò sul Palatino. Siamo nel 753 a.C. ed in quel periodo il Foro era esclusivamente una valle, stretta tra il colle Palatino, il Campidoglio e la Velia, insalubre e paludosa, dove gli abitanti delle circostanti colline venivano a seppellire i loro morti.

Tempio di Saturno (particolare)

Ma con il passare del tempo cominciava a diventare anche il luogo più naturale ed adatto all’incontro degli abitanti dei villaggi limitrofi, che proprio qui cominciarono i loro scambi commerciali e politici.

Prima che Roma conquistasse le colline vicine al Palatino, il Foro fu teatro di primi scontri importanti, come la battaglia del lago Curzio, tra i Romani e i Sabini, gli abitanti del colle Quirinale, in seguito al famoso ratto delle Sabine.

Alla fine della monarchia, quando ormai Roma aveva confermata la sua supremazia nel centro Italia, un’importate opera idraulica fu effettuata dall’ultimo dei re, Tarquinio il Superbo, nel VI sec. a.C.: la costruzione della Cloaca Maxima (che è ancora oggi funzionante e percorribile; nell’‘800 venne collegata alla rete fognaria urbana).

Sullo sfondo il Tempio di Antonino e Faustina

Iniziò così la trasformazione di questo luogo, che divenne il centro culturale, politico ed economico della Roma monarchica prima, repubblicana e imperiale poi. Fu diviso fin dall’inizio in due parti ben distinte: il Comizio, ai piedi del Campidoglio, destinato all’attività politica e giudiziaria e a sud di questo il foro vero e proprio con funzioni specifiche di mercato.

Particolare del Foro di Cesare. Sullo sfondo il Foro di Augusto

Nell’area del Comizio si svolse l’intera vita politica di Roma, con i comizi curiati (l’assemblea popolare) che avevano luogo nella piazza, le attività del Senato, che si svolgevano nella Curia e le funzioni giudiziarie che i magistrati esercitavano dai Rostra (la tribuna, così chiamata perché adornata dai rostri presi alle navi nemiche nel 338 a.C. ad Anzio durante la guerra latina).

Nel Foro furono elaborate le celebri “XII tavole”, un corpo di leggi scritte, incise su tavole bronzee, affisse sui Rostra, che formarono a lungo la base del diritto romano. Nella Tavole veniva dichiarata fermamente l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e per i plebei rappresentava la testimonianza della loro parità con i patrizi. Un altro monumento ci ricorda un importante traguardo repubblicano verso l’uguaglianza: il Tempio della Concordia, dove nel 367 a.C. furono firmate le leggi Liciniae-Sextiae, che permisero ai plebei di accedere al consolato, chiudendo così una lunga fase di duri conflitti tra le due classi sociali.

Alla fine delle guerre puniche (146 a.C), quando ormai Roma aveva conquistato tutto il Mediterraneo, l’area del Foro fu sottoposta ad un’intensa attività edilizia che in pochi anni ne trasformò l’aspetto: le attività economiche legate al mercato furono trasferite altrove in edifici appositamente costruiti e le funzioni politiche e giudiziarie, alta espressione della vita repubblicana, occuparono tutta la parte centrale della piazza, con lo svolgimento dei processi all’aperto o all’interno delle Basiliche.

Colonna di Foca

Alla fine della Repubblica, quando i domini di Roma si estendevano dalla Gallia al Nord Africa e dalla penisola Iberica alla Siria, l’antico Foro repubblicano diventò insufficiente ad assolvere le funzioni di centro amministrativo e politico della città. Per questo motivo nel 54 a.C. Giulio Cesare diede l’avvio alla costruzione di un nuovo complesso monumentale, un Foro personale, che insieme ai successivi costruiti dagli imperatori, da Augusto fino a Traiano, diventerà il palcoscenico della vita politica del nuovo impero.

Nel Foro, e precisamente nella Domus Publica, dietro la Regia (la casa del Pontefice Massimo) abitò Giulio Cesare e da lì si avviò il giorno delle Idi di Marzo, nel 44 a.C., verso la Curia di Pompeo in Campo Marzio, poiché la Curia del Foro era in restauro. E nella Curia di Pompeo fu ucciso per mano di Bruto e degli altri cospiratori.

Nel Foro poi sarà cremato e Augusto in suo onore edificherà un tempio divinizzando il dittatore, e dando vita ad una consuetudine che vedrà tutti i successivi imperatori diventare divinità dopo la morte.

Nel testamento di Cesare era indicato l’uomo designato come suo erede universale Ottaviano, che avrebbe definitivamente annientato la Repubblica e iniziato la grandiosa epoca dell’Impero.

Anche Ottaviano procederà alla costruzione del proprio Foro, il Foro di Augusto, e attraverso il rispetto formale per la tradizione, tipico della politica augustea, riuscirà ad appropriarsi del Foro Romano per strumentalizzarlo e trasformarlo in uno sfondo di rappresentanza, destinato da questo momento esclusivamente ad esaltare il prestigio della dinastie.

La struttura del Foro restò a lungo immutata: privato ormai delle sue funzioni politiche e giudiziarie, si trasformò in una vetrina utilizzata per esaltare e confermare il potere degli imperatori: i nuovi edifici costruiti in età imperiale, come il tempio di Vespasiano e Tito o di Antonino e Faustina, si adattarono alla situazione preesistente, senza modificarla. Furono eretti archi di trionfo, come quello di Tito o di Settimio Severo e colonne onorarie, tra cui, ultimo monumento ad essere innalzato nella piazza del Foro, la colonna dell’imperatore Foca. Siamo nel 608 d.C. e la colonna vuole essere un ultimo simbolo della supremazia imperale su Roma che ormai stava cadendo in mano ai Longobardi.

Fonte di Giuturna

Dopo di ciò si perderà la memoria di questo luogo fondamentale per la storia di Roma e la decadenza inarrestabile dell’Impero, l’abbandono degli edifici, la mancata manutenzione della Cloca Maxima, portarono al progressivo innalzamento del terreno all’interno della valle del Foro, tanto che nel Medioevo e nell’età rinascimentale la zona del Foro era conosciuta come “Campo Vaccino” e venne utilizzata per il pascolo degli animali domestici.

Agli inizi del XIX secolo cominciarono i primi grandi scavi archeologici, coordinati dal Carlo Fea e poi da Antonio Nibby; a partire da loro si susseguirono costantemente gli scavi su larga scala, che si conclusero nel XX secolo. I lavori condotti portarono alla luce tutti gli edifici del Foro, ma furono gestiti con ritmo incessante, cosa che andò a discapito del controllo scientifico e delle pubblicazioni.

Sabrina Valenti