I maestri nell’istituzione che per secoli li ha riuniti

A Palazzo Carpegna si trova l’Accademia Nazionale di San Luca, che guidò per secoli i gusti in ambito artistico della città papale. Scopriamonei numerosi tesori

di Francesco Rotatori

A Roma, presso la Fontana di Trevi, sorge l’Accademia Nazionale di San Luca, l’Istituzione che ha guidato per secoli gusti e scelte in ambito artistico della città papale. È sita in Palazzo Carpegna, edificio più volte rimaneggiato e la cui più celebre ristrutturazione porta la firma di Francesco Borromini. Varcato l’atrio di ingresso, si può notare ancora l’arco con fregio e festone che incornicia l’accesso alla scala elicoidale voluta dall’architetto per congiungere i piani della costruzione.

Sala della Didattica Accademica

Gian Lorenzo Bernini, Leone (modello per il Leone della Fontana dei Quattro
Fiumi)

Guido Reni, La fortuna con corona

I tesori dell’Accademia sono raccolti perlopiù nella Galleria del terzo piano, ma occorre anche ricordare all’eventuale visitatore che essi sono disseminati persino nelle diverse stanze dell’edificio e nei depositi.

Nella Sala della Didattica Accademica colpiscono i numerosi ritratti- e sono solo alcuni di quelli che l’Istituzione conta – di celebri maestri, il cui operato non doveva essere ignorato dagli Accademici. Tra i personaggi che ci osservano noteremmo senz’altro il volto di Gian Lorenzo Bernini, o quello di Giovan Battista Gaulli detto il Bacicco, suo braccio destro pittorico, o ancora quello di Luigi Vanvitelli, il creatore della Reggia di Caserta. Questo spazio riunisce i saggi migliori, pittorici e scultorei, che vennero premiati nei concorsi che venivano indetti periodicamente dall’Accademia tra XVIII e XIX secolo per finanziare borse di studio per i giovani artisti. Spicca l’Atleta trionfante che Francesco Hayez presentò nel 1813. Il dipinto è un grande nudo eroico che riprende modelli antichi come l’Apollo del Belvedere e allo stesso tempo dimostra lo studio dei più recenti raggiungimenti delle sculture del Canova. Risultò vincitore nel 1813 del concorso “Mecenate anonimo”.

Benedetto Luti, Amore e Psiche

Segue la Sala dei Gessi, dove si conservano, come appunto ricorda la denominazione, i gessi di celebri sculture di ambito neoclassico, tra cui quelle di Bertel Thorvaldsen e del Canova. 

Nel vano adiacente sono esposte una serie di tele accomunate dalla presenza di nudi femminili. La Fortuna di Guido Reni presenta una donna dai lunghi capelli che, mentre si libra sulla sfera azzurra del mondo, regge nella destra una corona e si volge verso Cupido, che la tira per le chiome. In fondo, la Fortuna va presa per i capelli. L’allegoria porta nella sinistra una fronda e un’asta, che alludono all’albero i cui rami, secondo la descrizione riportata nell’Iconografia di Cesare Ripa, la donna dovrebbe scuotere con le sue movenze per far ricadere a terra gli strumenti delle professioni. Troviamo anche un affresco con Venere e Amore del Guercino, staccato dalla Villa Giovannina del conte Filippo Aldrovandi, e la seducente tela di Benedetto Luti con Amore e Psiche. Al lume di una candela, Psiche, col coltello nell’altra mano, svela l’identità del suo amante notturno, il quale, pur riempiendola di ricchezze e di ogni agio, non le permette di sapere chi sia. Spaventata, la donna, la cui bellezza rivaleggia con Venere, decide di sapere la verità e, calato il sonno sul suo compagno, si arma nell’eventualità di sorprendere un mostro. Ma ecco la sorpresa, il suo ospite altri non è che Amore: nella sua posa languida ben si distinguono le sue stupende ali blu. 

Francesco Hayez, Atleta trionfante

Nella Galleria troviamo esposti, nella Sala dei Paesaggi, anche opere del pittore seicentesco Salvator Rosa, due Marine, che individuano nella personale rielaborazione della natura una delle cifre stilistiche del napoletano. 

Nella Sala Conferenze, al piano nobile, è presente il modello del Bernini per il Leone della Fontana dei Quattro Fiumi: un grosso micio assetato che tira fuori la propria lingua e si mostra al curioso visitatore che può goderselo appieno e osservarlo con attenzione. Qui è esposta anche la Copia della Galatea di Raffaello eseguita da Pietro da Cortona. Le fonti seicentesche, che come succede spesso amano unire storia e leggenda, raccontano che il dipinto del giovane Pietro abbia talmente colpito il marchese Marcello Sacchetti da indurlo a proteggerlo come suo primo committente. Tramite i Sacchetti Pietro riuscì, dunque, a raggiungere la corte papale dei Barberini e ad assicurarsi un ruolo di primo piano nella Roma barocca. 

Quello qui finora proposto è solo un accenno dei capolavori raccolti nell’Istituto: basti pensare che l’Accademia possiede un affresco staccato di Raffaello con un Putto reggifestone e un dipinto con San Luca dipinge la Vergine a lui attribuito, oltre a tele dei veneti Jacopo Bassano, contemporaneo di Tintoretto e Veronese, e Giambattista Piazzetta, coevo di Tiepolo, e dei fiamminghi Rubens e Van Dyck, rispettivamente maestro e allievo, solo per citare nomi celebri. 

La visita all’Accademia costituisce, ora come allora, un passo fondamentale per gli appassionati e per i giovani che intendano inserirsi nel mondo della storia dell’arte o della pratica artistica sui passi dei grandi.