I capolavori dei Torlonia

Nella nuova sede espositiva dei Musei Capitolini, Villa Caffarelli, sono visibili fino a giugno oltre 90 opere selezionate tra i 620 marmi appartenenti alla collezione Torlonia, la più prestigiosa collezione privata di sculture antiche. Una raccolta significativa per la storia dell’arte, degli scavi, del restauro, del gusto, della museografia, degli studi archeologici

di Gianfranco Ferroni

È una storia che racconta Roma, quella della mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori”, allestita nella Villa Caffarelli, all’interno dei Musei Capitolini. La Fanciulla Torlonia, la grande tazza con le fatiche di Ercole, una straordinaria serie di busti imperiali: sono solo alcune delle opere del più importante museo privato di sculture greco-romane al mondo, scaturito dalla passione per l’arte di diverse generazioni della famiglia Torlonia, e che ha trovato il suo compimento nella Fondazione nata per volere del principe Alessandro Torlonia (1925-2017), con lo scopo di preservare e promuovere la Collezione Torlonia e la Villa Albani Torlonia, “eredità culturale della famiglia per l’umanità” da tramandare alle generazioni future.

Collezione Torlonia, Fanciulla da Vulci,
©Fondazione Torlonia PH Lorenzo De Masi

Collezione Torlonia, c.d. Eutidemo, ©Fondazione Torlonia PH Lorenzo De Masi

Grazie a un accordo sottoscritto con la Fondazione Torlonia, Bulgari ha contribuito come main sponsor al restauro delle novantadue opere esposte in mostra. Il restauro è un momento di conoscenza in cui si getta nuova luce sulla storia delle opere: durante i lavori sono infatti emerse alcune interessanti scoperte come le tracce di colore presenti sul Rilievo di Porto del III sec. d.C. e l’intervento di Gian Lorenzo Bernini sulla testa della statua del Caprone a riposo. La mostra, promossa dalla Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di Roma e organizzata dalla casa editrice Electa, unisce alla narrazione dei curatori, incentrata sulla storia del collezionismo, un allestimento firmato dallo studio di David Chipperfield Architects Milano.

Collezione Torlonia, Vecchio da Otricoli,
©Fondazione Torlonia PH Lorenzo De Masi

Tutto nacque dal progetto avveniristico del principe Alessandro Torlonia (1800-1886), che fondò il Museo Torlonia riutilizzando dei vecchi magazzini su via della Lungara, dove ordinare le opere con una sistemazione museale. Il Museo vide la luce nel 1875 durante l’epocale passaggio tra il potere temporale del papato e la proclamazione di Roma a capitale del nuovo regno sabaudo, mantenendo integra la forza comunicativa e simbolica delle radici classiche. Durante la seconda guerra mondiale (1940) su richiesta della Regia Soprintendenza alle Antichità di Roma venti pezzi vennero spostati a Villa Albani Torlonia, considerata un luogo più sicuro. Successivamente quelle stesse opere trovarono posto nel cortile di Palazzo Torlonia (ex-Giraud, in via della Conciliazione) dove sono state restaurate per essere incluse nella mostra.

Collezione Torlonia, Hestia Giustiniani ©Fondazione Torlonia PH Lorenzo De Masi

Alessandro Torlonia, il fondatore del museo, aveva ereditato la passione dal padre, Giovanni Raimondo Torlonia (1754-1829): intense le attività di scavo nelle loro proprietà intorno a Roma, come le tenute di Roma Vecchia e della Caffarella, le Ville dei Quintili, dei Sette Bassi e di Massenzio e altre notevoli aree archeologiche. Emergono fra queste i resti della villa di un ricchissimo filosofo e mecenate greco, Erode Attico (II secolo d.C.), che vi aveva esposto preziose sculture importate da Atene. Nel corso dell’Ottocento gli scavi Torlonia si estesero anche lungo la via Appia e la via Latina, dove erano in antico importanti sepolcreti. Anche l’acquisizione di altri latifondi (a Porto, in Sabina, nella Tuscia) regalò scavi fortunati fra i quali risaltano quelli del Portus Augusti, il principale sbocco a mare di Roma in età imperiale, e quelli dell’antica Cures (Fara Sabina), da dove proviene il bronzo di Germanico in mostra. Molte sculture del Museo Torlonia vengono da due grandi nuclei formatisi nel secolo XVIII: le raccolte di Villa Albani e i marmi che, alla morte del celebre scultore Bartolomeo Cavaceppi (1716-1799), si trovavano nel suo studio in via del Babuino a Roma. 

