Ho solo ubbidito allo spirito della storia

Costantino il grande risponde alle domande del nostro inviato nel tempo

di Marco Testi

Imperatore, militare, politico, artefice di un nuovo corso religioso. Che effetto fa essere praticamente visto come precursore del Rinascimento, un’epoca che verrà molti secoli dopo la tua, o Flavio Valerio Costantino?

Mah, che ti devo dire o viaggiatore nel tempo, in realtà quando sei dentro le cose non ci pensi a come sarai chiamato dopo, e non pensi neanche a tutte quelle distinzioni che tu da buon doctus sei capace di fare. Ho semplicemente agito. Mettici, come dirà uno di quel rinascimento che hai citato, il buon Niccolò, che il principe deve avere metà virtù e per metà essere baciato dalla fortuna. Solo con la virtù diventi un superbo, preda di te stesso, e non calcoli più la realtà in modo giusto, se è solo fortuna, i nodi dell’incapacità prima o poi vengono al pettine. Sì, io mi sono dato da fare, ma anche il fato è stato dalla mia, anzi, il buon Dio.

Testa dell’imperatore Costantino, Musei Capitolini, Roma, 243 AC

Ecco, o princeps, hai toccato un tasto che dire dolente mi sembrerebbe assai poco. Ma insomma, sei stato difensore del Dio dei cristiani? O era Mitra, o il Sol Invictus? E poi, se pure fosse stato il Dio cristiano, era quello dei latini, i cattolici, o quello orientale degli ariani, anche perché, non negarlo, il vescovo che ti ha battezzato quando ormai eri pronto per il grande viaggio era l’ariano Eusebio di Nicomedia?

Ecco, qui devo dire che non avete capito bene che cosa è la storia.

E allora illuminaci tu, che sei stato protagonista del passaggio tra due epoche, quella pagana e quella cristiana.

È che a quei tempi le cose non erano chiare per niente. Intanto i culti che voi chiamate pagani si erano avviati sempre più sulla strada di un dio unico che si manifestava sotto forme apparenti, e poi perché solo ragioni di stato mi spinsero a condannare gli ariani. Ma non è andata come molti hanno detto, e cioè che io mi sarei appoggiato ai cristiani perché erano la maggioranza, ormai. Anzi, gli adoratori degli dei erano molti di più e credo che gli esperti del tuo tempo non siano molto lontani dal vero ad affermare che solo uno su dieci era cristiano. E in realtà quello che voi chiamate Editto di Milano, non riguardava solo i cristiani, ma tutte le fedi. Se ho un merito, è quello di avere intuito che il paganesimo era arrivato alla fine, e si stava cercando semplicemente un nuovo modo di credere. Meno rituale, prescrittivo, formale. E soprattutto avevo capito che la fede dei cristiani non era puro disbrigo di prescrizioni e riti, ma qualcosa di molto diverso. Fatto di azioni concrete, aiuti uno all’altro, dignitosa povertà, e anzi, messa in comune dei beni.

Insomma hanno fatto breccia nel tuo rude cuore di soldato.

Forse è proprio per questo che quel Gesù mi ha affascinato. Sono stato abituato da sempre a dormire per terra, lavarmi all’acqua delle pozzanghere, mangiare quello che trovavo. Li vedevo -non ti stupire- assai simili a me. Solo che loro predicavano la pace e il perdono, e io non potevo permettermi quei lussi. Se avessi abbandonato le armi mi avrebbero fatto fare la fine dei miei rivali, un attimo dopo. E però quel vivere felici e sereni con il poco che il loro Dio gli mandava mi è rimasto sempre come un tarlo qui, nel cuore.

Apparizione della croce a Costantino, Grazio Cossali, (1606, Duomo vecchio di Brescia)

E alla fine ti sei fatto battezzare. Il cuore ha vinto.

Sì. Il mio cuore ha trovato pace, finalmente, anche se ero giunto alla fine dei miei giorni, e anche se poi quella mia scelta è stata usata in maniera strumentale.

Ti riferisci alla tua famosa Donazione?

Sì, pellegrino. Io avrei donato il Laterano a papa Silvestro e in qualche modo avrei avallato la superiorità del potere papale su quello imperiale. Ero appena riuscito a gestire il passaggio tra una religione strumentalizzata dal potere ad una più libera nella sua povertà, anzi grazie proprio a quella povertà, ed ecco che si ricominciava con la religione ancella del potere. E per di più a causa mia. Ti posso garantire, o ospite d’atri tempi, che quella Donazione se l’avessi avuta tra le mani, l’avrei stracciata. 

Ma tu, prima della battaglia di Ponte Milvio quella Croce l’hai sognata davvero?

Dipende cosa significa prima, uomo di un’altra era. Perché quell’uomo morto senza colpa mi ha sempre affascinato. Scappano dalla pena i più luridi malfattori, e uno che predicava pace, giustizia, amore e povertà lo fanno morire in quel modo così atroce? Fin da giovane quel racconto dei miei soldati, dei maestri, delle donne si infilava tra me e i miei sogni.

Statua di Costantino I sul sagrato di San Lorenzo, Milano, fusione bronzea del 1937

E come è andata con quell’affronto a Roma? Perché preferirle Bisanzio?

L’ho fatto a malincuore, credimi. Ma Roma era piena di aristocratici che facevano finta di essere democratici e che invece volevano conservare le prerogative di una classe che non c’era più. E in più ce l’avevano con me perché mi ritenevano un traditore della religione di padri. E poi c’era un fatto assai più realistico: Bisanzio era in fase di ricostruzione, con gigantesche mura e un porto strategico, nel quale nessun nemico avrebbe osato attaccare via mare, per la sua forma a tenaglia e per le trappole che avevamo posto sotto il livello del mare. Ed eravamo a due passi dalle inquiete genti dell’est, che venivano da assai lontano, Persia, Cina, Tartaria, e stavano per entrare nel nostro orizzonte. Bisanzio voleva dire legioni fresche, porto inattaccabile, percorsi strategici via mare e via terra. Roma aveva fatto il suo. Ci aveva dato la nostra storia. ma era ormai alla fine, politicamente parlando. Ora la storia guardava ad oriente, ed era giusto dimenticare e scegliere il nuovo e l’utile. Questo è il dovere di un princeps che si rispetti. Dovevo uccidere il passato per continuare con una nuova Roma. E a quanto pare, ma questo devi dirmelo tu, o uomo del futuro, ci sono riuscito.

Ci sei riuscito, imperator. Hai sciolto il nodo di Gordio di due storie, di due religioni, di due mondi. Questo te lo dobbiamo. E per questo sei rimasto.