Il Credito Cooperativo per guardare al domani

di Maurizio Aletti

Il rapporto annuale redatto dall’Istat presenta un quadro con parecchie ombre. L’emergenza sanitaria, come era prevedibile, ha inciso su un Pil già in decelerazione. Ecco perché il ruolo della Cooperazione di Credito è sempre più decisivo per sostenere famiglie e piccole imprese dei nostri territori

Anche quest’anno l’Istat ha pubblicato il consueto Rapporto sulla Situazione del Paese, ricco di dati e spunti interessanti. Lo ha presentato il 3 luglio scorso presso Palazzo Montecitorio il Presidente dell’Istituto nazionale di statistica Gian Carlo Blangiardo di fronte alle più alte cariche dello Stato. Ne esce un quadro problematico e complesso, soprattutto, come prevedibile, a causa dell’emergenza sanitaria.

Il punto è che vi sono disuguaglianze significative che solcano il nostro Paese. E, avverte l’Istat, il Covid rischia di accentuarle, allargando i divari esistenti, con una scala sociale nella quale è più facile scendere che salire e con un mercato del lavoro che si restringe (il 12% delle imprese pensa di tagliare) proprio per le fasce più deboli, giovani e donne.

Andando più nel dettaglio l’Istat sottolinea come al rallentamento congiunturale del 2019, legato anche a fattori internazionali, si sia sovrapposto l’impatto dirompente delle necessarie misure di contenimento della crisi sanitaria. “Queste – è scritto nel rapporto – hanno generato una recessione globale senza precedenti storici per ampiezza e diffusione rispetto alla quale gli scenari di ripresa sono molto incerti, quanto a tempistica e, soprattutto, a intensità. L’epidemia ha messo sotto tensione un Servizio Sanitario Nazionale purtroppo già fortemente ridimensionato. Le politiche di risparmio sulla spesa pubblica degli anni precedenti hanno infatti causato una diminuzione di medici, infermieri, posti letto e servizi di medicina territoriale”.

Ma c’è una notizia positiva: nonostante tutto il Sistema Sanitario ha risposto con decisione ed è stato in grado di reggere, anche se con molte difficoltà, l’impatto dell’emergenza. E poi sul piano della coesione sociale “si è registrato un incremento dei legami sociali e della solidarietà, ed una crescita del senso civico. La maggior parte delle persone ha seguito le regole e, nonostante la distanza fisica, ha curato molto i rapporti sociali”. Da rimarcare che risulta anche alta la fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni, in particolare quelle più coinvolte nel contenimento della pandemia.

E tuttavia i problemi che ci si parano davanti sono molti. L’impatto dell’emergenza – dice l’Istat – ha colpito l’economia italiana in una fase di quasi ristagno. Nel 2019, il Pil era cresciuto dello 0,3%, in decelerazione rispetto al 2018. Nel primo trimestre 2020, il blocco parziale delle attività connesso alla crisi sanitaria ha determinato, come nei principali paesi europei, effetti negativi dal lato della domanda e dell’offerta. E il Pil ha segnato un crollo congiunturale del 5,3% (le ultime più accreditate previsioni danno per il 2020 una caduta del 12% circa). Una delle conseguenze dirette più dolorose è la rapida caduta della natalità, che potrebbe subire un’ulteriore accelerazione nel periodo post-Covid.

Per superare la crisi in atto, fanno sapere dall’Istituto, sono necessari investimenti e soprattutto azioni risolutive per superare le criticità strutturali e ambientali del Paese. C’è bisogno di investire nell’istruzione e nella conoscenza e di ridurre il digital divide, perché questi aspetti possono risollevare anche le prospettive occupazionali. Ed è importante che ci si occupi del sostegno alle famiglie per un recupero del persistente calo della natalità.

Il Credito Cooperativo e la BCC di Roma in particolare devono dunque continuare a fare la loro parte, come prima e più di prima: il localismo e il mutualismo, cioè i cardini su cui si struttura tutta la nostra azione, ancora una volta si confermano, proprio nel mezzo di questo passaggio epocale, elementi valoriali non solo attuali ma decisivi per affrontare le necessità dei territori, di quel tessuto di famiglie e piccole imprese che l’Italia deve a tutti i costi preservare e difendere.