Villa Albani, costruita dal 1747 in poi dal cardinale Alessandro Albani (1692-1779) per ospitare la sua straordinaria collezione di sculture, venne acquistata da Alessandro Torlonia nel 1866. L’allestimento originario, a cui aveva collaborato anche il grande studioso tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), era stato modificato a seguito di spoliazioni francesi e altri eventi. Alessandro Torlonia spostò nel suo Museo numerosi busti-ritratto, vasche e statue da fontana e qualche altra scultura. I marmi dallo Studio Cavaceppi testimoniano l’intensa attività dello scultore nel restauro e nel commercio di sculture antiche. Il padre di Alessandro, Giovanni Raimondo Torlonia comprò all’asta il 9 aprile 1800 tutti i marmi che Cavaceppi aveva raccolto e lasciato in eredità all’Accademia di San Luca. Amico di Winckelmann, Cavaceppi era stato protetto dal cardinale Albani e aveva restaurato molte delle sue sculture: i due nuclei settecenteschi poi confluiti nel Museo Torlonia sono dunque strettamente connessi fra loro. 

Nelle collezioni viene citato il marchese Vincenzo Giustiniani (1564-1637), raffinatissimo collezionista d’arte, conoscitore d’arte e autore di penetranti scritti teorici, protettore fra gli altri del poeta Giovan Battista Marino e di Caravaggio. Nel suo palazzo romano (ora sede della Presidenza del Senato) espose la sua splendida collezione di antichità, che volle registrata nel 1636-1637 in una sontuosa opera a stampa, la Galleria Giustiniana. Ma contro la volontà di Giustiniani, le sue raccolte d’arte finirono per essere disperse. Il nucleo più consistente delle antichità fu acquistato da Giovanni Raimondo Torlonia nel 1816, ma per varie vicende solo nel 1856-1859 venne nelle mani del figlio Alessandro, che lo pose nel Museo da lui fondato. Nel catalogo del Museo Torlonia, Carlo Ludovico Visconti citava «l’acquisto, o totale o parziale, di alcune antiche ed insigni collezioni romane» come parte essenziale del «saldo proposito» del principe Alessandro mentre andava componendo il suo Museo. Fra le collezioni più antiche, la meglio rappresentata in questa mostra è quella del cardinal Giuliano Cesarini (1466-1510). La sala 11 mostra una statua di fiume, quindi una Venere, replica della celebre Venere Medici.

Collezione Torlonia, Statuta di caprone in riposo ©Fondazione Torlonia PH Lorenzo De Masi

Da un’altra raccolta cardinalizia del Cinquecento, quella del cardinal Rodolfo Pio da Carpi (1500-1564), provengono due altre sculture: un’Atena, simile a una statua Giustiniani ora ai Musei Vaticani. Nella sala 14, quasi un’appendice alla mostra, ecco un Ercole, ricomposto da frammenti antichi, rilavorati o moderni, derivanti da due statue diverse, con integrazioni ulteriori in sede di restauro. Lasciando in vista i 112 frammenti, in marmi diversi, di questa statua composita, si è inteso esemplificare quanto complesso e radicale, e diverso dalla prassi oggi invalsa, possa esser stato in passato il lavoro di restauro delle antichità. Più che una mostra, un’esperienza.